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3 Febbraio 2020
18:28

Sanremo 2020, Rula Jebreal: “Mia mamma si tolse la vita dopo un’infanzia di violenze”

La giornalista e scrittrice Rula Jebreal è stata al centro della polemica che precede il Festival di Sanremo e sarà presente sul palco domai, prima serata martedì 4 febbraio. Fortemente voluta dal conduttore Amadeus, la sua presenza aveva fatto storcere il naso ai vertici Rai che hanno approvato purché parli di donne e non di politica. La giornalista porterà sul palco dell’Ariston un monologo sulla violenza di genere. In un’intervista esclusiva a Vanity fair, Rula Jebreal si racconta: “Parlo di fatti che conosco. È una battaglia che va combattuta, è imprescindibile. E lo devo a mia figlia”.
A cura di Giulia Turco
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Le prime voci su Rula Jebreal a Sanremo 2020 avevano fatto storcere il naso ai vertici Rai. Già a dicembre le prime indiscrezioni parlavano della possibilità che la giornalista israeliana potesse essere fra le 10 co conduttrici a fianco di Amadeus e secondo "Dagospia" il conduttore l'avrebbe incontrata in un noto hotel di Milano per farle la proposta, poi a gennaio è arrivata l'ufficialità. Dopo vari e indefiniti giri di valzer, i piani alti della tv pubblica si sono riuniti e hanno scelto di accontentare Amadeus che l'aveva fortemente voluta al Festival, a patto che la giornalista "parli di donne e non di politica". Certo è che la sua presenza sul palco dell'Ariston è tra le più attese delle cinque serate. In un'intervista esclusiva al settimanale Vanity Fair, Rula Jebreal si racconta, come futura conduttrice di Sanremo e nella sua carriera prima del Festival.

Da un passato difficile alla tv fino a Sanremo 2020

È nata ad Haifa nel 1973, ma è naturalizzata italiana. Rula Jebreal inizia a lavorare come giornalista nel 1997 per "Il Resto del Carlino", passando per "Il Giorno" e "La Nazione". Poi con l'esperienza a La7 dal 2002 veste al contempo i panni della giornalista e della militante del Movimento palestinese per la democrazia e la cultura e nel 2017 è una delle sette donne di successo omaggiate da Yvonne Sciò nel suo documentario Seven Women. Prima di tutto questo però, un'infanzia difficile segnata dalla morte della madre, vittima di violenze e suicida:

Mia mamma si è tolta la vita dopo un'infanzia di violenze tra i 13 e i 18 anni, nessuno le aveva creduto per salvare l'onore della famiglia.

Poi la maternità è arrivata anche per lei, a 23 anni, cambiandole in meglio la vita:

(…) quando ho avuto mia figlia ho iniziato davvero a vivere, lei è la mia coscienza morale ancora più sviluppata, fuori dal mio corpo.

La partecipazione a Sanremo 2020

Scrittrice, giornalista e docente alla Facoltà di Scienze Politiche all’Università di Miami, Rula Jebreal ha raccontato la storia del suo paese, Israele, sulle pagine di prestigiose testate americane, diventando portavoce della condizione femminile laddove la violenza sulle donne resta un crimine ignorato e impunito. Sul palco dell'Ariston metterà in scena un monologo:

Parlo di fatti che conosco, di adesso. È una battaglia che va combattuta anche dagli uomini. Per me è imprescindibile, non combatterla vorrebbe dire che non è cambiato niente da quando mia mamma si è suicidata. E lo devo a mia figlia.

Sulla scelta di Amadeus che l'ha fortemente voluta al Festival:

Lo ammiro perché ha fatto la scelta coraggiosa di chiamare dieci donne a condurre con lui, e mi auguro che per le prossime edizioni ci siano direttrici artistiche.

L'incontro con Harvey Weinstein

Nel corso della sua carriera, la giornalista ha avuto modo di conoscere il noto produttore coinvolto dallo scandalo sessuale di Hollywood, perché all’epoca fu proprio lui a produrre il film tratto dal suo libro, Miral.

(…)una volta l’ho visto maltrattare una sua assistente, le urlava addosso e lei è scappata via piangendo. Gli ho detto: sei molto fortunato, io ti avrei malmenato, tu saresti finito all’ospedale e io in carcere. Ho provato un disprezzo totale. Donne come me, che hanno avuto in famiglia dei casi di abuso…

Rula Jebreal sulle accuse misogine

Agli attacchi ricevuti sulla questione Sanremo e alle accuse di essere diventata famosa in tv solo per via della sua bellezza, risponde:

Gli amministratori delegati delle cento società più importanti del mondo sono tutti uomini: nessuno si chiede se abbiano avuto successo perché sono belli. Nessuno può essere selezionato in un sistema come quello americano (…) per l’aspetto fisico. (…). Sa che cosa mi ha aiutato? Il duro lavoro, raccontare la verità.

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