Inaspettatamente i Maneskin si sono aggiudicati il Festival di Sanremo 2021. Inaspettatamente non perché la band capitanata da Damiano non avesse i numeri e la forza per vincerlo, ma perché innanzitutto non erano partiti col favore del pronostico, e davanti a loro, fino alla fine, hanno avuto uno come Ermal Meta, in testa alla classifica fin dalle prime battute di questo festival e la coppia formata da Fedez e Francesca Michielin.

Le parolacce ripetute sul palco per la contentezza, le chitarre, il basso distorto, l'attitudine glam, ma soprattutto quella voglia di spaccare il mondo. Escono da un talent e già all'epoca c'era entusiasmo da parte di chi sentiva forte la mancanza del genere dal panorama nostrano, quelle chitarre rock appunto, che da tempo ormai non fanno più parte del giro che conta, sostituite dai suoni sintetici, dagli hi hat e dalla 808, o dai synth (pop) anni 80. Lontani i tempi del rock fine 80, inizio 90 i Maneskin rappresentano per un pezzo di nuova generazione un tassello che manca.

Damiano, Victoria, Thomas ed Ethan sono in grado di unire quei vent'anni – che cantano anche nel loro singolo precedente -, la sfrontatezza di chi a quell'età anni vuole spaccare il mondo e prendersi quello che gli spetta. Una sfrontatezza che a volte viene percepita male e scatena antipatie. Ma non pare che a loro freghi qualcosa. "Zitti e buoni" forse non è il pezzo più impegnato, come hanno detto loro stessi ai microfoni di Fanpage.it, ma senza dubbio è un pezzo che riesce a trovare una via che gli ha permesso di arrivare a un pubblico maggiore, abbattendo non pochi muri di pregiudizio.

"Siamo fuori di testa ma diversi da loro" è un inno generazionale ma anche nelle pieghe del testo si capisce un po' il senso di quello che vogliono esprimere "ci credo tanto che posso fare questo salto anche se la strada è in salita per questo ora mi sto allenando". Forse tanti delle generazioni successive non li capiranno come non capiscono troppo spesso le nuove generazioni. Sono derivativi? Sì, certo, e questo per molti si tramuta in scimmiottamento, ma alla fine sono ventenni che stanno costruendo la propria visione della vita e della musica, sebbene le idee siano chiare. E soprattutto sanno sfruttare anche tutto quello che c'è attorno.

Una cosa, però, bisogna chiarirla. Ora la retorica e la voglia di semplificazione porterà qualcuno a parlare di rinascita del rock, di voglia di rock rispetto ai suoni "finti" alla trap e al rap o finanche dell'urban (termine ombrello che dentro racchiude un bel po' di cose), forse anche all'It-Pop. Piano, andateci piano. I Maneskin, come possiamo vedere guardandoci intorno e scorrendo le classifiche, sono la classica mosca bianca, non hanno quello che solitamente chiamiamo un movimento. Possono essere capofila di qualcosa di nuovo? Chissà, sarà il tempo a dircelo. Senza dubbio continuano nel solco di un Sanremo che sta dando al pubblico un po' di suoni nuovi e personaggi alternativi. Non sarà il Sanremo più visto, ma senza dubbio il coraggio degli ultimi direttori artistici ha pagato, sia per le canzoni che per il movimento e i Maneskin saranno una band che porterà pubblico nei club e stream sulle piattaforme. Convincendo anche chi era scettico, come chi ha scritto quest'articolo.