Vasco Rossi prova a spiegare quanto sia difficile la vita da famoso. Cosa significa esserlo? È tutto rosa e fiori come pensa chi non lo è? In un lungo post su Facebook, il rocker di Zocca, attualmente a Los Angeles, come si vede nelle sue storie su Instagram, ha voluto svelare un po' di quelli che sono i suoi pensieri sulla fama e su quello che questa fama comporta anche in termini di relazioni con gli altri. Si definisce "emarginato di lusso" il cantante, abituato a essere quasi venerato dalla sua fanbase. Lui che è senza dubbio l'artista che più di tutti è in gradio di muovere vere e proprie masse di fan in giro per l'Italia, che da anni ormai fa affollare periodicamente centinaia di migliaia di fan nelle location più diverse e che per l'estate 2020 ha pensato a quattro date in altrettanti festival.

Vasco Rossi, un emarginato di lusso

"È cosi. Rimango un emarginato, lo ripeto sempre. Emarginato di lusso, ma sempre emarginato. All’inizio essere famosi era molto divertente, perché la vivevo come una conferma che esistevo. I primi successi mi diedero l’illusione di aver risolto tutti i problemi" ha scritto il cantante, che poi parla di prezzi da pagare per quell'essere famosi: "Poi sono arrivati i prezzi da pagare. Ma come potrei lamentarmi? Sarei un pazzo, anche perché la popolarità è la conferma del valore delle cose che hai fatto. Mi spiace solo non poter camminare per strada, entrare nei negozi, entrare in un locale tranquillamente. Tutti mi conoscono ma io non conosco nessuno, perché ogni rapporto è comunque falsato, capisci? Mi pesa. Mi pesa da morire. Ogni tanto parto e vado all’estero, dove non mi conosce nessuno. E li mi mescolo alla gente e sto bene".

Esisti solo quando qualcuno ti vede

Vasco poi si chiede come facciano quelle che sono considerate vere e proprie star internazionali, quelle il cui pubblico attraversa il mondo intero: "Mi chiedo come possano sentirsi Bono, Dylan o Mick Jagger. Io ho bisogno della gente, il palco da solo non basta, il rock forse ti salva la vita all’inizio ma non per sempre, perché quando si spengono le luci, il concerto finisce, il disco esce e la gente smette di acclamarti, tu torni a essere quello che sei. Il successo tende a forzarti la mano, a far crescere dentro te la sensazione che tu esista nel mondo in cui ti vede la gente. Ma è sbagliato, perché se credi a queste cose, allora devi accettarne anche le conseguenze: che tu esisti solo se c’è qualcuno che ti vede. E quando non ti vede nessuno? Ti ammazzi? Per fortuna, questi ragionamenti, queste aberrazioni – vogliamo chiamarle cosi? – non influenzano la composizione".

Vasco e il bisogno di fare sempre grande musica

Pensieri che, ci tiene a spiegare, nulla c'entrano con la sua scrittura, che riescono a stare lontano dal lavoro creativo: "Quando scrivo, ho una sola certezza: quello che hai fatto prima non conta nulla, perché nel rock non esiste la riconoscenza. Non esistono meriti pregressi che ti facciano star comodo. Se tu smetti di fare grande musica, non è che la gente continua a seguirti solo perché una volta la facevi!".