Dopo "Chico" e l'esibizione all'arena di Verona, Rose Villain racconta la sua esperienza musicale, a metà tra New York e Milano. La cantante che fa parte della Machete Crew di Salmo, Slait e Hell Raton, ha parlato del suo nuovo album: "Il nuovo disco sarà completamente in Italiano e mi piacerebbe trasportare nel pop il mio immaginario dark". Rose Villain ha discusso anche del machismo nella scena hip hop nazionale: "Ho rifiutato molti lavori dove venivo sessualizzata. Bisogna rifiutare dei featuring se non ci piacciono, anche al costo di perdere terreno in questo momento".

Rose Villain, che oggi è con Sony, è la prima artista italiana ad aver firmato con l'etichetta discografica statunitense Repubblic Records che produce stelle del calibro di Drake, Ariana Grande e Post Malone. L'artista di origini milanesi ha lasciato l'Italia a 18 anni per laurearsi in un conservatorio di Los Angeles e spostarsi dopo pochi anni a New York, dove tutt'ora vive. Una scelta che le ha aperto orizzonti musicali e le ha dato la possibilità di conoscere due culture completamente diverse. In Italia, dopo una piccola comparsa per la repack "Hellvisback Platinum" di Salmo con il brano "Don Medellin", ha cantato per la prima volta in lingua italiana per il brano "Chico" di Guè Pequeno. Il singolo, certificato disco di platino, le ha dato anche l'opportunità di esibirsi all'arena di Verona, durante i Seat Music Awards. Dopo l'uscita dei singoli "Bundy" e "Goodbye", adesso è pronta per il primo album ufficiale, completamente in italiano. Durante l'intervista ha dichiarato di averlo scritto interamente in quarantena, trascorsa a New York, e che avrà un'atmosfera dark, una cosa che nasce dalla sua passione per la psicologia criminale.

Sei stata la prima artista italiana a firmare un contratto discografico con la Repubblic Records. Ci racconti la tua esperienza negli Stati Uniti?

L'esperienza negli Stati Uniti è stata molto formativa, io viaggio ancora tra Milano e New York. Negli Stati Uniti viene premiata l'originalità, il duro lavoro, la ricerca. La cosa di cui sono più grata nel vivere e fare musica lì, è quella di tenere sempre alta l'attenzione, perché la competizione è altissima. Negli Stati Uniti bisogna farsi un culo senza perdere la tua originalità, solo così ce la puoi fare.

Com'è stato metterti alla prova anche in Italia, cantando per la prima volta in italiano?

La prima volta che ho cantato in italiano in realtà è stato con Guè Pequeno, con il singolo "Chico". Non l'avevo mai fatto, avevo sempre e solo scritto in inglese, avendo sempre ascoltato molta musica internazionale. Vivo negli Stati Uniti da quando ho 18 anni, prima sono andata in un conservatorio di Los Angeles e poi mi sono trasferita a New York, dove ho sempre scritto e cantato solo in inglese. La strofa l'avevo scritta in inglese, poi Guè mi ha chiesto di scriverla anche in italiano. Pensavo che la difficoltà maggiore sarebbe stata essere me stessa anche in italiano, con le mie sfaccettature e con le mie passioni macabre, ma mi sbagliavo. Ho sempre pensato che non sarei stata accettata in Italia, ma negli ultimi anni ho visto un'apertura pazzesca che mi ha fatto venire voglia di mettermi alla prova anche qui.

Continuerai a cantare in inglese e in italiano?

Per quanto riguarderà l'Italia, ho un progetto che culminerà con una cosa grossa, tutta in italiano. Però sono già pronta con un sacco di pezzi in inglese che farò sicuramente uscire dopo. Penso anche che qualche pezzo che sto facendo in italiano, vorrei tradurlo in inglese.

Come si può descrivere il tuo prossimo album?

Sono una ragazza abbastanza inquieta, solare ma con un'anima abbastanza dark, un'atmosfera che porterò nel prossimo disco con suoni un po' malinconici e low-fi. A me piace esplorare nei generi, sono una mega fan del rock, è proprio il mio genere. Voglio provare a mischiarlo con la trap, voglio permettermi di fare tutto quello che mi pare senza seguire un filone o una sonorità unica. Il disco avrà quel mio stile un po' thriller.

La scena rap si sta aprendo anche a interpreti femminili. Cosa ne pensi?

Se si riesce a vedere un cambiamento nel genere più machista e maschilista che esista, significa che tutto il mondo sta prendendo questa piega. Finalmente c'è un'apertura, uno squarcio, valorizzando il talento della donna, perché noi donne spacchiamo. E ce ne sono tante che spaccano. Bisogna essere irriverenti, avere il piede di ferro ed entrare dando calci alla porta. Per esempio nei mesi scorsi, sulla rivista Billboard, nelle prime posizioni degli Stati Uniti c'erano Megan Thee Stallion, Cardi B e Ariana Grande. Stiamo vivendo una grande rivoluzione nel mondo hip hop e r&b, e sono super felice di partecipare a tutto questo movimento. Dobbiamo renderci conto che la trap è diventata il nuovo pop e chi meglio di noi donne sa fare il pop?

Come sei riuscita a liberarti dal machismo legato al rap?

Ho rifiutato molti lavori in cui venivo sessualizzata, o in cui ero relegata a fare solo il ritornello, rimanendo magari anche in bikini. Per me già dire di no significa lanciare un messaggio. Dobbiamo smettere di dire che la donna fa quella roba lì e l'uomo altro, bisogna aprirsi a una rivoluzione che parta anche dagli uomini. Dobbiamo dire di no quando siamo prese semplicemente perché serve una donna, rifiutando dei feat che non ci piacciono anche al costo di perdere delle occasioni.

Come hai vissuto il lockdown?

In realtà l'ho vissuto benissimo a New York, in quel periodo ho scritto tutte le canzoni del mio nuovo grande progetto, che avranno quel momento di "blu" all'interno. È stato un periodo molto triste per il mondo e si sentirà nel mio prossimo album.

Ritorna sempre l'immaginario psico-criminale nella tua musica. È una tua passione?

Guarda, il lavoro che avrei fatto se non avessi fatto la cantante sarebbe stato sicuramente relativo alla criminologia. Mi sarebbe piaciuto fare il detective perché sono super affascinata dalla psicologia criminale. Durante il lockdown ho visto un sacco di serie true crime e questa parte di me sarà sicuramente presente nella musica che produco. Io sono una macabrona e mi piace incorporare questo mio interesse crime nel pop e penso di farlo sempre con ironia, mai inneggiando alla violenza. Anche Salmo, nei suoi visual, ha sempre incorporato queste atmosfere. Diciamo la verità, tutti noi "macheteros" siamo dark per indole.