Pierdavide Carone (Virginia Bettoja)
in foto: Pierdavide Carone (Virginia Bettoja)

Caramelle aveva riportato il nome di Pierdavide Carone al centro del pop italiano. La canzone cantata coi Dear Jack era stata scartata al Festival di Sanremo 2019 ma aveva ottenuto un ottimo successo di critica e risultati. Si pensava che potesse essere il trampolino per rivedere il nome dell'ex talento di Amici, amato da Lucio Dalla, di nuovo al centro di un certo discorso di cantautorato pop, invece per un anno e mezzo c'è stato soprattutto silenzio. Il perché lo ha spiegato lui stesso lanciando la sua ultima canzone "Forza e coraggio", un brano i cui proventi andranno a Humanitas per la diagnosi, la cura e la ricerca contro il Covid 19 e che ne segna il ritorno dopo una malattia. Carone, infatti, ha avuto un tumore da cui è guarito e che lo porterà a periodici controlli. Della malattia, spiega a Fanpage.it, non ne avrebbe parlato se non si fossero uniti una serie di circostanze che lo hanno portato proprio a questa operazione benefica.

Ciao Pierdavide, mi racconti quando hai cominciato a scrivere Forza e coraggio e da dove sei partito?

Forza e coraggio ha una gestazione molto più vecchia della data della pubblicazione. Ho iniziato a scriverla quando mi sono trasferito da Roma a Milano e dovevo ricominciare tutto da capo a livello lavorativo e umano, ma anche a livello di luoghi, di spazi, erano i giorni in cui stavo cercando di trasformare quegli spazi vuoti in una vera e propria casa. Tra l'odore di quegli scatoloni da svuotare è nato il bisogno di infondermi quello che è il titolo della canzone, ovvero forza e coraggio, ne avevo bisogno. I motivi che mi stavano spingendo a Milano erano innanzitutto i motivi che mi stavano spingendo via da Roma, per tutta una serie di ragioni, sapevo che il mio percorso professionale e umano sarebbe stato abbastanza tortuoso perché mi sarei ritrovato in una situazione nuova, a dover ricominciare tutto daccapo, mettere a posto una casa ma anche cercare una casa discografica, tanto per dirne una. Ti ritrovi ad affrontare una serie di sentimenti di scoramento quando senti che devi scalare montagne altissime, quando pensi a tutto quello che hai fatto e al fatto che devi rifarlo di nuovo quasi da capo.

Nella scrittura, quindi, ha cominciato dal ritornello, da quel Forza e coraggio?

No, no, in realtà, come mi capita sempre le canzoni le scrivo nella cronologia in cui poi si stagliano all'ascolto dell'ascoltatore, quindi sono partito dalla parte più pessimistica, difficoltosa. Soprattutto la prima strofa è un modo come un altro per dire ‘Ma chi me lo fa fare di dover ricominciare', sai, quando pensi alla fatica, era un po' quello. Forza e coraggio arriva nel ritornello, quando da una strofa in minore armonicamente si va in maggiore e questo vale sia per l'armonia della musica che per il testo: è come se il me più ottimista, coraggioso, rispondesse al me in quel momento meno risoluto e gli dicesse ‘Guarda che siamo la stessa persona, insieme ce la possiamo fare'.

Questa Forza e coraggio arriva a un anno e mezzo dal successo di Caramelle. Quello poteva essere quello il punto di ripartenza, poi la malattia, ci sei rimasto male?

Parzialmente lo è stata una ripartenza nei fatti, perché Caramelle ha avuto un successo che non potrà essere messo in discussione da quello che è successo dopo. Semmai quello che è successo dopo mi ha costretto a non dare continuità immediata a quella canzone, questo è stato un grande dispiacere. In quel momento, però, la cosa più importante era guarire, farmi curare, poi è chiaro che quando ritorni alla vita al di là della malattia ti rendi conto che dovrai di nuovo ricominciare, non proprio da zero, ma di sicuro dovevo rimboccarmi le maniche e capire cosa fare. Questo ben prima  dell'idea di pubblicare Forza e coraggio e associarla a una raccolta fondi. Erano pensieri che nascevano prima del Covid-19.

Ora come stai?

Ora sto bene, in questi giorni – i primi in cui gli ospedali iniziano a respirare e potersi occupare di cose che fino a due settimane fa non erano prioritarie – ho fatto degli esami che tutte le persone nelle mie condizioni – anche quelle che hanno superato brillantemente la malattia – dovranno fare per un certo lasso di tempo.

Sei un artista solitamente riservato, come mai hai deciso di esporti così e come hai maneggiato questa cosa? 

