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Stash dei Kolors: “Ho capito che Italodisco funzionava quando mia figlia l’ha cantata a memoria”

Italodisco ha segnato il ritorno dei The Kolors, un tormentone che ha avuto buoni riscontri anche all’estero e segna l’inizio del nuovo progetto della band. L’intervista a Stash.
A cura di Francesco Raiola
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Quando si connettono su Zoom, Stash, accompagnato da Alex Fiordispino e Dario Iaculli, si scusa per il ritardo, stavano chiudendo un'intervista con una radio svizzera. Non c'era alcuna spocchia, forse era più una sorta di pudore, di sorpresa per il successo che Italodisco ha avuto in Italia ma anche all'estero, entrando nelle radio di paesi come Germania, Polonia e Svizzera, appunto, oltre agli oltre 30 milioni di stream collezionati in Italia, le prime posizioni in radio e in Fimi. Sei anni senza un album nuovo, ma con tante canzoni pubblicate, qualche tormentone andato a segno e la voglia di raccontarsi in una veste diversa, cercando e calibrando il suono di quello che saranno i The Kolors del futuro, come spiega lo stesso Stash nell'intervista.

Come va?

Stiamo molto bene, siamo entrati nella top 20 radio in Svizzera, in Germania, quindi stiamo facendo le interviste registrate, e i lanci delle radio, cose che non ci saremmo mai aspettati.

È la prima volta che avete un riscontro del genere anche all'estero?

Dal punto di vista discografico, radio, promo, sì. Da quello live ci sono state esperienze all'estero, anche in America, ma prima volta che abbiamo un pezzo in radio in quei Paesi, sta succedendo una cosa stranissima con Italodisco, secondo me stanno avvertendo una genuinità e sincerità di base che abbiamo messo dentro anche inconsapevolmente. Ci siamo chiusi in studio, abbiamo deciso di fermarci con la televisione, con i tour, concentriamoci sulla musica e questa cosa, secondo me, le persone lo avvertono: io dico "sincerità", non voglio fare il figo parlando di autenticità e la gente lo sta avvertendo. Dietro, anche dal punto di vista della produzione, non segue alcun cliché, non ha sulla carta le carte in regola per diventare una hit nei giorni nostri, nel momento storico che stiamo vivendo, non rispetta i canoni della hit estiva.

La canzone tiene da un po' di tempo, ma quando avete capito che qualcosa stava succedendo?

Innanzitutto, prima che uscisse, quando per la prima volta in assoluto ho sentito mia figlia cantare una canzone a memoria che non fosse Baby Shark. Lì ho pensato che potesse avere carte in regola per diventare una hit, però la scena che ho ben chiara nella mente è quando, uscita da un paio di settimane, eravamo in studio a Milano e ci ritrovammo a fare una pausa caffè. Ricordo che c'erano una signora con la nipotina che cantavano a memoria il ritornello, è stato lì che ho pensato che la canzone fosse trasversale, quello è stato il momento in cui non dico di aver pensato "Wow abbiamo fatto la hit", ma che potesse essere un segnale affinché succedesse qualcosa di positivo. Poi alla base di tutto questo progetto – perché Italodisco è il nuovo capitolo dei The Kolors, la nuova pagina del disco The Kolors – è stato l'entusiasmo, a partire dai ragazzi di Warner, la nostra nuova casa discografica. Il loro entusiasmo ha dato senza dubbio un boost non indifferente.

Non è andata male neanche a loro se avete fatto centro con la prima canzone…

Guarda, io penso che un discografico bravo è quello che sa individuare il talento, in questo caso sono stati bravi anche perché il singolo lo abbiamo scelto assieme. Noi siamo stati fermi sei mesi e abbiamo scritto tante canzoni. In questo caso, è vero che sono stati fortunati ma soprattutto sono stati bravi, perché hanno individuato bene il pezzo e il momento di uscita, quello è il vero talento di un discografico.

Non è il primo successo, tormentone, ma qual è l’effetto di Italodisco sui Kolors, secondo te?

