9 Settembre 2015
13:39

The Kolors in copertina su Rolling Stone: si può ignorare il fenomeno pop dell’anno?

Dopo Jovanotti Rolling Stone sceglie di dare la copertina del nuovo numero ai The Kolors, la band vincitrice di ‘Amici’ che ha conquistato le classifiche con ‘Out’. Stash e soci hanno vinto il ballottaggio con John Lydon dei PiL e già cominciano le prime critiche.
A cura di Francesco Raiola

Poteva essere John Lydon, ovvero il Johnny Rotten dei Sex Pistols, e invece saranno Stash e i suoi The Kolors i protagonisti della prossima copertina di Rolling Stone: una scelta che dividerà senza dubbio il pubblico del giornale. La copertina del numero scorso, che vedeva campeggiare Jovanotti, ne aveva già dato un antipasto dovendo affrontare le forche caudine degli aficionados (se ancora si può parlare di ‘aficionados' nell'epoca digitale); ma quale sia il problema se la rivista che vorrebbe essere la più pop d'Italia mette il fenomeno pop dell'anno in copertina, ci sfugge. I The Kolors, ormai lo sanno tutti, sono gli ultimi vincitori di ‘Amici', il talent (ok, ok, la scuola) condotto da Maria De Filippi, vera regina della musica italiana, in grado di conquistare le classifiche di vendita degli album con il loro secondo album ‘Out', in cui mescolano sonorità rock al funk, al pop e all'elettronica.

Nonostante si siano fatti le ossa nel mondo underground milanese, Stash e compagni pagano la partecipazione televisiva che, in cambio, però, gli ha dato una popolarità che fino a un attimo prima dell'ingresso in trasmissione gli era sconosciuta. Già dal giorno dopo l'incoronazione televisiva, infatti, la band si è ritrovata a fronteggiare, assiepati nei centri commerciali dove hanno tenuto decine di incontri, migliaia di fan riversatisi poi nei loro concerti sold out. Partiti da Cardito, provincia napoletana, la band ha conquistato il Paese riuscendo dove nessun italiano era riuscito a fare in Patria, ovvero arrivare in cima alle classifiche con un album cantato completamente in inglese. Facile, direte, con major e tv alle spalle, eppure sono i primi, dopo Elisa (non a caso loro insegnante nella scuola) ad esserci riusciti – a parte Lorenzo Fragola che ha utilizzato l'inglese per la metà del suo album d'esordio, senza però raggiungere i numeri dei colleghi.

‘Fenomeno giovanile', ‘marchio del talent', ‘tutto già sentito', ‘potenza televisiva', eppure nelle interviste i ragazzi citano band culto della Storia musicale, dagli XTC ai Pink Floyd passando per le trame scure di Cure e Smiths, che sono i loro punti di riferimento, come ripetono ormai come una cantilena a chiunque glielo chieda. Non è certamente certificazione di bontà musicale, ma questi ragazzi si erano fatti un nome già nel circuito indipendente, senza paura di mescolare mondi diversi tra loro:

Siamo quelli che al martedì suonavano alle Scimmie, ma il giorno dopo andavano a ballare la house di Miguel Campbell ai Magazzini Generali – dichiarano al mensile -. Fondere questi due mondi non è una cosa studiata, ci è venuta così, un po’ alla cazzo.

Senza ‘Amici' oggi saremo all'estero

Se c'è una cosa certa è che senza ‘Amici' i tre ragazzi sarebbero arrivati difficilmente dove sono adesso: oltre all'inglese, l'alta classifica è anche abbastanza allergica a sonorità come le loro (a meno che non ci sia qualche grande nome che faccia una pazzia) e la strada, insomma, era già segnata:

Se un anno fa mi avessi chiesto dove mi sarei visto oggi, forse  avrei detto a Londra, a provare a sfondare. Abbiamo bussato a tutte le porte e niente. Ci dicevano che non saremmo andati da nessuna parte (…). Quello che è successo là dentro io la considero gavetta vera. In sei mesi abbiamo fatto quello che avremmo fatto fuori in quattro anni. È obsoleto non ragionare così. Abbiamo imparato il lavoro intenso e costante. In due giorni avevamo sei brani da preparare, sia cover che pezzi nostri.

Il consiglio rock di Maria De Filippi

Insomma, sono un fenomeno di cui è difficile non accorgersi soprattutto se si ha la velleità di voler raccontare il mondo pop. Loro intanto ringraziano la De Filippi che, dicono, gli ha detto la cosa più rock della loro vita

Al primo provino abbiamo portato un repertorio un po’ paraculo. Avevamo preparato In ginocchio da te di Gianni Morandi, una canzone dei Coldplay e poi, per chiudere, il nostro inedito, Everytime. Finita l’esibizione, Maria si alza e ci dice: Si vede che in questo pezzo siete voi. Nel caso doveste entrare, non voglio copie, voglio che facciate solo quello che siete”.

Stash vs John Lydon

Per sicurezza, però, RS mette le mani avanti, nel pezzo in cui spiega il perché la scelta sia caduta su di loro:

Vi parliamo anche dei Kolors e ve li facciamo vedere a modo nostro, come vogliamo fare con ogni fenomeno di massa pop che Rolling Stone non può, né vuole, ignorare. Lydon e The Kolors. Due cose diverse. Molto diverse. Che possono, e devono, poter stare insieme. Perché vale la pena raccontarle. E perché siamo punk e quindi imprevedibili. Come Lydon.

Con buona pace dei Pil, che comunque copertina o meno presentano il loro ‘What the World Needs Now'. Che il punk sia con voi e un po' anche coi The Kolors.

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