Selena Gomez (Theo Wargo/Getty Images)
in foto: Selena Gomez (Theo Wargo/Getty Images)

Selena Gomez ha scritto un editoriale sul Time in cui parla dell'immigrazione e di quanto sia preoccupata per il suo Paese. La cantante americana di origini messicane ha firmato un editoriale in cui ha parlato della sua famiglia e della fortuna che ha avuto, grazie all'impegno e al sacrificio dei suoi nonni e della sua famiglia, a poter nascere con la nazionalità americana. Selena Gomez è intervenuta per promuovere il documentario Living Undocumented (Vite clandestine")che è stato lanciato ufficialmente da Netflix e parla proprio dei migranti che entrano negli Stati Uniti senza documenti, raccontando, appunto "i destini di otto famiglie di immigrati illegali sono sconvolti dalle trasformazioni nelle nuove politiche statunitensi sull'immigrazione".

La storia della famiglia di Selena Gomez

"Negli anni '70 mia zia oltrepassò il confine che separa il Messico dagli Stati Uniti nascosta nel retro di un camion. I miei nonni la seguirono e mia padre nacque in Texas poco dopo" scrive Selena Gomez guardando indietro alla sua famiglia: "Nel 1992 sono nata con la cittadinanza americana grazie al loro coraggio e sacrificio. Negli ultimi 40 anni la mia famiglia ha lavorato duramente per guadagnarsi la cittadinanza americana". La cantante poi parla proprio dell'immigrazione illegale:  scrivendo che p "un problema a cui penso ogni giorno e non dimentico mai quanto sia fortunata a essere nata in questo Paese grazie alla mia famiglia e alle circostanze".

Selena Gomez e la paura per gli Stati Uniti

Selena Gomez, che è una delle popstar più importanti al mondo, ha voluto produrre questo documentario proprio per accendere un riflettore su uno degli argomenti più dibattuto negli Usa in questi ultimi anni, soprattutto a seguito dell'elezione di Donald Trump: "Quando leggo i titoli dei giornali o assisto ai dibattiti sull'immigrazione sui social – continua l'editoriale sul Time -, mi sento spaventata per questo tipo di situazioni. Mi sento spaventata per il mio Paese". Parlando del film, poi, spiega che "cattura la vergogna, l'incertezza e la paura con cui anche la sua famiglia ha combattuto, ma cattura anche la speranza, l'ottimismo e il patriottismo che tanti clandestini mantengono nel loro cuore nonostante l'inferno che sono costretti ad affrontare".