Esce oggi, venerdì 23 ottobre, su tutte le piattaforme digitali il nuovo album di PeppOh dal titolo MOOD Street. Il soulman napoletano torna sulla scena con un album prodotto interamente da Dj Cioppi (al secolo Gianluca Albrizio) per Area Nord Ammò. Il disco, composto da 13 tracce, è un racconto della vita urban in cui gli autori dell'opera sono totalmente immersi e connessi agli scenari di periferia a cui appartengono (Secondigliano, Area Nord di Napoli). A Fanpage.it, i due artisti raccontano questa operazione che toglie a PeppOh il cliché del rapper e che richiama Kendrick Lamar, i Beatles e soprattutto la scena romana e alla sua opera concettuale, su tutti Achille Lauro/Boss Doms e Carl Brave/Franco126.

L'intervista a PeppOh e Dj Cioppi

Peppe e Gianluca, raccontatemi questo disco. 

PeppOh: Mood Street, piaccia o non piaccia, è il mio terzo album. Per la discografia nazionale non lo è, perché le autoproduzioni non vengono considerate ufficiali, anche se molti artisti stanno facendo questo passaggio. Farne tre di album in una città come Napoli, dove la scena è quasi scomparsa, è grande motivo d’orgoglio.

Dj Cioppi: Avevo composto tre beat e li passai a Peppe e cominciammo a lavorare insieme. Poi Peppe uscì con “Nuvole Nuove” e accantonammo il progetto, ma abbiamo sempre continuato a lavorare. E alla fine eccoci qui.

Questo non è un disco rap, ma mischia i generi. La sensazione è quella di ascoltare qualcosa che nel mercato non c'è ancora.  

PeppOh: In Mood Street mi sono tolto l’armatura di rapper e mi sono immerso in quelle che sono le mie sonorità e i miei pensieri nudi e crudi. Questo grazie soprattutto a Dj Cioppi, che mi ha messo a mio agio e mi ha dato la possibilità di misurarmi con delle sonorità personali. Rispetto a “Nuvole Nuove” qui c’è un passaggio ulteriore. Ora c’è una profondità diversa alle liriche come nelle produzioni.

Dj Cioppi: Non è un disco rap, Dio ce ne scansi e liberi. Non è un disco hip hop canonico, non è un disco trap, non è un disco reggae. È un disco che equilibra tutto. La scelta è stata da subito quella di puntare sulla musica questo disco.

Cosa può diventare Area Nord Ammò?

Il nostro sogno è diventare una vera e propria etichetta discografica. Il processo, quando non sei figlio di editori o di altre cose, è un po’ più lungo. Non abbiamo presunzione di arrivare, ma siamo in questo mondo, quindi sì, vogliamo essere etichetta e brand.

Quali sono stati i vostri riferimenti artistici per questo disco?

PeppOh: Nell’ultimo anno e mezzo ho seguito di gran gusto tutta la vicenda di LIBERATO. Dalle canzoni singole fino al film ULTRAS. Abbiamo preso a cuore questa narrativa, questo modo di fare, questo immaginario. Poi ci siamo rifatti anche ad Achille Lauro, ai 126 di Roma, in particolare Franco. A livello internazionale, THE BLAZE, che è un po’ il corrispettivo del progetto di LIBERATO e Kendrick Lamar. Con “Damn” lui ha fatto un disco da leggere in due versi, dalla prima all’ultima traccia e viceversa. Nel nostro piccolo, abbiamo cercato di fare lo stesso tipo di lavoro.

Dj Cioppi: Achille Lauro e Boss Doms sono stati dei riferimenti, sia nella scrittura sia nelle sonorità. Anche tutto il resto della scena romana. Quando ascoltammo Tarari Tarara di Carl Brave e Franco126, io chiesi a Peppe: “Vogliamo fare nu disco assieme?”. E questi scenari da bar sono quelli che ci hanno ispirato.

Peppe, cosa è cambiato da Chesta nott’?

La mia vita è rimasta la stessa, ma è cambiata un bel po’. Cerco di vivere ancora con la mia musica, ma il ragazzo con i sogni nel cassetto di Chesta nott’ sta lasciando il posto a un Peppe un po’ più grande. I sogni restano gli stessi, ma adesso cerco di essere un po’ più reale, pragmatico, rispetto a quello che poteva essere il grande sorriso del chiattone di Bandiera Chiatta.

Cosa pensate di operazioni come quella di Buongiorno di Gigi D’Alessio?

PeppOh: L’operazione di Gigi D’Alessio ha fatto sì che tutti i riflettori della discografia sono adesso puntati su Napoli, cosa che prima non accadeva. Finalmente la scena campana ha preso coscienza di quello che è. Questa è una cosa che non si vedeva dai tempi di Speaker Cenzou e La Famiglia. Sono finalmente usciti ad imporre il loro sound e il loro slang, anche prima dell’operazione di Gigi D’Alessio, se penso a Nicola Siciliano e a Geolier. Per quanto riguarda i sound che si sviluppano, ci sono tantissime cose interessanti ma tante sono traduzioni di quello che succede oltreoceano, un po’ come la canzone italiana degli anni ’60.

Dj Cioppi: Gigi D’Alessio ha fatto un’operazione commerciale impeccabile, lanciando artisti che erano comunque in rampa di lancio. Per la scena campana, però, quello che veramente ha scombussolato le regole della musica è Speranza. Il primo live l’ho sentito a Castellammare, eravamo in 20 persone. Non ha una voce aggraziata, ma riesce ad imporsi cambiando sempre contenuti. Anche Geolier è una macchina da guerra. J-Lord giovanissimo, ma fa paura: è un fenomeno.

Ricchezza, brand e status: il rap commerciale può andare oltre queste cose?

PeppOh: Questa cosa già sta succedendo, in realtà, il rap già sta superando questi cliché. In alcuni dischi ci sono cose davvero interessanti. Penso a una frase come “perché simme n’arte astratta io e te” scritta da Nicola Siciliano. Ecco, queste sono cose che ci fanno bene.

Dj Cioppi: La quarantena ha imposto tempi duri per quelli che parlano solo di occhiali da sole e abiti griffati. Dopo ti fai chiatto, i vestiti non ti vanno più e che ti metti addosso?

Quali sono le tracce preferite del vostro disco?

PeppOh: I figli sono tutti pezzi di cuore, però tecnicamente sono due a cui sono molto affezionato: “Passepartout” è una canzone nata in 12 ore e il giorno dopo andai in studio da Cioppi e mettemmo subito a fare il beat. L’altra è “Ora sono qui” in cui finalmente sono riuscito a fare un gospel. Era uno sfizio più che un sogno che avevo già da qualche anno. E vorrei ricordare che io cominciato a fare musica perché Sister Act mi ingrippò l’esistenza, quindi è stato fantastico.

Dj Cioppi: Non voglio rendere ingiustizia alle altre tracce, ma “Chi resta” è il pezzo che mi piace di più. Non perché l’ho scritto io ma perché Peppe mi ha dato l’onore di cantarla dopo aver letto il testo. Lo scrissi tutto in una notte e di getto, lui lesse il testo il giorno dopo e mi disse: “Libero Bovio, sei tu? Questa me la regali”.

Il disco