I Bastille in concerto in una Chiesa (Jim Dyson/Getty Images for Hilton Honors)
in foto: I Bastille in concerto in una Chiesa (Jim Dyson/Getty Images for Hilton Honors)

La storia è questa: il paese è in lockdown da due mesi ormai, pian piano le regole si sono fatte più stringenti. Poi, a un certo punto, il Governo ha cominciato a dare indicazioni per la Fase due, quella che prevede un inizio di ritorno alla normalità. Il principio, però, resta quello della sicurezza, quindi apertura di poche attività che possano permettere al Paese di non stagnare in una crisi economica che sarà devastante, e soprattutto rispetto di tutte le norme di distanziamento sociale, anche se dovete incontrare i vostri genitori. Ovviamente è impossibile fare assembramenti e come scritto più volte, a pagarne un prezzo carissimo è stato tutto il settore degli eventi – grandi, medi o piccoli – con un incidenza enorme sulla Musica, con artisti, autori e maestranze, che hanno visto, da un giorno all'altro, crollare il mercato e che devono vivere, soprattutto, non tanto grazie agli assegni statali, come molti, ma senza alcun tipo di prospettiva.

Messe sì, concerti no, un altro paradosso

Nessun tipo di concerto (giustamente, sia chiaro, dal momento che la salute è fondamentale), quindi, però, come scriveva Orwell, "Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali di altri". E così a partire dal 18 maggio chi vuole potrà andare a messa. Sì, dopo che la CEI ha fatto la voce grossa contro il Governo a seguito di uno dei discorsi del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, la Conferenza Episcopale ha chiesto – con appoggio immediate delle destre e successivamente della quasi totalità del Parlamento – di permettere la celebrazioni. Grazie a un accordo tra le parti, ovvero Governo, Comitato tecnico scientifico e CEI, è stato trovato un accordo su un protocollo che prevede quali saranno le norme di sicurezza da adottare e che disciplina le modalità con le quali saranno officiate le funzioni religiose. L'accordo prevede che si eviti "ogni assembramento sia nell'edificio sia nei luoghi annessi, come per esempio le sacrestie e il sagrato", che si mantengano le distanze, si usino mascherine e insomma si seguano tutte le regole che evitino – o riducano al massimo – le possibilità di contagio (si eviterà lo scambio del segno di pace e le ostie saranno date evitando il contatto con i fedeli).

La roulette russa delle messe

Ovviamente resta tutto nel dubbio, ma proprio questo dubbio dovrebbe spingere le Istituzioni ha muoversi con estrema cautela, soprattutto perché sarà difficile che i protocolli di sicurezza possano essere mantenuti alla perfezione nei luoghi di culto. Sarà difficile sanificarli, ovviamente, ma anche gestire gli ingressi e le uscite e il numero chiuso: "Decine di persone, in locali vecchi e poco ventilati, con impossibilità di operare controlli o di disciplinare gli ingressi (non parliamo di supermercati) e con momenti che rendono impossibile il distanziamento sociale (l'eucarestia o la confessione, ad esempio): sono solo alcuni dei punti che sfuggono a qualunque protocollo, anche il più stringente" come scrive Adriano Biondi su Fanpage.it, parlando di vera e proprio roulette russa del Governo.

Perché non aprire i concerti

A questo punto però, la domanda è: perché non permettere lo svolgimento dei concerti in luoghi più sicuri delle Chiese come i teatri, per esempio? In barba a tutta la discussione sui drive in etc, perché non permettere di tenere concerti in alcuni luoghi? Club, bar, teatri e tutti quelli che posano sicuramente essere regolamentati molto meglio di una Chiesa. Non c'è una libertà di culto da rispettare, quindi si può decidere a piacimento quale capienza rispettare, in base all'ampiezza di un luogo, senza contare che esiste un sistema di biglietti (nominale, addirittura) già rodato, che sarebbe possibile rispettare le distanze, sanificare i locali, controllare con più facilità di quanto possa avvenire con le Chiese e soprattutto la percentuale delle persone a rischio sarebbe molto minore rispetto a quella delle messe, la cui età media è molto alta. È una provocazione, ovviamente, ma sarebbe il momento di mettere da parte convenienze e strumentalizzazioni e muoversi tutti nella stessa direzione, altrimenti la battuta viene facile: insomma, avevamo una soluzione sotto agli occhi, manca solo una CEI a farla attuare.