La prima nota di merito per questa quarta serata del Festival di Sanremo va ad Ultimo, il giovane rapper romano che ha vinto tra le Nuove proposte, confermando quanto di buono si era visto a Sarà Sanremo e anche prima per chi era stato più curioso. Rapper sì, ma con venature molto pop, soprattutto in questo caso: venature che sono piaciute molto alla sala stampa radio e web che lo aveva accolto come una piccola star, cantando a memoria "Il ballo delle incertezze".

Nuova vita per le canzoni

Ma questa quarta serata Claudio Baglioni l'aveva voluta diversa da quella degli anni scorsi, preferendo duetti che dessero una nuova veste ai pezzi dei cantanti, tenendo i riflettori accesi su queste canzoni una serata in più. Nessuna distrazioni, è la festa delle canzoni e le canzoni sono queste, quindi l'unica concessione è che fossero rivisitate e la cosa ha avuto più o meno successo, come giusto che sia.

La scelta azzeccata dei duetti

Lo sa bene Caccamo che ha scelto Arisa per farsi accompagnare e la voce della cantante lucana ha trasformato completamente "Eterno", esempio lampante di come un accorgimento, non da poco, c'è da dire, possa modificare un brano. Ghemon ha inventato una strofa ad hoc e dato ancora più incisività al pezzo di Diodato e Roy Paci, che cresce a ogni ascolto, Skin ha regalato potenza alle Vibrazioni pur non variando sconvolgendo molto, Tullio De Piscopo e Nigiotti si sono incuneati bene nel pezzo dei Kolors in cuiì, forse, ci si aspettava più percussioni.Intensa l'esibizione di Michele Bravi ed Elisa, così come quella dei Decibel, che hanno una delle canzoni che cresce di più col passare del tempo e che hanno scelto Midge Ure per dare più classe al pezzo.

Ritmo basso, ma costante

Ancora una volta, comunque Baglioni è riuscito, con eleganza, nell'intento che si era prefissato, ovvero di riuscire a portare avanti uno spettacolo musicale. Arrivati alla quarta puntata gli va ormai dato atto di questa cosa, indipendentemente dal fatto che questa musica piaccia o meno: è riuscito a mettere su uno spettacolo che a parte qualche momento un po' di stanca – tipo l'incomprensibile coro – riesce a non perdere troppo il ritmo. "La forza della normalità" scrivevamo e continua ad essere così.