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12 Giugno 2012
08:57

Vasco “licenzia” Solieri su Facebook

Maurizio Solieri, chitarrista storico di Vasco, pubblica dichiarazioni che infastidiscono il Komandante che dal suo Facebook risponde: “Io sono Vasco, tu sei Solieri. Abbi cura di te”.
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"Caro Solieri, parliamoci chiaro". E' l'ultimo lungo, dettagliato e velenoso post pubblicato da Vasco Rossi sul suo profilo ufficiale Facebook, indirizzato contro uno dei suoi chitarristi storici, Maurizio Solieri, reo di aver rilasciato alcune dichiarazioni inesatte e poco rispettose sui giornali e di averlo fatto più volte. Eppure solo ieri sembrava un giorno di festa, visto che ha lanciato in "anteprima pirata, privata ed esclusiva" il nuovo singolo scritto per Patty Pravo, La Luna. Su Solieri, la polemica parte già nello scorso febbraio sulle pagine di GQ quando il chitarrista nato a Concordia sulla Secchia rivelava di un Vasco che ormai viveva "lontano dai comuni mortali", di eccessi di divismo e che "io posso andare a fare la spesa e comprare il giornale, non lo invidio per niente". Rincara la dose adesso Solieri sulle pagine della stampa locale: "Ultimamente sembra incazzato con il mondo, forse sta male. Tra noi solo rapporti professionali, è un anno che non lo sento".

La replica di Vasco è di quelle che lasciano senza fiato e senza parole e viene affidata ancora una volta ai social network. E vale la pena, per chi fosse fan del rocker di Zocca e dei membri storici della sua line-up, leggere il lungo sfogo, la dura risposta indirizzata a Maurizio Solieri che parte facendo amarcord e chiarendo la situazione a tutti su come tutto è iniziato:

Caro Solieri, ci conosciamo dal 77 quando, vestito con una giacca scozzese da impiegato bancario, e gli occhiali da vista neri, ti incontrai per la prima volta insieme a Sergio Silvestri […] Quando mi chiese di venire a lavorare a Punto radio per tradurre i testi delle canzoni non ebbi dubbi e lo assunsi subito. […] Tu eri amico di Sergio, mi ricordo il primo incontro sui binari del treno…e assunsi anche te perché conoscevi molto la musica americana e inglese ed eri una specie di esperto che a punto radio poteva dare molto. Poi ti sentii suonare la chitarra una sera al bar e rimasi stupefatto. Suonavi esattamente come oggi. Ed è questo il punto caro Solieri. Da quando abbiamo cominciato nel 78  non sei cambiato di una virgola. Non sei cresciuto…non ti sei evoluto … non ti sei mai perfezionato e sei rimasto nel tuo mondo di assoli molto spettacolari ma poco precisi…e negli anni novanta sono arrivati quelli che non sbagliavano una nota…quelli come Stef. Dovevi essere tu Stef secondo me. Ma tu non lo ammettevi neanche. Ricordi le litigate per gli assoli da dividere e che la dura e spietata legge del rock non ammette ed è molto chiara. Chi suona meglio sta sul palco chi non tiene il passo e rimane indietro va a casa.. e non sono io che lo decido. E’ la storia!..e benvenuto nello spietato e violento mondo del rock!

Ma questo è solo l'inizio. La seconda parte della replica del Komandante non lascia spazio all'immaginazione e punta tutto sul voltare definitivamente le spalle al vecchio compagno di concerti.

Dici che ultimamente sembra sia incazzato con il mondo?..forse non sto bene? Ma vai a farti fottere anche te insieme a tutti gli altri..Io incazzato lo sono stato sempre! […]  Io sto male! Mi meraviglio che non tu l’abbia mai capito. […] È ora che vi ricordiate ragazzi che io ho cominciato a scrivere le canzoni. Io ho cominciato ad andare davanti alla gente con la mia faccia e il mio nome. Io ho cominciato a cantarle e voi  eravate degli orchestrali e le vostre prime timide musiche che io vi ho consigliato di fare sulle quali io ho scritto le parole le ho fatte diventare vere le ho interpretate e le ho cantate le avete cominciate a scrivere molti anni dopo e comunque ho sempre fatto tutto io. Perché volevo che la musica di Vasco Rossi fosse varia . Eravate tutti sostituibili anche se per me eravate i migliori. L’unico insostituibile ero io. […] Questa è la verità caro Solieri. Io ti voglio molto bene. Però te l’ho detto. Se quando fai un’intervista sulla musica di Vasco Rossi sul suo mondo che poi è  il tuo, riesci a non nominarmi mai, non cominci col dire che ringrazi il giorno che mi hai incontrato io che sono molto stanco della tua arroganza, io ti restituisco tutto con questo mio documento che firmo e che pubblico. Dici che lavori ancora per me ma i nostri rapporti sono solo professionali? Ma è sempre stato così.  Perché lo dici oggi come fosse strano?

Traspare dal suo lungo intervento, un uomo orgoglioso, un uomo anche più arrogante di chi lo ha attaccato sui giornali, sicuramente pieno di se' e dedito all'autocelebrazione. Ma del resto, se così non fosse non sarebbe Vasco. La chiusura suona come un "licenziamento" in tronco, un addio senza troppi rimorsi.

Abbi cura di te. Vasco

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