3 Marzo 2021
10:19

Orietta Berti, dalla rossa Cavriago a Sanremo: “Non avrò i voti dei cellulari, ma piaccio in tv”

Icona pop non è esagerato se si parla di Orietta Berti, una donna che ha avuto una vita piena di avvenimenti e turning point che avrebbero potuto minarne la carriera, ma che l’amore della gente per la sua musica ha sempre tenuto a galla. A Sanremo porta una canzone d’amore, “Quando ti sei innamorato”.
A cura di Francesco Raiola

Icona pop non è esagerato se si parla di Orietta Berti, una donna che ha avuto una vita piena di avvenimenti e turning point che avrebbero potuto minarne la carriera, ma che l'amore della gente per la sua musica ha sempre tenuto a galla. La sua etichetta, negli anni 60 faceva ascoltare i potenziali singoli agli operai che uscivano dalle fabbriche per scegliere quello che sarebbe stato pubblicato. L'infanzia a Cavriago, la rossa Cavriago, con la casa del Popolo, le poesie russe e il busto di Lenin cantato anche dagli Offlaga Disco Pax, la canzone che era prima in classifica nel Sanremo del suicidio di Luigi Tenco, fino a una carriera televisiva che la cantante ha cavalcato riuscendo sempre a domarla, con il suggello pop di Tommaso Labranca. A Sanremo arriva con "Quando ti sei innamorato", un brano che definisce classico per presentare un cofanetto in cui racconta l'amore, anzi gli amori, per gli animali, quello malato e quello omosessuale.

Signora Berti, lei è ormai un'icona pop, Tommaso Labranca suggellò questo status, che effetto fa?

Labranca scrisse "La vita secondo Orietta", libro nato da una telefonata a cui seguì tutta la biografia scritta a suo modo, con la sua ironia. Il libro che ho scritto adesso – la sua biografia "Tra bandiere rosse e acquasantiere" edita da Rizzoli – è nato grazie a una telefonata di Iva Zanicchi che mi chiamò per dirmi che Rizzoli voleva fare un libro su di me, dopo che il suo era andato bene. Io le ho detto che stavo preparando il cofanetto per i 55 anni di carriera, poi tutto è cambiato, c'è stato il primo lockdown, l'impossibilità di andare col maestro a provare tonalità etc, facendo riunioni in video in cui era presente anche Luciano Manzotti che collaborava con Labranca, e sa tutto di me, ricordando benissimo le date visto che io mi confondo.

"Nel paese dove è nata Orietta Berti c'è Piazza Lenin ed in mezzo, un busto di Lenin. Se uno ci pensa non ci può credere" cantano gli Offlaga Disco Pax in "Piccola Pietroburgo". Com'è stato crescere lì?

Sì, io sono nata lì, ci ho abitato per molto tempo, è sempre stato il paese più rosso d'Italia e lo è ancora, però devo dire che quando c'è bisogno gli abitanti non guardano il colore politico, c'è enorme solidarietà e poi hanno una ironia incredibile, pensi che quando ero ragazza, loro a fine anno facevano una rivista in cui prendevano in giro i personaggi del paese e le marachelle che erano state fatte in quell'anno. Io sono crescita con loro e con questa ironia e infatti si sente quando vado da Fabio Fazio, per dire.

È un Sanremo giovanissimo, l'altro giorno Amadeus ci ha detto che l'ha voluta fortemente. Com'è tornare a Sanremo con questo brano… senza tempo?

È un brano classico. La mia venuta a Sanremo è stata una cosa improvvisa, io, il mio manager e mio figlio eravamo stati contattati per fare una cosa a Roma, poi ci siamo ammalati e avevamo tutti la febbre altissima, avevamo difficoltà a respirare. Quel giorno mi telefona Pasquale Mammaro, il mio manager tv, nonché autore, e mi dice che nel cofanetto c'erano sei o sette pezzi suoi, a livello di edizione, chiedendomi se poteva mandarli alla commissione di Sanremo che da lì a poche ore avrebbe chiuso la selezione. Gli ho detto di fare quello che voleva ma che io non ero in condizione, figurati se vado a pensare a Sanremo per come stavo, ma lui mi ha detto che si sarebbe fatto a marzo e che c'era tempo. Gli ho detto: ‘Fà quello che vuoi" e dopo qualche giorno mi ha chiamato Amadeus per dirmi che avevano scelto "Quando ti sei innamorato". Gli ho detto che stavo male, non avevo voce e non sapevo se avessi potuto fare quella canzone, e lui mi ha detto che c'era tempo e così mi hanno convinta.

Ed è un bel modo per festeggiare anche i 55 anni di carriera, giusto?

