Perché il blues viene chiamato "Musica del diavolo"? E che c'entra l'intervallo di quinta diminuita? Probabilmente, se non lo sapevate prima, lo avete scoperto ascoltando una delle puntate di "Via dei matti n° 0", il programma condotto da Stefano Bollani e da Valentina Cenni, in onda ogni giorno su Rai 3 alle 20.20. Venticinque minuti costruiti perfettamente, che giocano tra confidenziale e tecnica, in grado di scherzare con Checco Zalone e parlare di tritono, appunto, facendo sembrare tutto molto naturale. La forza del programma che da qualche giorno accompagna gli spettatori di Rai3 verso la prima serata è proprio la capacità di Bollani e Cenni di riuscire a parlare a tutti pur mantenendo una coerenza fatta anche di tecnica, unire l'aneddoto divertente a Leonard Bernstein.

La musica in tv, insomma, può essere fatta e può essere fatta a orari accessibili, basta trovare le persone e soprattutto il linguaggio giusto, e di questo va dato atto anche agli altri autori che sono, oltre ai due protagonisti, Fosco D'Amelio, Giorgio Cappozzo e Rossella Rizzi. Bollani eravamo abituati a guardarlo in seconda serata, sia quando fu protagonista di due edizioni di "Sostiene Bollani", sia quando portò su Rai 1 "L'importante è avere un piano". La musica, si sa, la si può fare, ma sempre in orario notturno, specie se a farla è un pianista jazz come Bollani, ma valeva anche per esperimenti come quelli di Manuel Agnelli e Brunori Sas.

Questa volta, però, stando ai numeri, che in tv contano sempre tanto, il programma di Bollani e Cenni dice che è possibile tenere alta l'attenzione e mantenere una buona audience costante (si tiene sul milione e mezzo a sera). Non era facile, perché Rai3 aveva trovato una quadra con "Che succ3de?", il programma condotto da Geppi Cucciari che era riuscito a ritagliarsi un ottimo pubblico. Ma evidentemente non è una chimera – Sanremo a parte – provare a sperimentare. "Via dei matti n° 0", poi, è la dimostrazione di come lo si possa fare piegandosi per forza alle regole che talvolta spingono verso il basso.

Bollani e Cenni accolgono gli ospiti in uno studio che ripropone il loro salotto (i due sono marito e moglie) e lo fanno con garbo e simpatia, ma soprattutto con una preparazione che ti tiene incollato anche quando il pianista spiega tecnicamente la musica, facendolo spesso con un gancio, un hook, per restare in tema musicale. Qualcosa di gradevole anche per chi non è avvezzo, ma che riesce a cogliere l'attenzione. Fondamentale è la scelta degli ospiti (musicali e non), che i due conduttori pescano tra amici di peso, da Francesco De Gregori a Ornella Vanoni, passando per Marisa Laurito, Eugenio Finardi, Neri Marcorè, fino a Checco Zalone, volto che non è più solito frequentare trasmissioni tv. Ogni puntata ha un tema e su quello si improvvisa (più o meno), senza troppi problemi, perché alla fine è quello il pane di Bollani e una delle anime del jazz.

Chiacchierare con gli ospiti, renderli partecipi e far declinare il tema della sera, senza ridursi a interviste promozionali, ma nella totale libertà, facendogli fare quello che sanno fare meglio, cantare. Ed è incredibile come nella costruzione dei 25 minuti di trasmissione sia stato ritagliato un pezzo anche alla possibilità del pianista di suonare da solo una serie di temi (sì, praticamente c'è Bollani che suona per un po', facendo della musica il riempitivo perfetto del vuoto) e un finale che lo vede duettare con Cenni, chiudendo la trasmissione. Guardiamo "Via dei matti n° 0" e quasi non ci crediamo, restiamo stupiti, piacevolmente stupiti perché imbambolati ci diciamo: "Quindi si può fare!". Sì, si può fare.