In un momento in cui i rapporti tra il settore musicale e il Governo sono tesi, soprattutto dopo la Festa della Musica del 21 giugno, arrivano alcune proposte in Parlamento per tentare di riconoscere un supporto al settore. Il M5S ha proposto tre emendamenti per sostenere il comparto: Il primo è un emendamento alla legge delega per il recepimento della direttiva Ue sul copyright, in questi giorni all'esame del Senato. L'Art 18 della Direttiva Copyright, denominata "Equa remunerazione di autori e artisti (interpreti o esecutori) nei contratti di sfruttamento", infatti, parla di un "Principio di una remunerazione adeguata e proporzionata": "Gli Stati membri provvedono a che gli autori e gli artisti (interpreti o esecutori), se concedono in licenza o trasferiscono i loro diritti esclusivi per lo sfruttamento delle loro opere o altri materiali, abbiano il diritto di ricevere una remunerazione adeguata e proporzionata" e prosegue specificando che "nel recepire il principio stabilito al paragrafo 1 nel diritto interno, gli Stati membri sono liberi di utilizzare meccanismi di vario tipo e tengono conto del principio della libertà contrattuale e di un giusto equilibrio tra diritti e interessi".

Equo compenso per streaming

In pratica la richiesta è che anche per gli artisti venga riconosciuto un equo compenso derivante dall'utilizzo delle loro opere fatto dalle grandi piattaforme digitali. L'emendamento dei 5 Stelle, a prima firma della capogruppo in commissione Cultura a Palazzo Madama, Bianca Laura Granato, delega il "Governo a introdurre un diritto all'equo compenso, adeguato e proporzionato, per la messa a disposizione in streaming in favore degli artisti interpreti ed esecutori della musica" riempendo un vuoto normativo e adeguandosi alla richiesta europea. Una richiesta che stando al firmatario agevolerebbe tutti i musicisti che ad oggi "esclusi dal legittimo diritto a vedere riconosciuta economicamente la titolarità della loro opera ogni volta che essa viene trasmessa, e non soltanto con il compenso ricevuto inizialmente".

Anche Musica nel Fondo emergenze imprese e istituzioni culturali

Il secondo emendamento è stato presentato al decreto Rilancio a firma Battelli-Vacca e cerca di venire incontro a una richiesta del settore, ovvero "inserire la filiera musicale tra i settori destinatari delle misure di sostegno del Mibact, dal momento che attualmente non vi rientra". In pratica la richiesta è quella di sostenere uno dei settori maggiormente colpiti dalla pandemia, con mesi di chiusura degli spettacoli dal vivo, motore del comparto musicale: il M5S chiede quindi che nel "Fondo emergenze imprese e istituzioni culturali, introdotto con il decreto Rilancio, vengano ricomprese anche le industrie fonografiche ed editoriali musicali".

Il rimborso per i concerti non riprogrammati

Il terzo riguarda uno dei casi più dibattuti in queste settimane, ovvero quello dei rimborsi per i concerti cancellati a causa della pandemia. Quello di Paul McCartney è diventato il simbolo per quanto riguarda le polemiche sui voucher, ovvero i buoni con cui il Governa ha tentato di arginare la crisi dell'industria live, ma che non ha trovato una buona accoglienza da parte di una certa fetta di pubblico. In pratica il provvedimento prevede che chi ha acquistato un biglietto per un concerto saltato e non riprogrammato, abbia diritto a un buono (il voucher, appunto) da spendere per altri concerti organizzati dallo stesso promoter. Un provvedimento che obbliga chi ha speso centinaia di euro, per esempio, a non poter tornare in possesso ed essere obligato a spenderlo per artisti che non aveva intenzione di vedere. L'emendamento porta la doppia firma Battelli-Vacca, e punta, appunto, all'introduzione del rimborso (attualmente non previsto) per i concerti saltati e non più riprogrammati.