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15 Febbraio 2015
16:52

Sono i talent i veri re della musica in Italia. E Sanremo si adegua

Ancora una volta, come spesso è accaduto in questi ultimi anni, i vincitori di Sanremo arrivano direttamente da un talent. Sono questi programmi, infatti, l’unico concetto di musica che ha diritto di essere protagonista sul piccolo schermo. Con buona pace della “mancanza di musica indie” al Festival.
A cura di Francesco Raiola
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Che Sanremo non sia più prettamente un programma musicale è evidente anche dal fatto che ormai se non esci da un talent difficilmente, non solo potrai partecipare, ma anche vincerlo il Festival. La manifestazione, infatti, sta diventando sempre più la prova che la tv parla alla tv e ai suoi telespettatori. Negli ultimi sette anni, infatti, sono 5 i vincitori della rassegna usciti da qualche talent televisivo, con la De Filippi a fare da mattatrice.

In questa 65a edizione, la prima (e forse ultima) condotta da Carlo Conti, ha vinto Il Volo, il gruppo di due tenori e un baritono (rispettivamente Piero Barone, Ignazio Boschetto e Gianluca Ginoble) formatosi a seguito dell'edizione del 2009 di “Ti lascio una canzone”, talent tv condotto da Antonella Clerici; poco dopo la fine del programma i tre sono stati messi sotto contratto dalla Geffen, dando il la a una carriera che li ha visti protagonisti più all'estero che in Italia. I tre, infatti, pur godendo di un grande seguito non hanno avuto un enorme successo mediatico e commerciale nel loro paese. Chissà che questa non possa essere la volta buona visto che pur essendo giovani piacciono molto anche a un pubblico più anziano.

Ma il punto è proprio che il festival, ormai, non riesce a fare a meno di loro. Nel 2009 vinse Marco Carta, l'anno successivo fu Valerio Scanu ad aggiudicarselo, nel 2012 toccò a Emma, mentre l'anno successivo il regno della De Filippi fu interrotto da quello di X Factor, con la vittoria di Marco Mengoni a cui è seguita questa del 2015. Le uniche due parentesi sono state quelle di Vecchioni che battè i Modà (con Emma) e quella dello scorso anno che vide Arisa trionfare su Raphael Gualazzi e i Bloody Beetroots.

Non è un caso che la musica in tv, oggi, sia prettamente talent, che parliamo di Amici, X Factor o The Voice, uno dei modi principali per avere grande visibilità è il passaggio obbligato per uno di questi programmi (non per forza vincerlo). Il pubblico/consumatore televisivo diventa a sua volta anche colui che acquista musica ed è normale che il più grande festival italiano si rivolga a loro. Dal vincere Sanremo, però, a vendere copie ce ne passa. Il talent, infatti, permette sicuramente una visibilità maggiore, sia per la lunghezza temporale dell'esposizione mediatica, sia perché il target a cui si rivolge è quello giovane, mentre Sanremo è ancora pensato per un target più anziano.

Il mercato, però, ci avvisa, per il secondo anno consecutivo, che sta crescendo e che grazie allo streaming c'è anche più spazio per realtà differenti. Non è un caso che l'unica autocritica fatta da Conti sia stata quella della mancanza di un po' di musica alternativa. Tra il dire e il fare, però, c'è il rischio di utilizzarla, come successo in passato, come specchietto per le allodole. Portare un gruppo “diverso” per poter dire: “Avete visto?”, serve a poco. La storia ci insegna che andare fuori dai binari ha sempre pagato poco e in fondo non è una cosa che interessa, soprattutto se chiudi a quasi 12 milioni di telespettatori.

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