"Chesta notte ‘a cerevella/vo' viaggià".  Il ritornello di uno dei successi più spontanei nel Rap napoletano cominciava proprio così, era il 2014 e PeppOh (all'epoca scritto così, Pepp-Oh) pubblicava "Sono un cantante di Rap", sua opera prima dopo tanti live e tanto freestyle in giro per i club, alla vecchia maniera. Perché la storia di Giuseppe Sica, classe 1989, sembra venire fuori da una videocassetta direttamente dagli anni '80: influenzato da Reggae e Funky, dal Blues e dal Boom-Bap, cresce e fonda un progetto a Secondigliano, nell'Area Nord, la G.A.S. (GamesAndSeriousness) che si impone all'attenzione attraverso il canale più classico. Il passaparola.

Dopo la pubblicazione di "Sono un cantante di Rap", il suo nome e i suoi brani vanno in heavy rotation, iniziando una collaborazione con Speaker Cenzou, un legame che si fa artistico quasi per la volontà di un destino da compiere: perché sin dalle prime barre, il talento del "chiattone" di Secondigliano veniva accostato a quello del "chiattone" di San Gaetano. Non è un caso quindi che "Nuvole Nuove", il secondo album di PeppOh, sia venuto fuori sotto la direzione artistica del SodoStudio di Speaker Cenzou. Un disco coraggioso, imprendibile e pieno di spunti con ospiti di assoluto valore: Francesco Di Bella, Ntò, Roberto Colella de "La Maschera", Valerio Jovine, Daniele Sepe, Mario Nappi, Simona Boo, Oyoshe, Op.Rot e lo stesso Speaker Cenzou.

Bentornato Peppe. Cinque anni fa il primo disco, adesso il secondo, al quale stai lavorando da due anni. 

Sono stati due anni intensi spesi nella produzione, nello studio di questo disco. "Nuvole Nuove" è un contenitore di vita bello grosso ed ha sia la fase d'evoluzione del disco precedente, sia quella tutta nuova, che riguarda me stesso. Nei primi tempi, si pensava di fare solo una piccola evoluzione da ciò che è stato "Sono un cantante di rap", poi però il disco è diventato più grande ed è diventato, come dicevo, un vero e proprio contenitore di quello che è stato la mia vita negli ultimi due anni, soprattutto.

Un album autoprodotto e completamente in controtendenza con quelli che sono gli ascolti da classifica. Non c'è traccia di autotune, se non nell'ultima traccia: ti stai prendendo una bella responsabilità.

Si, è una presa di coscienza più che una responsabilità. Io come autore e Cenzou come compositore abbiamo scelto di dare all'ascoltatore una scelta reale, una alternativa. Non ci siamo costretti a regole di mercato, perché nel mio caso sono totalmente libero da forzature editoriali e di etichetta. Non è una protesta, ma credo nella musica che faccio e nei sound che metto, nelle parole che scrivo su un foglio ed ho voluto fare un disco così. È, come dire, anacronistico, lo so. Ma va bene così. Sono questo, se ti piace allora ascoltami.

Come mai hai lasciato la precedente etichetta "Full Heads"? 

È stata una mia scelta artistica quella di rinunciare a una etichetta, perché volevo un prodotto tutto mio, volevo i miei canali, il mio stile. Non volevo fare passi indietro o adattamenti a situazioni che non sentivo mie. Ma la mia è stata una scelta molto serena, dato da nessun altro motivo diverso. Anzi, ho tanti amici della vecchia etichetta nel disco, da Roberto Colella a Daniele Sepe.

Ci sono brani di grande impatto, penso a "N'ata vita" con Francesco Di Bella. Ma qual è il tuo preferito?

"Storia ‘e salvezza", un uomo di periferia che vive attraverso le avversità e cerca di percorrere il giusto sentiero. Questa è la storia di mio padre, ci tengo particolarmente. "N'ata vita" mi ha fatto realizzare il sogno di cantare con Francesco Di Bella. Parlare della mia vita e avere la sua voce, che richiama "Pixel" dei 24 Grana, per me è magia.

Quattro anni fa hai curato una fase live con la "Babe Band", suonando tutto l'album in strumentale. Proporrai di nuovo qualcosa del genere? Come suonerà "Nuvole Nuove" dal vivo?

"Nuvole Nuove" suonerà in modo fantastico in live. Ritorneremo con la "Babe Band" per riproporlo in via strumentale. Non ci sarà solo la formazione classica, voce più Dj Cioppi, ma pensiamo anche di fare qualcosa in trio, io, Dj Cioppi e Mario Nappi alle tastiere. Sperimenteremo molto, ci lavoreremo su. Siamo entrati già in studio per dedicarci solo ai live, speriamo di essere pronti in primavera.

Hai visto che nomi al Festival? Achille Lauro, Ghemon, Mahmood. Che ti aspetti da questo Sanremo? 

Bellissimo questo Festival. Quest'anno Sanremo dovrebbe presentarlo Inoki, non Claudio Baglioni. Perché c'è tanto rap, anche tra gli ospiti, penso anche a Rancore che andrà con Daniele Silvestri. Sono in grande attesa, sono curioso di ascoltare Achille Lauro, sono curioso di conoscere quale sarà l'impatto della platea di Sanremo, che non è per niente facile.

Nino D'Angelo e Libera…e Livio Cori? 

Apprezzo i precursori, apprezzo chi fa da chioccia verso il nuovo che avanza. Quello che fa Nino D'Angelo con Livio Cori e un po' quello che sta facendo Speaker Cenzou con me. Come Franco Ricciardi e il Cuore Nero Project, che ha lanciato vari artisti come Enzo Dong. Quando ci sono queste unioni, in un circuito così difficile come quello partenopeo sempre pieno di invidie, è qualcosa di fantastico. Sono aperture necessarie, per me solo applausi.

A proposito di Speaker Cenzou, siete ormai una grande coppia artistica. 

"Il feeling è sicuro", citando Pino Daniele. Per noi è davvero così, è un legame di anime che si è creato da qualche anno a questa parte. Ci sono stati anche momenti in cui sarebbe stato meglio che non ci parlassimo, perché saremmo arrivati in posti della galassia opposti. Ma l'ammore se fa ‘nzieme: e noi siamo come due persone che si amano. Speaker Cenzou mi ha insegnato tutto, a scrivere, a modulare la voce, lui sa esattamente cosa fa, consapevole del valore artistico che ha e che può offrire. La sua nei miei confronti è stata una direzione artistica a tutti gli effetti. Siamo in continuo addestramento, come il Jedi e il suo Padawan, magari sono meno Padawan perché sto crescendo un po', ma spero di continuare.

Ti manca poco per diventare Jedi. 

Mi manca solo la spada laser, quella vera. Ancora un po'.