Io penso che un pezzo come Italodisco non è paragonabile ad altri successi, ma non per una questione di numeri: siamo stati primi in classifica per 12 settimane con un album, non è la prima volta da primi in classifica, anche se è successa una cosa strana, con Everytime, tratto da quell'album, non siamo mai andati in testa nella classifica singoli. Ma, a prescindere da questo, non è paragonabile perché in questo momento abbiamo una consapevolezza diversa, siamo cresciuti e riusciamo a goderci realmente questo momento, in più è veramente una strada verso l'autenticità e l'identità artistica del nostro progetto.

In che senso?

Ti faccio un esempio, quando uscirono Everytime e l'album Out avevamo appena vinto Amici ed eravamo forti di quella cosa lì, di quella esposizione, mentre adesso non è paragonabile perché è la canzone che sta parlando. Non hai idea di quante persone ci fermano per strada per raccontarci come vivono le giornate con Italodisco in sottofondo, è qualcosa che non c'è mai capitato prima. È capitato un po' anche su Pensare Male, un'altra delle pietre miliari del nostro percorso, forse è stato il primo bagliore di quella cosa che sentiamo al 3000% su Italodisco, Pensare male è stata un po' la benzina che ci ha spinti fino a qui. Sarà un momento, ma sentiamo che questa è la nostra direzione e la gente sta premiando la sincerità.

Mi spieghi la frase: “Suonare prima dei Coldplay, forse sì, forse no”?

Devi sapere che Davide Petrella, in arte Tropico, ha visualizzato il testo di Italodisco prima di entrare nello studio di registrazione, sai quando ti prendi un caffè parlando del più e del meno? Ecco, io dissi che mi ero scocciato di un tatuaggio e volevo rifarlo e lui registrava tutto in testa. In quel momento, poi, annunciarono il concerto dei Coldplay a Napoli, una bomba per la città e in molti cominciarono a chiedermi se avessi dei biglietti. Chiesi ai ragazzi se anche a loro li stessero martellando di messaggi e non ricordo chi disse "Vogliamo chiedere di fare l'apertura ai Coldplay?".  Davide registrò anche questa cosa. Mezzora dopo stavo tornando col mio Moog Prodigy e lo stavamo provando coi cavi midi e partì quel suono (imita il giro con cui comincia la canzone, ndr) e sempre Davide mi chiese di lasciarlo in loop e mezzora dopo tornò col testo di Italodisco che senti adesso in radio. Sai, a volte capita che si entri in studio con un obiettivo, che può essere la canzone per Sanremo o per session per altri artisti etc, ma in quel caso non avevamo alcun obiettivo, eravamo a fine tour, avevamo visto l'Italia vera e avevamo voglia di fare qualcosa di italiano, di italodisco, appunto, visto che stavamo rileggendo in maniera contemporanea gli anni 80 e Davide decise proprio di chiamarla così.

Sono 6 anni che non uscite con un album, c'è un po' di timore?

È stata una scelta di squadra, ci sentivamo di dover raccontare qualcosa in una nuova veste, eravamo diversi da quando avevamo fatto You, il percorso cantato in inglese. Abbiamo pensato che piuttosto che uscire con un album, lavorarci etc abbiamo pensato di uscire con più puntate magari dandogli un'importanza diversa, un racconto sempre del concetto generale degli 80 tradotti in un linguaggio contemporaneo, ma ci siamo sentiti di fare più puntate. Se conti i singoli usciti dopo You sono più di quelli che finiscono in un album, era un momento diverso per noi, ci fu un grande cambio discografico e per noi è stato giusto raccontarlo in questo modo, per arrivare con una credibilità: se fossimo usciti con un album completamente in italiano, dopo tre dischi in inglese, poteva sembrare poco credibile, una mossa strategica, mentre così abbiamo voluto raccontare negli anni il nostro cambiamento. Forse adesso potrebbe essere il momento di un album nuovo, dopo un racconto di sei anni e una canzone che sta arrivando a tutti, ma questo lo si deciderà con la discografica, non è il nostro lavoro. Il nostro lavoro è scrivere canzoni.

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