Sì, in realtà probabilmente questo progetto non sarebbe nato se non fosse successo tutto questo e non si fossero incastrate delle situazioni: se mentre stavo lavorando al disco il mondo non fosse andato in lockdown, se mentre ero a casa non ci fossimo resi conto che Forza e coraggio assomiglia molto più ai tempi che stiamo vivendo di quanto la sua matrice originale non suggerisse e soprattutto se non fosse arrivata la telefonata di Walter Bruno, direttore della comunicazione di Humanitas, che dopo avermi chiesto come stessi mi avesse domandato scherzosamente quando avrei scritto qualcosa per loro e rendendomi conto che qualcosa per loro ce l'avevo già. Al netto di tutto questo ho deciso che il modo migliore per spiegare alle persone perché stavo pubblicando una canzone i cui proventi sarebbero andati a Humanitas, perché avessi deciso di fare questo gesto, era fondamentale per una buona riuscita dell'operazione, anche per dare una sensazione di trasparenza e credibilità e non di ruffianeria.

In che senso?

Si sa che talvolta dietro questi progetti la gente è anche legittimata a pensare che ci possa essere un po' di autoindulgenza, ruffianeria, appunto, quindi per me era fondamentale che venissero fuori le ragioni per cui io stavo restituendo a Humanitas quello che privatamente Humanitas mi aveva dato, in termini di cure. Se non ci fossero state tutte queste situazioni probabilmente non l'avrei mai detto: io sono un artista abbastanza schivo, tento di proteggere la mia vita personale e far sì che pubblicamente emerga solo la mia musica, il che forse ha anche un po' penalizzato la mia carriera a livello di cassa di risonanza. Oggi viviamo un'era in cui alle canzoni bisogna accompagnare la vita sul divano di chi ha cantato quella canzone perché il mondo del web ci ha reso tutti un po' più voyeur. Io cerco di defilarmi da questo meccanismo anche a costo di rallentare il percorso di popolarizzazione della mia musica. Qui ho fatto una necessaria eccezione perché col mio staff ci siamo detti che o la cosa avrebbe dovuto avere una totale trasparenza nei confronti delle persone mettendo in gioco, quindi, anche la mia vita al servizio di una causa nobile oppure tanto vale rinunciare a tutto il progetto. Mi sono violentato per far sì che fosse tutto giustificato.

Ti sei lei legato sempre più a un cantautorato che vuole dare un messaggio, è la strada del prossimo disco?

Forza e coraggio proprio per la gestazione di cui ti parlavo – è più vecchia anche di Caramelle – già faceva parte di un progetto che sarà l'album e di cui ancora non conosciamo la data di pubblicazione. Sappiamo che questa canzone è in un contenitore che sarà l'album e visto che Caramelle non è incoerente con il resto del disco, forse potrà essere integrata anche se è una cosa nata dopo. Per quanto in passato avessi già avuto approcci con tematiche che andavano oltre il canovaccio dell'amore e guardavano alla società e alle sue contraddizioni – penso alla Ballata dell'ospedale o Nanì – probabilmente adesso, forse anche perché ho un'eta diversa, tendo ad avere più voglia di raccontare storie della vita. Ovviamente ci sarà spazio anche per i sentimenti, perché l'amore è sempre il tema centrale, quello che move il sole e l'altre stelle per dirla à la Dante, e sicuramente ce ne sarà ma non sarà il solo tema, anzi. Forza e coraggio e Caramelle anticipano un mio spostarmi in maniera più decisa verso certe tematiche.

Un cantautorato, come dire, più impegnato?

Penso che il cantautore debba tornare ad appropriarsi del proprio ruolo. Viviamo ani in cui la musica per la paura di essere fagocitata da un sistema economico sempre più esasperante sta dimenticando la propria funzione sociale e lo capisco, a volte anche io sono stato tentato perché non è facile per nessuno, non biasimo o pontifico, però anche se vogliamo parlare in termini economici e di business la musica avrà da guadagnare se si assume di nuovo la responsabilità di dire qualcosa alle persone, oltre al fattore di dignità e consapevolezza sociale e umana. Nella storia le grandi canzoni a tema sociale hanno anche fatto numeri importanti, mi viene banalmente in mente "Imagine", che era un messaggio che Lennon ha mandato al mondo e non mi pare sia stato un insuccesso.

Tu poi hai avuto a che fare con Lucio Dalla e Franco Battiato, per citare un paio di nomi che non avevano paura di tematiche non scontate…

Esatto, anche loro avevano un grande consenso popolare, avevano dischi in classifica, e dicevano anche qualcosa, non lo facevano appoggiandosi sulla futilità

Senti, aspetti Sanremo 2021 e lo lanci lì l'album?

Oddio, francamente vorrei non dover dipendere da un festival per decidere se pubblicare un disco. Caramelle ha dimostrato che quattro persone facenti parte di una Commissione, per quanto quella commissione sia quella del festival più importante d'Italia, possono anche sbagliarsi e da quel punto di vista Caramelle è stato un grande esempio di errore umano – in buona fede – che spesso però ti fa venire un po' di scoramento, ti porta a pensare di aspettare il giro successivo, poi, invece, quando quell'unica volta decidi di buttarti, comunque capisci che la gente è con te se hai qualcosa da dire, chiaramente. E siccome penso che questo disco abbia qualcosa da dire non mi va che la sua uscita sia condizionata dal festival.