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13 Dicembre 2014
10:01

Rhò, l’italiano che ha composto per Ridley Scott: “Genero associazioni tra immagini e musica”

A detta di molti uno dei musicisti più promettenti della nuova scena italiana, Rhò si prepara a girare l’Italia per presentare il suo ultimo lavoro, “Nebula”, un sistema fatto di diversi elementi, ma con un corpo unico. Gli abbiamo fatto qualche domanda, facendoci suggerire la situazione più adatta per ascoltare un disco, invero ascoltabile nella maggior parte delle situazioni possibili.
A cura di Andrea Parrella
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Rhò, al secolo Rocco Centrella, è artefice di un genere spartiacque, che puoi rischiare di divorare per libera scelta, oppure dopo averlo incontrato casualmente, ad un incrocio. L'unica cosa innegabile è che si tratti di un artista decisamente consapevole di ciò che vuole e in possesso dei mezzi per raggiungere lo scopo. Il suo folk allungato con elettronica (oppure il contrario) è, a detta di molti, una delle cose più interessanti della nuova scena italiana. Il suo ep più recente, Nebula, è il secondo della sua carriera, costellata da successi che spaziano in campi sconfinanti il recinto meramente musicale, come la recente collaborazione con una produzione di Ridley Scott. Abbiamo fatto qualche domanda a Rhò per comprendere meglio quali siano le radici del suo ultimo lavoro.

Il tuo lavoro più recente è uscito da più di un mese sul mercato discografico. Mi sembra di poter dire che le tracce siano essenzialmente legate l'un l'altra, tutte coerenti e rispettose verso un'idea originaria comune. Ammesso che l'impressione sia vera, mi viene automaticamente da chiederti di quale idea si tratti, insomma quale sia stato il principio di fondo perché prendesse forma questa "Nebula".

Hai colto un aspetto molto interessante di Nebula. Ma per risponderti preferisco spiegarti perché ho scelto questo titolo per un Ep. Nebula è un sistema gassoso, fatto di elementi diversi tra loro ma percepiti come una massa unica, che ha la magia di contenere e favorire la genesi di corpi stellari. Il mio Ep raccoglie delle canzoni che hanno radici diverse ma che insieme rappresentano un momento particolare per la mia vita artistica: una fase in cui ho dovuto metabolizzare tutto quello che il mio primo disco mi ha permesso di imparare e in cui toccava individuare delle prospettive per far continuare a crescere il progetto Rhò. Ogni canzone è totalmente rappresentativa di questa dimensione.

La tua musica ha naturale propensione a mettersi al servizio di immagini, eventi, situazioni cui i tuoi lavori fanno da tappeto musicale: un chiaro esempio è la recente collaborazione per la colonna dell'ultimo film di Ridley Scott, che ha sempre affidato un ruolo primario a questo aspetto. Convincere la produzione non sarà stato semplice, mi diresti come è andata?

In realtà si è svolto tutto in un weekend. Il tempo necessario a produrre, consegnare e non realizzare ciò che mi stava accadendo. Mi è giunta la richiesta da Washington, un brief abbastanza chiaro che il gruppo di creativi che seguiva il progetto mi ha inviato in seguito all'ascolto del mio materiale. Altre esperienze nel settore mi hanno insegnato che per convincere una commissione bisogna inviare una proposta molto diversa da quelle che rispondono alla richiesta, per rendere efficace una presentazione. In questo caso ad avere la meglio è stata la proposta fuori brief, quella più personale e svincolata dagli ascolti che il team mi aveva proposto in fase di ricerca. In meno di una settimana ho messo a punto "As you hope" che ha poi accompagnato le immagini del film. Con il video ufficiale di questa canzone, girato con Daniele Napolitano e Lorenzo Balducci, è iniziata la promozione di Nebula, uscito dopo quasi un anno dal film.

