Credit: Roberto Rocco
in foto: Credit: Roberto Rocco

Renato Zero ha presentato alla stampa il nuovo disco "ZeroSettanta", parlando del suo passato, della sua carriera, ma anche attaccando le radio, colpevoli di dare molta meno visibilità agli artisti italiani, e dicendo la sua sui talent. L'artista romano ha parlato anche della possibilità di fare un concerto dal vivo, un'occasione molto remota per Renato Zero che non accoglie di buon grado il doversi limitare ai mille presenti. Zero ha anche commentato anche il ruolo delle etichette nella sua carriera, della svolta indipendente, parlando anche della sua etichetta.

Il nuovo disco

Ad un anno di distanza da "Zero il Folle", Renato Zero ritorna con un progetto discografico molto ampio. "ZeroSettanta" conterrà 40 brani inediti, e sarà diviso in tre parti, ognuno in uscita il giorno 30 di ogni mese, da settembre a novembre. Una scelta che lo stesso autore ha giustificato dicendo di voler lasciare ai propri fan il tempo di assimilare la musica: "Tre pubblicazioni per non ingolfare la piazza e per dare respiro ai padiglioni auditivi del mio paziente pubblico". Un disco che Renato Zero ha assicurato parlerà d'amore e di resistenza, figlio anche dei tempi passati in quarantena: "Argomenti disparati, ma qui l'amore ha avuto bisogno di più spazio. Il filo che unisce tutto sono i miei rumorosi anni, con i bilanci di una vita e le tracce del mio passaggio". L'artista romano ha però voluto anticipare qualcosa ai suoi fan, pubblicando lo scorso 18 settembre "L'angelo ferito", il primo singolo estratto dall'album.

La protesta contro le radio

A questo punto della sua carriera, in un momento in cui l'industria musicale sembra concentrarsi molto su ciò che si ascolta anche al di fuori dei confini nazionali, Renato Zero ha attaccato le radio italiane: "Alle radio italiane dico che basterebbe che uno come me, che ha speso la sua energia e i suoi soldi per realizzare un'opera del genere, potesse avere la possibilità di essere trasmesso al pubblico. Lasciamo stabilire a loro se Renato Zero ha fatto una cazzata o un'opera degna e superlativa. Questa cosa colpisce me, ma anche molti altri miei colleghi, danneggiati dal target delle radio". L'artista romano confessa anche che il Covid-19 sembra aver messo a dura prova il mercato musicale: "Con la pandemia è scattato un allarme dove tutti siamo chiamati a prendere posizioni e modificare abitudini e la vita. Un esercizio che interessa anche l'arte e lo spettacolo. Anche noi, due conti ce li siamo fatti: la paura di esibirsi o addirittura di fare un disco perché non incasserà. C'è una cosa positiva però: ci siamo guardati dentro e abbiamo fatto i conti con noi stessi. E abbiamo pensato anche a chi lavora con noi. Da questo disco scaturirà un utile per aiutare quelli che hanno lavorato con me, dai tecnici ai fonici a tutta la grande famiglia che ha contribuito al mio viaggio dal vivo".

Il concerto per i suoi 70 anni

"ZeroSettanta" è un disco che l'artista romano avrebbe voluto presentare dal vivo, davanti alla sua gente, i sorcini, in uno dei giorni più importanti della sua vita (il primo capitolo sarà pubblicato il giorno del suo compleanno): "Ho pronto un compleanno da festeggiare, ma lo farò più avanti. Io che avrò festeggiato al massimo 3 o 4 compleanni in vita mia, non voglio perdere questo. Voglio vedere se le rughe dei miei colleghi sono simili alle mie, voglio capire se tutti gli altri artisti sono felici di stare con me. Voglio festeggiarlo con tutto il pubblico che mi ha seguito fino a qui, non solo una parte. Questa gente si merita un grande show. Una piccola anticipazione: martedì 29 andrà in onda su Canale 5 il film del concerto ‘Zero il folle'. Sarà qualcosa che farà riflettere".

Il ricordo di Zerolandia

Durante la presentazione del nuovo disco, Zero ha anche commentato come è cambiato il mondo della musica, rispetto ai suoi primi anni: "Oggi c'è una folla di ragazzi, giovani, che con poca spesa si mettono in rete e fanno sfoggio delle loro canzoni. Noi, invece, vivevamo la carboneria e dovevamo usare lo scantinato ovattato per non fare rumore. Quel modo di fare pratica ci dava modo di arrivare di fronte alla telecamera o a un microfono con la consapevolezza di avere ottenuto quella maturità per poter acceder a quel mondo. La facilità di ingresso di oggi, invece, crea confusione. E chi non viene da uno studio meticoloso della musica corre dei rischi". Parlando del passato, Renato Zero ha voluto ricordare Zerolandia, uno dei primi esperimenti di etichetta indipendente italiana: "Zerolandia fu espressione di libertà. In quegli anni in cui le major nella musica italiana avevano una grande influenza nella produzione discografica, fu uno delle prime etichette libere. Ci siamo spostati troppo all'estero, abbiamo perso tutti i marchi più importanti, dal vino a tutte le altre eccellenze. La mia è una legittima protesta e mi piacerebbe essere rappresentato e mi piace dire quello che non mi piace".

Il rapporto tra Fonopoli e i nuovi talent

Renato Zero ha voluto esprimere la sua opinione sui talent, un'operazione che negli anni passati avrebbe voluto lanciare attraverso la trasmissione Fonopoli: "In quest'epoca i talent sono delle operazioni incomprensibili. Ha un senso organizzare qualcosa attraverso l'istituzione di un'accademia, come voleva essere Fonopoli, ma già all'epoca era un'operazione troppo intelligente e azzardata. Guai che gli italiani diventino colti".