Sulla sua pagina Instagram e su Facebook, Vasco Rossi ama condividere pezzi della sua vita con il pubblico, stralci di vita privata, frasi tratte dalle sue tante canzoni, klippini in cui incontra i fan o corre, allenandosi per il prossimo tour, e ieri il cantante di Zocca ha voluto ricordare il padre Giovanni, morto nel 1979, anno d'uscita di "Non siamo mica gli americani", secondo album, dopo l'esordio dell'anno prima "…Ma cosa vuoi che sia una canzone…" di cui quest'anno si festeggia il quarantennale. Aveva già scritto qualche canzone che successivamente sarebbe diventata uno dei suoi cavalli di battaglia, ma non era ancora il cantante che tutti noi, oggi, conosciamo. C'erano ancora echi cantautorali, non c'erano ancora i cavalli di battagli, né i Sanremo col microfono a terra e le ultime posizioni in classifica, quelle che successivamente sarebbero diventate medaglie da appuntarsi al petto.

Lo spiega lui stesso, in questo lunghissimo racconto della propria vita e passo in più di avvicinamento al suo prossimo tour, una sorta di unicuum che quest'anno toccherà Milano e la Sardegna: "ERA MIO PADRE 
Giovanni Carlo, “Carlino”, Rossi è morto di lunedì, un malore improvviso nel camion. Alla mattina mi ha chiamato l'Ivana: Svegliati perché papà è morto. Poi sono andato a prenderlo a Trieste, perché era morto là. Era il 31 Ottobre 1979" scrive Vasco che ricorda, appunto, come il padre perse la vita proprio quando la sua carriera stava cominciando.

"Mi dispiace solo che mio papa non ha visto niente di quello che ho combinato. È mancato proprio quando ho cominciato. Ne sarebbe stato fiero. Lui era orgoglioso di me anche quando non facevo un cazzo. Mio padre era del segno del Leone, è stato come se morendo mi avesse trasmesso la sua forza di carattere, come se una parte di lui avesse cominciato a vivere dentro di me.  La sua assenza improvvisa è diventata un momento chiave della mia vita. L’ultimo suo insegnamento fu: ‘Sparisco, così ti svegli'. E io mi sono svegliato" conclude il cantante