Paolo Antonacci (via Instagram)
in foto: Paolo Antonacci (via Instagram)

“Mi piace essere un autore. Forse salirò sul palco quando avrò la cosa giusta. Ma deve essere veramente quella giusta”. Ha le idee chiare Paolo Antonacci, 24 anni e figlio di Biagio e Marianna Morandi, che ha preso parte al Festival di Sanremo 2019 in veste di autore. Porta anche la sua firma il brano “Mi farò trovare pronto”, scritto insieme a Luca Chiaravalli e Nek, che l’ha portato sul palco dell’Ariston. A fanpage.it ha raccontato come è nata l’idea della canzone, cosa significa vivere la kermesse da dietro le quinte e quali sono i suoi progetti futuri, oltre al rapporto con una famiglia che ha fatto la storia della musica italiana.

“Mi farò trovare pronto” ispirata a una poesia di Borges

A ispirare il brano cantato da Nek a Sanremo 2019 è stata la poesia “È l’amore” di Jorge Luis Borges. È lo stesso Paolo Antonacci a confermalo: “Eravamo in studio e più scrivevamo questo pezzo, più io sentivo tra le note che questo concetto aleggiava, che questa poesia che io conoscevo a memoria per vie parallele, perché sono un appassionato, stava prendendo corpo – ha sottolineato -. Mi ricordo che più Nek mi parlava di quello che voleva trasmettere con questo pezzo, più io mi avvicinavo a quei versi. Così li abbiamo letti insieme e sono diventati una delle nostre fonti di ispirazione”. I due si sono incontrati per la prima volta tramite il produttore Paolo Chiaravalle: “È nato da subito un bel feeling, mi ha dato fiducia e sono molto fiero di questo risultato. La canzone è importante ma lo è anche la visione che la sostiene. Prima che lui salisse sul palco avevo un’ansia incredibile come se ci fosse anche io lì, le mie vene erano gelide”.

Il peso del cognome e la scelta di scrivere per gli altri

Il suo essere rimasto dietro le quinte ha un motivo ben preciso. “Provenendo da una famiglia musicale non c’è niente di scontato – ha detto Paolo -. Tutti aspettano il tuo passo falso. Avendo comunque scelto di stare dietro le quinte, perché scrivere canzoni non è proprio metterci la faccia e sfilare, un po’ mi proteggo. È un modo meritocratico di pensare questo lavoro. Ciò non toglie che ieri leggendo il mio cognome qualcuno abbia pensato a mio padre. Ma vivo bene questa aspettativa”. Eppure, all’inizio della sua carriera anche lui aveva pensato di fare il cantante. “Stavo facendo un disco, ma avevo tanti timori e questa insicurezza mi ha spinto verso altro. Io sono figlio di un cantautore, per cui non ero abituato a conoscere la struttura editoriale, autoriale, il fatto che si scrivano canzoni per darle ad altri. Poi un ragazzo con cui lavoro spesso anche ora, ao Salomone, mi ha detto di provare a scrivere. Da lì ho cominciato e non mi sono più fermato”. Il resto è storia e poi è arrivato anche il Festival di Sanremo.

“Tentare l’altra carta? Quando avrò la cosa giusta”

Sui progetti futuri Paolo Antonacci non ha dubbi: “Il 2018 è stato per me un anno ricco di soddisfazioni e spero di far il bis anche quest’anno. Se tenterei mai l’altra carta? Diciamo che quando avrò la cosa giusta lo farò, ma deve essere veramente quella giusta. Per il momento va bene così”. Paolo ha anche raccontato il suo rapporto col papà Biagio Antonacci, con il quale ha anche collaborato per il suo ultimo album, come si scopre leggendo i credits dell’album. “Lui è molto felice, anche in passato ha ascoltato i miei consigli. Ho un modo di proporre l’ascolto molto pragmatico. Gli ho fatto scoprire ad esempio i Dogo, che lui nel 2009 portò a Verona. È stato un precursore, se si pensa che oggi all’Ariston c’è il rap che ha contaminato tutto”.

Con al collaborazione di Ida Artiaco