Le vie espressive che percorri contribuiscono alla creazione di un'ambientazione, un'atmosfera, o meglio un'esperienza multi – sensoriale. Ora, mi tocca chiederti se tu ti senta più "in diritto" di altri musicisti a parlare di sinestesia…

Mi fa piacere che avvenga un'associazione libera tra immagini e la mia musica, ma no, non credo di sentirmi più in diritto di altri, anche perché sono convinto che l'effetto sinestetico dipenda dalla sensibilità dell'ascoltatore, non di chi produce. Dimostrazione è che anche un rumore o un effetto sonoro legato alla natura possono produrre sinestesia. A me affascina il fenomeno, molto. Per questo motivo mi viene naturale immaginare, visualizzare, orientare lo sguardo sia mentre compongo che durante i miei live. Se poi questo modo di operare supera la mia dimensione individuale ispirando anche i miei ascoltatori, allora possono ritenermi più soddisfatto come se avessi prodotto una nota difficile con grande nonchalance.

In questo genere di produzioni chi ascolta, spesso trascinato in un determinato mood emozionale, rischia di intendere la voce come un elemento accessorio, o meglio come uno strumento al pari degli altri, magari prestando poca attenzione al contenuto dei testi. Posto che non sia una legge assoluta, come ti rapporti a questa ipotesi?

Non si può essere bravi in tutto. Nel corso degli ultimi anni ho privilegiato la sperimentazione, la ricerca sonora e lo studio sulla voce come strumento capace di condurre un ascoltatore in una dimensione sonora in cui le parole hanno un senso universale. I miei testi nascono dalle mie esperienza, ma la mia voce vuole essere veicolo di frequenze sonore più che di significati, motivo per cui le mie canzoni danno lo stesso peso a linea melodica e armonia.

Passiamo alle domande di rito: a chi va attribuita la colpa di questa passione divenuta lavoro? A chi ti ispiri?

Questa è una domandona. Difficile trovare una sola persona che meriterebbe tutti gli insulti per avermi fatto pensare che questa propensione potesse diventare un'attività. La mia famiglia "allargata" mi ha sempre aiutato a tenere viva questa passione, dandomi feedback sinceri e accompagnandomi in tutte le mie fasi. Al momento posso contare sul supporto di persone molto ispirate dal mio progetto con cui sto condividendo i miei passi e se dovessi trovare un modello a cui ispirarmi probabilmente è Sufjan Steven, per la maniera in cui produce e per il percorso che fatto a prescindere dal fatto che suoniamo cose diverse.

Oltre ai luoghi e alle date, potresti dirmi qualcosa delle tue esibizioni? Prevedi una formula particolare?

Se nel disco metto in ballo il mio ruolo di producer, con i live mi diverto a fare il musicista. In entrambi i casi però ho scelto di operare da solo, quindi nei miei concerti decido di condividere la dimensione solitaria con il pubblico, che ha modo di capire, vedere e ascoltare tutto quello che faccio. In questo periodo sto portando in giro un set in cui presento i brani di Nebula e alcuni di Kyrie Eleison, fondendo una canzone all'altra. Mi fermo pochissimo durante il live proprio perché mi piace restituire un'intensità che parte soprattuto dall'impegno fisico che metto in quello che faccio. Le mie prossime date mi vedranno suonare a Torino (18/12), Firenze (19/12), Roma (20/ 12), Alberobello (26/12), Guagnano (27/12), Bari (28/12), Trani (29/12) e Napoli (30/12).

Ho ascoltato il tuo album diverse volte, durante una sessione di jogging, mentre montavo un mobile Ikea, così come di notte, prima di andare a dormire, trovandolo credibile ogni volta, per motivi diversi. Ringraziandoti per questa intervista ti chiedo: ti sentiresti di consigliare, a chi non l'ha ancora fatto, LA situazione propizia all'ascolto di "Nebula"?

Passeggiando per strade vuote, durante i festeggiamenti natalizi, si percepisce una strana sensazione dovuta al trovarsi bene in uno spazio che solitamente è invaso dalla folla e che in queste rare circostanze diventa accogliente, quasi protettivo. Se dovessi suggerire un momento, in questo periodo dell'anno, sceglierei quello.

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