1 Novembre 2020
09:10

Vasco ricorda il padre morto prima del successo: “Piansi dopo un live, volevo fare meglio per lui”

Vasco Rossi ha voluto ricordare il padre nel giorno dell’anniversario della sua morte. Il cantante, infatti, ha postato un’immagine del papà sui suoi canali social per dedicargli qualche parola, ricordando proprio il momento in cui lo chiamarono per dirgli che non c’è più: “La sua scomparsa fu la molla che mi scatenò dentro questa rabbia”.
A cura di Redazione Music

Vasco Rossi ha voluto ricordare il padre nel giorno dell'anniversario della sua morte. Il cantante, infatti, ha postato un'immagine del papà sui suoi canali social per dedicargli qualche parola, ricordando proprio il momento in cui lo chiamarono per dirgli che non c'è più: "Era il 31 ottobre 1979. Alla mattina mi ha chiamato l'Ivana: Svegliati perché papà è morto. …. Mio padre si era fatto due anni di campo di concentramento tedesco. Tornò che era trentasei chili. Minato nel fisico. Sono sicuro che è morto giovane per colpa di quegli anni".

Il ricordo di Vasco Rossi

Era il 31ottobre1979. Alla mattina mi ha chiamato l'Ivana: Svegliati perché papà è morto. …. Mio padre si era fatto due anni di campo di concentramento tedesco. Tornò che era trentasei chili. Minato nel fisico. Sono sicuro che è morto giovane per colpa di quegli anni. Mi ricordo un bellissimo concerto a Trieste, che mi fece molto soffrire. Alla fine piansi a dirotto. Trieste è la città dove morì mio padre. Ebbe un infarto sul camion e io andai a prenderlo. Avevo ventisei anni e cominciavo a farlo sul serio questo mestiere. In quel concerto a Trieste volevo fare bella figura, lo dovevo a mio padre, lo dovevo alla città che si era mobilitata per me. Alla fine mi sembrò che niente fosse andato per il verso giusto e piansi. Perché per lui avrei voluto fare meglio, perché era morto prima di poter gioire del mio successo. La sua scomparsa fu la molla che mi scatenò dentro questa rabbia che ancora non riesco a domare, questo carattere ribelle. E in definitiva questa voglia di arrivare, di diventare una rockstar. #PapàCarlino #GiovanniCarloRossi #eramiopadre #semprevivodentrodime

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Il papà del cantante, quindi, non riuscì a vedere la carriera che poi avrebbe fatto il figlio, che negli anni successivi alla sua scomparsa sarebbe diventato una delle icone della musica italiana, lasciando in eredità milioni di fan e tantissimi successi e continuando ancora oggi a riempire – uno dei pochi – completamente gli stadi italiani. E proprio a un concerto è legato un momento di dolore legato al padre: "Mi ricordo un bellissimo concerto a Trieste, che mi fece molto soffrire. Alla fine piansi a dirotto. Trieste è la città dove morì mio padre. Ebbe un infarto sul camion e io andai a prenderlo. Avevo ventisei anni e cominciavo a farlo sul serio questo mestiere. In quel concerto a Trieste volevo fare bella figura, lo dovevo a mio padre, lo dovevo alla città che si era mobilitata per me. Alla fine mi sembrò che niente fosse andato per il verso giusto e piansi".

La scomparsa del padre fu la molla per diventare una rockstar

E fu proprio la scomparsa del papà che lo spinse a fare meglio, dice: "Perché per lui avrei voluto fare meglio, perché era morto prima di poter gioire del mio successo. La sua scomparsa fu la molla che mi scatenò dentro questa rabbia che ancora non riesco a domare, questo carattere ribelle. E in definitiva questa voglia di arrivare, di diventare una rockstar".

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