C'è un'inquietudine che attraversa tutti i testi di Ultimo, al secolo Niccolò Moriconi e a cui non sfugge "Colpa delle favole", il suo ultimo album. In questo terzo lavoro del cantante romano si sente quasi un senso di colpa continuo per quel successo arrivato lentamente in questi anni ma scoppiato all'improvviso poco più di un anno fa, quando ha vinto il Festival di Sanremo nella sezione Nuove proposte: "Sono cambiato? Non penso, ho gli stessi amici e non mi fido del resto” canta in "Aperitivo grezzo", pezzo dalle sonorità reggae dell'album. L'inquietudine lo accompagna spesso e anche quando lo incontri l'impressione è sempre quella di non trovarsi molto a proprio agio con tutto ciò che ha a che fare con la fama, appunto. Eppure ha imparato almeno a gestirla pur giustificandosi continuamente (ascoltare "Fateme cantà" per capire, ma anche "Ipocondria"). Gli amici di sempre, i valori in cui ha sempre creduto sono i pezzi del mosaico che forma il suo canzoniere fino ad ora, un canzoniere che lo ha portato in cima alle classifiche italiane dove tutt'ora, in attesa dell'uscita del nuovo album ha due album in top 10 e rischia di ritrovarsi con tre a breve. "Spero di riuscire a stupire le persone" dice a Fanpage.it ma in effetti l'album non deluderà i fan storici del cantante

Questa volta possiamo dire che il terzo album è sempre più difficile. Hai due album in classifica, cosa ti auguri con l'uscita di questo nuovo lavoro?

Spero di riuscire a stupire le persone e di aver fatto un album, tutto sommato, indossabile, ovvero che possa essere indossato dalle persone, dall'anima delle persone, poi ovvio che non posso avere la presunzione di voler conquistare il pubblico però ci ho messo me stesso e va bene così.

In "Ipocondria" canti "Quelli come me buttano l’oro dentro al cesso… poi si senton sempre soli” 

Ho la netta sensazione di essere molto istintivo e ho la consapevolezza di aver fatto nella vita delle scelte molto di pancia che poi mi hanno fatto buttare tutto al cesso, sprecando qualcosa che valeva. E poi mi sento sempre solo, quello è vero.

Nel testo di "Fateme cantà" emerge una riflessione sui lati positivi e negativi della musica

Fateme cantà è la canzone più sincera che abbia scritto perché cantata come parlo, quindi non ho alcuna difficoltà a cantarla. È una presa di coscienza su quello che è il successo, che spesso è visto come qualcosa di perfetto, da fuori, però poi richiede anche delle pressioni molto forti: ci sono pro e contro in ogni lavoro, tra i contro del lavoro che faccio c'è il non poter uscire al centro commerciale all'ora di punta, ma mi sembra un contro molto accettabile rispetto ad altri lavori che hanno aspetti negativi molto più gravi e difficili.

Ti piacerebbe tornare indietro a qualche anno fa?

Sì, sempre, ma per un fatto nostalgico non di scelte fatte, per poter rivivere certe cose, perché dico sempre che passa un anno e a me ne sembrano passati 60, mi sembra che quello che ho fatto ieri è sempre più intenso rispetto a quello che faccio oggi o che posso fare domani. La nostalgia farà sempre parte di quello che scrivo perché sono nostalgico, sono una persona che vuole sempre riavere indietro quello che aveva ieri; quando scrivo le canzoni, poi, mi salvano.

Come hai trovato al tranquillità per scrivere quest'album?

Non mi sembrano canzoni tranquille, quindi non c'è stata molta tranquillità, cambia da canzone a canzone: "Piccola stella" è la prima canzone che ho scritto, l'ho scritta a 14 anni. Tutte le mie canzoni, poi, se vengono fuori nei primi 20 minuti, allora bene, altrimenti sono da scartare, sono molto istintivo anche quando scrivo le canzoni.