Si chiama Los Angeles la nuova canzone dei The Kolors assieme a Guè Pequeno. Con "Pensare Male" la band è tornata Re dei tormentoni, anche grazie alla collaborazione con Elodie. Il brano – che si rifaceva ai suoni di band come gli M83 – è stato uno dei più suonati dell'estate 2019 e ha dato la voglia a Stash e compagni di tentare strade nuove. Una di queste strade ha preso la direzione di "Los Angeles", appunto, la nuova canzone della band che qualche anno fa conquistò Amici, e che non smette di mettersi alla prova con suoni nuovi che però pescano a piene mani dal passato. Nel caso specifico Stash spiega che nasce da un pezzo degli Alan Parsons Project che stava suonando dalla chitarra ereditata dal padre. Un pezzo molto suonato a cui hanno voluto aggiungere Guè Pequeno per dare un tocco di freschezza. Tocco di freschezza e mood che troverà posto anche in un prossimo album.

Come nasce Los Angeles?

Los Angeles nasce sulla chitarra di mio padre, del '79, ereditata da lui, mentre suonavo "Eye in the sky" degli Alan Parsons Project, da lì in poi ho cominciato a fare delle melodie cambiando gli accordi e mi sono reso conto che era abbastanza valida da proporla ai ragazzi insala prove e loro hanno detto che era figa.

Da dove siete partiti per scriverla? Cosa è nato prima?

È stato scritto prima il ritornello di Los Angeles in un'altra versione, non è quella definitiva perché bocciamo facilmente le idee per migliorarci. Ho cominciato a suonarla mentre ero a casa, poi in studio coi Daddy's Groove e i ragazzi abbiamo cominciato a mettere mano all'arrangiamento. Los Angeles è tutta suonata, anche i synth sono analogici, quindi ha un sapore molto anni 80 anche per quel motivo.

È il suono dei prossimi Kolors?

È un nuovo suono che si ispira tanto a un vecchio suono, al mondo di fine settanta e inizio Ottanta, in questo caso Alan Parsons Project, ma anche nelle palette dei colori in cui ci sono sfumature come "Pensare male" e tante altre cose che sono praticamente pronte e che sicuramente metteremo in un album più avanti.

Dopo Elodie, Guè: come nasce questo incontro?

Con Guè ci siamo visti più volte, sia in situazioni serata che post serata. Quando abbiamo sfornato la prima versione di Los Angeles ci siamo resi conto che c'era tanto suonato e abbiamo voluto bilanciare questo mondo vintage con la freschezza di un personaggio e un artista come Guè, perché lui abbraccia più fasi dell'hip hop. Quando ci è arrivata la sua strofa ci siamo resi conto che è veramente un grande.

Ormai siete dei maestri della collaborazione…

Il duetto, il feat è un nuovo linguaggio, anzi neanche più tanto nuovo, nel pop è bellissimo farlo, soprattutto quando si fondono mondi diversi. Abbiamo trovato una nostra identià che appuntoi prende a piene mani il mondo passato ma che comunque vuole avere una riconoscibilità dal 2019 in poi.

Come è stato il post "Pensare Male"?

La cosa strana di Pensare male è che la regola del quando meno te l'aspetti accadono le cose più fighe si è confermata, perché con "Pensare male" non avevamo ambizioni, proprio zero, era il pezzo che, ci dicevamo "Non andrà ma almeno ci rappresenta" e invece…