Raffaele Renda sembra finalmente aver convinto tutti delle sue doti, qualcosa che lo ha istigato sempre a migliorare, a partire anche da "Il sole alle finestre", il suo singolo da pochi giorni in rotazione radiofonica, che racconta la voglia di uscire dal tunnel, di amarsi anche quando il mondo sembra crollare addosso. Dopo Sanremo Young, la sua avventura ad Amici 20, con la pubblicazione di cinque inediti, è stato il suo passo successivo nella lunga maratona dell'affermazione personale, un tragitto che ha condiviso con persone con cui ha instaurato rapporti importanti, come Martina Miliddi. Alle porte della semifinale, le strade con il talent show si sono divise, ma prima di farlo, il cantante calabrese è riuscito a lasciare una traccia di sé e della sua terra, con l'inedito "Focu Meu", la rivalsa della propria affermazione, in un paese che ti fa credere che è impossibile riuscirci.

"A far star buone le paure, quando diventano grandi, e nessuno sa come fermarle". Un verso de "Il sole alle finestre" che sembra rappresentare a pieno la tua energia musicale, la tua voglia di buttare il cuore oltre l'ostacolo. Mi racconti questo concetto e com'è nato il brano?

È cosi. Ho passato la mia infanzia e la mia adolescenza a dover convincere tutti, compresa la mia famiglia, che la musica è la mia strada, la mia vita. Anche quando ero giù, mi son dovuto far forza da solo per andare avanti, per non cadere nel baratro. Il senso di quella frase è il senso del mio viaggio musicale. Il brano è un inno di speranza: so che c'è sempre un periodo buio che ci intimorisce, che ci mette all'angolo. Proprio in quel momento, noi siamo i padroni del nostro destino, del nostro futuro. Il sole alle finestre è stata per me quella luce nel tunnel.

Una luce che ti ha accompagnato negli scorsi mesi durante la tua avventura ad Amici 20, un grande palcoscenico per la tua carriera musicale. Com'è ti è sembrato questo viaggio?

Io Amici lo sognavo da quando ero piccolo, ho provato per quattro anni a entrare, senza successo. Poi quest'anno ho avuto questa fortuna ed è esattamente ciò che mi immaginavo. Un percorso di studio che mi ha permesso di crescere, sia a livello umano che professionale.

Com'è stato condividere la stessa casa per sei mesi con altre persone, ma soprattutto puoi dirmi uno dei ricordi a cui sei più legato?

Molto strano perché non avevo mai vissuto con altre persone al di fuori della mia famiglia, soprattutto per un periodo così lungo. Mi sono dovuto catapultare in questa situazione, e non è stato molto facile, anche perché se c'è una cosa che amo è la solitudine. Però poi siamo umani e ho legato rapporti con molte persone all'interno della casa, con alcuni più che con altre. Stare a stretto con Arisa credo sia la cosa che mi ha cambiato di più, vedere la sua energia in studio è impagabile.

Ritornando a "Focu Meu", quanta Calabria c'è nella tua musica?

Tantissima. Purtroppo molte volte mi hanno detto di dover scappare da questa terra, perché qui non si concepisce la "vita" dell'artista come un lavoro vero e proprio. Io penso che si possa partire da qualsiasi posto del mondo, senza lamentarsi e cullarsi su luoghi comuni che non esistono. Bisogna farsi forza da soli.

C'è un episodio particolare che ti ha fatto pensare di smettere con le musica?

Sì, c'è stato il dopo Sanremo Young perché non ero molto lucido. Ero arrivato secondo e mi aspettavo chissà che gran cosa, e questa situazione mi ha fatto molto crescere perché non avevo più voglia di cantare. Mi sono chiesto il motivo per cui stessi andando in questa direzione, perché non riuscivo a comprendere che la musica, come la vita, è fatta di alti e bassi. Prima non la capivo, perché ero troppo piccolo.

Dal passato al futuro: qual è il prossimo passo di Raffaele Renda?

Il prossimo passo è rilasciare il mio Ep, il mio disco. Sicuramente il mio sogno è quello di ritornare a Sanremo, questa volta tra i big. E poi vorrei impormi nella scena come performer, qualcosa che si è perso molto negli ultimi anni in Italia. Mi affascina molto questo processo musicale.