È un ottimo modo per promuovere il progetto e i 55 anni di carriera e così è stato, ma se poco prima mi avessero detto che sarei andata a Sanremo avrei messo per iscritto che era una bugia.

Del cofanetto cosa mi dice?

Questo Cd con 22 brani nuovi – sono 20 ma di alcuni abbiamo fatto un doppio arrangiamento, perché abbiamo un testo nuovo – è composto da tutte canzoni che parlano d"amore e lo fanno in maniera diversa. Per esempio, adoro una canzone che si chiama "Io sono il cane" perché io amo gli animali e cantando questo questo cane abbandonato racconto di questo padrone che l'ha abbandonato. Guardi, per cantarla ho dovuto provare tanto, perché a metà canzone non riuscivo ad andare avanti. Poi c'è una canzone che parla di una mamma col figlio gay e dice che non bisogna temere niente perché la gente è nata per amare e non importa se ami un tuo simile, basta che sia un amore che rispetti, ma canto anche la faccia brutta delle donne che trovano quei criminali che le maltrattano e non le rispettano.

Un canzoniere d'amore, quindi.

Sì, nelle sue varie forme. Ho anche una canzone di Luis Bacalov, "Siamo diversi", che è un testo bellissimo che aveva scritto nel periodo in cui stava scrivendo le musiche del Postino: la sua autrice dei testi l'aveva pensato per alcune interpreti che andavano di moda in quegli anni, ma non fu possibile chiudere perché una non aveva intenzione di andare a Sanremo, l'altra aveva una tournée etc e così è rimasta nel cassetto. Ora Bacalov non c'è più, ma siccome ho cantato un altro brano di questa autrice mi ha detto che aveva quest'altra canzone nel cassetto e voleva farmela sentire dicendomi che sarebbe stato bello andarci a Sanremo, ma come dicevo, io non ci pensavo proprio. Me l'ha data comunque, visto che il testo era bellissimo: parla di due persone con caratteri diversi che si amano quando sono a distanza e quando sono vicini si odiano. L'amore è come un brillante, ha tante facce per illuminare.

La sua vita è stata piena di punti di svolta e avventure. A un certo punto, però, raccontando quello che avvenne dopo la morte di Tenco disse che a salvarla fu la gente, quelli che continuavano ad ascoltare in massa le sue canzoni.

Devo ringraziare due direttori di quel periodo, quello di Oggi e quello di Tv Sorrisi e Canzoni perché fecero un referendum sulla canzone che avrebbe dovuto vincere al Festival di Sanremo del 67 e la vincitrice di entrambe fu "Io, tu e le rose". Deve pensare, però, che in quel periodo c'era una fascia di giornalisti che mi odiava, perché secondo loro ero stata io ad ammazzare Luigi Tenco, invece è stata anche la giuria. La mia canzone arrivò prima al giudizio popolare, mentre la giuria di qualità era formata dai giornalisti della sala stampa e questi giornalisti hanno ripescato "La rivoluzione" di Gianni Pettenati e non quella di Tenco, quindi, mi chiedo, la colpa di chi è stata, del popolo o della giuria? Lui era un cantautore di qualità, perché scelsero l'altra?

Però contro di lei fu puntato il dito.

Io non ho mai creduto a quel biglietto lì (trovato accanto al corpo di Tenco, ndr), il fratello mi aveva telefonato per dirmi: "So in quale stato si trova, le posso assicurare che mio fratello non ha scritto quel biglietto, quella non è la sua calligrafia. Quando scesi nella hall, c'era Sandro Ciotti che mi disse ‘Orietta sono amico da anni di Luigi, prima di tutto ci sono degli errori d'ortografia che non avrebbe mai fatti, poi non è proprio il tipo da essere invidioso, lui era superiore a queste cose'.

Mi parla, invece, di quella poesia di Evgenij Evtushenko che dice che “La mediocrità è innaturale, come innaturale è la menzogna" da cui quasi nasce la sua carriera?

Devo sempre ringraziare la Casa del Popolo, perché nel mio paese essendo così rosso c'era questo luogo in cui le mamme mandavano gli adolescenti perché c'era sempre qualcuno che suonava uno strumento, imparavano a ballare, c'era la videoteca e  chi gli indicava libri da leggere che, chiaramente, erano tutti russi. Io mi innamorai di questa poesia di Evtushenko che ricopiai a mano, perché non si trovava in giro, conti che allora non c'era la disponibilità che c'è ora. Pensi che dopo 50 anni mio figlio è riuscito a trovarlo da una signora che me l'ha venduto, esaudendo il mio desiderio, ma io ce l'ho scritta da me, ricopiata di mio pugno su un quadernone.

