Pubblico al Jova Beach Party a Linate (Foto LaPresse – Alessandro Bremec)
in foto: Pubblico al Jova Beach Party a Linate (Foto LaPresse – Alessandro Bremec)

Altro che flame sotto ai post di Madonna che cancellava date su date per problemi fisici, o lo scoramento – l'ennesimo – quando Morrissey decideva che niente, quel concerto non si sarebbe più tenuto (e l'ex Smiths era famoso non solo per la sua musica e il divieto di mangiare carne dove suonava, ma anche per la fama di "annullatore" di concerti). Niente, nada, oggi le notizie sui rinvii o le cancellazioni dei concerti non sono più notizie rilevanti per gran parte del pubblico e non lo è quasi più neanche sapere quando sarà riproposto. Questo per varie ragioni, innanzitutto perché ci sono ben altri problemi a cui guardare – quando il benaltrismo si spoglia di retorica e diventa sopravvivenza – e dall'altro perché non sapendo ancora nulla su quando sarò possibile riassembrarsi, tutte le date che ci vengono comunicate restano assolutamente fumose e precarie.

I primi rinvii di settimane

Inizialmente, quando ancora si era ai primi giorni e le notizie erano ancora incerte, i primi concerti sono stati spostati solo di qualche settimana o qualche mese, salvo, poi, dover essere spostate ancora. Così come è successo anche ad alcune uscite discografiche, che non avrebbero potuto godere, nell'immediato, della promo e degli instore. Quando ci si è resi conto che forse ci vorrà ben più di qualche mese, l'industria ha cominciato a fare retromarcia e a ingegnarsi per tentare di trovare una soluzione a questo vuoto. Non solo dirette su Instagram e minilive dalla cameretta ma anche nuove modalità di soddisfazione del cliente e così, ad esempio, ci si è inventati la possibilità di una videochiamata col proprio artista previo acquisto dell'album, come hanno fatto Ghemon e la sua etichetta Carosello.

Le cancellazioni di tour importanti

Insomma, solo qualche mese fa la cancellazione di un concerto era un problema non da poco, specie per chi si spostava da una città all'altra o da una regione all'altra, soprattutto quando si era già provveduto all'alloggio e ai trasferimenti. Oggi, invece, siamo sommersi da notizie di tour rinviati, anche tour importanti, da Paul McCartney a Elton John – ma la lista è infinita -: prendete tutti i concerti previsti nel 2020 (ok, fino all'estate del 2020, per adesso) e li avrete tutti. Eppure anche con la fumosa questione sul rimborso o meno dei biglietti pare essere ancora calata una cortina di fumo, un ottundimento generale.

Rimodellare le nostre vacanze

Oggi il pensiero di uscire spaventa alcuni, figurarsi quello di assembrarsi e anche le alternative che qualcuno mette sul tavolo, come quella del drive in per la musica, fa storcere il naso. Veramente vogliamo vivere un mondo in cui i concerti perderanno la propria essenza? Veramente dovremmo rinunciare al ballo, al pogo, al contatto con gli altri? Le alternative, al momento non esistono, solo surrogati quali concerti in streaming, per esempio, e l'attesa sarà lunga. Chi ce lo doveva dire che i nostri programmi estivi sarebbero saltati? Quei programmi che spesso erano strettamente legati proprio alla musica: quei "vado a fare una vacanza a Barcellona per il Primavera o il Sonar" o quest'estate vado finalmente in Inghilterra per il Glastonbury o a Budapest per lo Sziget o anche l'idea – e non sono pochi, fidatevi – che aspettavano l'Ypsigrock per un giro in Sicilia. Viviamo un mondo in cui la notizia non è più la cancellazione di un concerto ma il quando lo cancelleranno, sospesi in un limbo in cui non ci interessa neanche quando sarà recuperato. Aspettando, e sperando che dall'altra parte non ci sia alcun Godot.