A 20 anni dall'ultimo progetto musicale esce il nuovo album dei Sottotono: "Originali". Un progetto che ha avuto in "Mastroianni" e "Solo lei ha quel che voglio", con la partecipazione di Guè Pequeno, Marracash e Tiziano Ferro, il suo biglietto da visita in grande stile, per una coppia che rappresenta gli anni '90 del rap italiano, la West Coast e il soul di Marvin Gaye. Un progetto che non sarebbe potuto uscire "in un momento più azzeccato" come rivela Tormento, guardando al genere lo-fi che pian piano si sta facendo strada tra gli ascolti radiofonici in Italia. Lo stesso paese che però non ha saputo integrare nella propria cultura un movimento così importante come l'hip hop italiano degli anni '90, a differenza delle altre nazioni europee, ma soprattutto degli Stati Uniti, dove "i genitori fanno ascoltare ai figli i Beastie Boys". Il ricordo di Primo in "Cronici", ma anche le polemiche per la censura, come nel 2001 con "Mezze verità" a Sanremo, un preludio di ciò che è avvenuto solo un mese fa con Fedez sul palco del Primo Maggio. Tutto questo nell'intervista a Tormento e Big Fish.

Qual è stata la scintilla che ha fatto scattare la fiamma del ritorno, dopo 20 anni, dei Sottotono? 

Tormento: Per vederla a oggi, non avremmo potuto scegliere momento più azzeccato. Tre anni fa la trap aveva portato il rap in un'altra direzione. Paradossalmente invece adesso questo genere
lo-fi sta andando alla grande, per chi come noi è cresciuto con J Dilla è davvero musica tutt'altro che nuova. Abbiamo azzeccato i tempi, stiamo ritornando alle radici, ai Griselda, ma anche Dmx.
Nella moda anche c'è stato un grande ritorno ai 90.

Mastroianni, il vostro primo singolo che ha anticipato l'album, potrebbe essere un biglietto da visita per chi non è un appassionato del genere, soprattutto osservando la fine degli anni 90. Perché questo personaggio e quanto è stato difficile rappresentarlo in musica?

Tormento: Bello da parte nostra parlare di Mastroianni nel 2020. Si va a raccontare un Italia del passato, le nostre radici. Nella cultura occidentale viene quasi tutto dall'Italia, ma alcune volte dimentichiamo quest'aspetto. È una radice che potrebbe fare la differenza. Un paese così piccolo, con il Made in Italy come marchio, dovrebbe farci riflettere sul motivo per cui sembriamo un paese di scappati di casa, ma non lo dovremmo essere. Dovremmo essere una delle nazioni più ricche dell'intera Europa, anche essendo una delle più piccole.

C'è qualcosa che vi disturba nel sapere che il rap anni '90 italiano non viene preso in considerazione nella storia musicale italiana?

Tormento: Sembra una novità avere queste sonorità hip hop anni 90, invece dovrebbe far parte delle radici della storia della musica italiana. Per noi è bello essere visti come una ventata d'aria fresca per le radio (sono in top 10, ndr), il problema è che i genitori attuali non fanno ascoltare il rap anni 90 italiano ai loro figli. In Europa e in America sembra esserci una formazione diversa, i genitori fanno ascoltare ai figli i Beastie Boys.

Uno dei brani più interessanti del disco è "Cronici", che negli anni ha subito varie riedizioni, dall'originale del '97, a quella del 2014 nell'album di Primo Brown e Tormento "El micro de oro". Che significa riproporre una leggenda come Primo Brown in un disco del genere, e quanto è stato difficile, musicalmente parlando, trovare il filo tra le varie edizioni?

Big Fish: Cronici è il pezzo che tra le riedizioni che suona più hip hop, ma che poi è il pezzo dei Sottotono che è rimasto nei cuori e nelle teste di una certa generazione rap. Era la nostra street hit e ci doveva essere. Abbiamo pensato alla collaborazione di Fibra, perché avevamo già Primo nella riedizione di Cronici 2014, e per noi significava tanto vedere questa coppia.

Tormento: È bello sentire ancora viva la potenza di Primo, e poi Fibra ha cacciato una delle migliori strofe nei featuring degli ultimi tempi. Era super gasato, e poi il tema "Cronico" lo tocca particolarmente. Chi se non lui?

Quanto è stato invece difficile mantenere il suono dei Sottotono in un progetto così largo, fatto di inediti e riedizioni, senza apparire troppo old school, ma neanche lasciandosi andare alle tendenze musicali attuali?

Big Fish: Difficoltà c'è stato all'inizio, ma non tra di noi. Abbiamo anime da singoli entrambi, quasi avanguardistiche. Subito pensavamo di dover totalmente lasciar andare il passato, ma poi ci siamo accorti che non era quella la via giusta. Abbiamo cercato di mantenere il cuore dei pezzi, dandogli una rinfrescata musicale prima e poi dandogli una rinfrescata maggiore con le strofe di Tormento e quelle dei nuovi ospiti. Nel complesso il grosso lavoro è stato quello di capire che via dovevano prendere i Sottotono. Non volevamo fare più i ragazzini, ma forse con un poco di presunzione, abbiamo cercato di fare la nostra roba non sedendoci sulla nostra gloria passata, ma cercare un mix tra quello e l'attuale. Vedi Mastroianni, o anche Buone Vibes: la base è una follia, ma è roba nostra, la senti.

Passando per un secondo all'attualità e riprendendo Mezze verità, un brano che vi valse non poche polemiche e censure al Festival di Sanremo 2001, cosa ne pensate di ciò che è accaduto nelle scorse settimane sul palco del Primo Maggio, ma in generale della censura nella tv italiana?

In realtà quando sei particolarmente esposto, quando sei in cima, ci sono sassi e venti da schivare. È molto facile prendersela con chi sta sul podio, per i risultati che ha ottenuto. È bello invece che chi è lì, in qualche modo, si esponga. Noi quello che abbiamo fatto all'epoca, e abbiamo continuato a fare negli anni, è semplicemente dire che non riconosciamo la musica come un prendere da questo o quello, ma semplicemente osservare tutto ciò che c'è intorno alla musica e concentrarsi su che direzione deve prendere. Una direzione però scelta da noi.

Un'occasione sprecata?

Avrebbe potuto giocare un po' di più dalla parte dei musicisti, perché ogni tanto qualcuno parla ma troppo poco. La musica e il mondo attorno è stata educatissima e silenziosa nelle proteste in quest'anno di abbandono totale da parte delle istituzioni.

Solo lei ha quel che voglio si candida a essere "di nuovo" una delle hit quest'anno, anche grazie alla collaborazione dei nuovi ospiti come Gué Pequeno, Marracash, ma soprattutto Tiziano Ferro. Quanto è stato importante avere lui nel progetto, ricordando il suo passato black, quello da corista nelle vostre esibizioni nei primi anni di carriera, ma soprattutto che distanza c'è tra questa versione e quella passata?

Big Fish: La distanza è la riproposizione di un brano che è già stata una hit. Non volevamo sconvolgere il pezzo e chi lo ascoltava. È stata una bella sorpresa vedere i partecipanti molto felici di essere su questo brano. Non credo ci sia una differenza vera e propria, al massimo questa versione può sembrare più attuale, musicalmente parlando. Siamo legati al passato come al presente.

Tormento: E poi per chi preferisce la prima, la si trova anche in streaming eh.