Nella sua autobiografia scrive che "non è nel mio carattere guardare indietro”, quindi cosa vuol dire per lei Sanremo in questo momento anche in vista del futuro?

Sanremo è una vetrina ormai da anni, un grande show televisivo, con i dischi si vendono molto di meno. Non è come anni fa, quando anche se un cantante arrivava ultimo poteva diventare popolare comunque, adesso è tutto basato sulla televisione e sul voto del cellulare. Io lo so che non ho questi voti, ma io vado perché c'è una fascia di pubblico che mi vuol bene, mi rispetta e mi guarda volentieri in tv, infatti ogni volta che ci vado faccio sempre buona audience. C'è un pezzo di pubblico, quindi, che guarda solo la televisione e non ha mezzi moderni per votare.

Lei, col tempo, si è riscoperta sempre di più un personaggio televisivo, facendo breccia anche lì.

Guardi, con Fazio ho fatto per cinque anni "Quelli che il calcio", in giro per il mondo a fare l'opinionista di calcio, di cui non mi intendo, in più non mi piace neanche il calcio ma lui mi disse: "Vai proprio bene per me". Poi ho fatto cinque anni a Buona Domenica cantando con la Grande Orchestra ogni domenica e poi ho fatto tante trasmissioni come ospite fissa, da Domenica In con Mara Venier, Mettiamoci all'opera con Frizzi, poi Ballando con le stelle, Ti lascio una canzone, Masterchef, il Cantante Mascherato, ma alla fine sono tornata per tre anni con Fabio al tavolo. Quest'anno ci sono tornata solo dopo Natale perché avevo da fare, tra libro e cofanetto. Poi c'è questa telenovela con Sanremo, con lui che vuole farmi squalificare e cantare la canzone lì.

C'è un nome a cui si deve gran parte della sua carriera: Giorgio Calabrese.

Sì, è stato il mio pigmalione che ero in un concorso di voci nuove a Reggio Emilia, vinsi il disco d'oro e mi era arrivato un contratto discografico per dodici anni e a me sembrava una cosa bellissima e firmai subito. Quando lui vide il contratto, però, mi disse che era una truffa, che questi due, per 12 anni avrebbero preso il 50% di tutto quello che avrei fatto: "Insomma, se un domani diventi famosa devi dare il 50% a due persone" mi disse e con il suo legale, d'accordo con mia madre, hanno annullato questo contratto, salvandomi. Poi dopo mi ha sempre aiutata, portandomi in case discografiche in cui mi facevano dei provini e poi mi ha scelto la Philips, che mi faceva incidere su etichetta Polydor.

Ma è vero che prima che uscissero, facevano ascoltare le sue canzoni agli operai dell'azienda per capire quale piaceva di più e lanciarla come singolo?

Era la mentalità dei tedeschi, loro dicevano che visto che dovevo fare un concorso popolare, e che prima di andare a qualsiasi concorso registravamo due o tre provini, loro mettevano questo nastro il lunedì e il venerdì così che gli operai scegliessero la loro preferita. E io ho sempre cantato la canzone che arrivava prima a queste votazioni. Perché, dicevano, anche se arriva quarta o quinta o comunque non vinci, sappiamo che questa canzone venderà e il nostro obiettivo è questo, noi non vogliamo che arrivi prima e non vendi dischi, vogliamo che arrivi terza e vendi.

Con quali abiti andrà a Sanremo?

Mi vestirà Nic Cerioni, lo conosco da tanto tempo e ci lavoro da tanti anni, lui sa come vestirmi. L'ultimo video l'abbiamo fatto poche settimane fa, con abiti coloratissimi di chiffon a plissé, bellissimi, adornati con gioielli in tinta. Ma per Sanremo ha detto che cambiamo, sempre tenendo la linea morbida, con colori meno vistosi ma più brillanti, con ricami fatti con gioielli. Già quando vidi gli schizzi pensai che fossero molto belli, cioè se li porta Lauro diventano originali, se li porta una donna diventano eleganti, e così è stato. Abbiamo dovuto cambiare le stoffe, però, perché noi dovremmo cambiarci in albergo e andare direttamente sul palco, quindi hanno scelto stoffe che non si stropicciano.

Senta, prima parlavamo del Covid, mi racconta, se le va, come è stato e come sta adesso?

Soffro ancora alcuni effetti, una volta mi sono rimaste attaccate le dita del piede, mi formicolavano, ma mi dicono che è normale. L'altro giorno avevo una ghiandola sotto al collo gonfia, ma mi hanno detto che era normale anche quello. Non è che il fisico è libero, ma ho comunque dei residui lasciati da questo virus, a maggio prossimo dobbiamo vedere quanti anticorpi avrò e se dovrò mettermi mettere in lista per il vaccino.

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