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19 Ottobre 2016
11:18

Rimproveri a Morandi e Pupo, come la vedova di Battisti impedisce l’uso delle sue canzoni

Sono tanti i casi in cui presentatori e artisti hanno ricevuto telefonate dalla vedova di Lucio Battisti che li intimava a non utilizzare le canzoni del marito, come emerge dalle carte del processo contro Mogol, riportate oggi dal Corriere della Sera.
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Lucio Battisti (Lapresse)
Lucio Battisti (Lapresse)

Alla fine anche il catalogo dei Beatles, da qualche mese, è disponibile in streaming, accessibile a chiunque abbia voglia di collegarsi a una qualunque delle principali piattaforme mondiali, dopo anni di silenzio e difficoltà a reperire una delle discografie più amate della storia della musica contemporanea, dovendo ricorrere, sul web, principalmente a Youtube. Anche il principale tassello mancante del puzzle mondiale della musica in streaming era andato a posto, ma in Italia, quel tassello, ancora non è ancora disponibile. Non parliamo dei Beatles, ovviamente, ma della discografia più ricercata di un cantante italiano, quella di Lucio Battisti. Ma quello dello streaming è anche l'ultimo dei problemi dei fan i quali hanno enormi difficoltà a poter anche solo ascoltare in tv la musica composta da uno dei cantautori più amati del Paese, la cui eredità è gestita dalla vedova Grazia Letizia Veronese, che da anni si batte affinché la musica del marito non sia utilizzata a caso e senza il consenso della sua famiglia.

Le carte processuali

In un pezzo uscito questa mattina sul Corriere della Sera si ripercorrono alcuni atti del processo della causa che l'ha vista opporsi a Mogol, storico paroliere di Battisti – che questa estate si è visto riconosciuto un indennizzo da parte della società Edizioni Musicali Acqua Azzurra S.r.l. che ne gestisce le edizioni, appunto – e alcune testimonianze presenti nelle carte processuali, in cui si evidenzia come siano molti i cantanti e personaggi famosi che sono passati per le telefonate della signora Veronese che spesso ha li ha ripresi per l'uso, a suo giudizio improprio, delle canzoni del marito:

Squilla il telefono di Gianni Morandi, dopo una sua trasmissione in Rai: è la moglie di Lucio Battisti, Grazia Letizia Veronese. «Ricordo che la signora — racconta Morandi in una testimonianza al tribunale di Milano — mi telefonò chiedendomi di non usare più le immagini del marito, andate in onda mentre veniva eseguita la canzone Pensieri e Parole e di non eseguire canzoni del suo repertorio. Mi chiamò dopo la trasmissione e mi rimproverò, intimandomi di non farlo più.

Critiche a Pupo

Lo riporta il quotidiano milanese che cita, tra gli altri, anche Pupo, reo di aver "utilizzato la melodia del brano Ancora tu durante un’altra trasmissione Rai", e Dino Gasperini, Assessore del Comune di Roma che nel 2011 stava per organizzare uno spettacolo per i 50 anni di carriera di Mogol ("La signora Veronese — testimonia lui — disse che avrebbe impedito lo svolgimento della manifestazione…").

Perché non si possono utilizzare le canzoni di Battisti

Il perché di questa volontà è presto detto:

Lucio, sostiene la moglie, aveva indicato una strada molto stretta per lo sfruttamento delle canzoni. La filosofia è riassunta in un passaggio dove la famiglia (c’è anche un figlio, Luca, 43 anni) si difende, con l’avvocato Simone Veneziano, dall’accusa di aver rinunciato a ricche entrate abbinando canzoni a pubblicità di Fiat, Barilla e Mps. «Lucio Battisti non avrebbe mai consentito che una sua composizione fosse accostata a una casa automobilistica (Fiat), a un’impresa produttrice di pasta alimentare (Barilla) ovvero, peggio ancora, ad una banca (e che banca: Monte dei Paschi di Siena)». La volontà di Lucio, insomma, non può essere «calpestata per vili motivi di lucro».

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