Prima che ci si rendesse conto della gravità della situazione Coronavirus, Nto, uno dei nomi storici del rap italiano, ha deciso di pubblicare "Nevada", un album – il primo uscito per Sony – variegato in cui si ritrovano le varie anime del rapper di Marianella che è stato uno dei fondatori dei Co'Sang, band storica della scena. Un lavoro in cui Nto si immerge nelle sfaccettature del genere variando dallo street a temi e suoni più morbidi, ma senza mai perdere la sua identità, quella di chi è riuscito a tenere la barra dritta, fare le sue cose, aggiornarsi, senza mai strizzare l'occhio al commerciale: "Ti devi adattare al sound e ai suoni e siccome avevamo già cominciato un discorso sul cantare, intonare le cose, ora che è diventato consolidato, io mi trovo bene". E la dimostrazione di questa sua consapevolezza e del peso, oltre che nei testi e nella musica, è anche nelle collaborazioni, che alternano nomi noti come Jake La Furia e Clementino a giovani di ottime speranza.

Il primo pezzo ti immerge subito in sonorità trap. È sempre molto complesso approcciare un artista come te in maniera laica, specie su questa cosa. Mi parli di come hai costruito Nevada?

"Nevada" è un pezzo che può avere una somiglianza lontana con "Tuta di felpa", il feat che feci con Guè Pequeno, è un pezzo che ha un sound molto attuale, ma ci tenevo che stesse all'inizio perché doveva fare da apripista. Ho operato allo stesso modo di "Coraggio impossibile" dove il primo pezzo era "Io rappresento", a ribadire qual è la mia natura, quella di un rapper con una credibilità di strada, perché io ho quel trascorso di vita.

Il tuo album è molto variegato, è possibile mantenere una propria identità in un album simile?

Io avrò due o tre identità musicali trovate nel tempo, nel senso che sono partito con un'identità, quella dei Co'Sang, insomma, mi sono evoluto nel 2012 con un album. Nel 2014 ho fatto "Numero 9" che era un album più street, in cui c'è "Nuje vulimm' ‘na speranza" che è la sigla di "Gomorra", poi dopo quello ho fatto un pezzo come "Pe t'avè", ho trovato una nuova anima, ma ognuna di queste anime musicali è il risultato dei miei ascolti e siccome la musica è anche molto cambiata in questi anni. In quest'album ho cercato di mettere insieme quelle due, tre anime che in me erano consolidate per portarle alla maturità.

Non ti fa paura la parola "playlist" applicata a un album?

No, non la trovo così negativa, nel senso che, giustamente, rispecchia i tempi, infatti gli album a volte hanno questa necessità e siccome io ho anche un pubblico vario che si è aggiunto negli anni, questo diventa un fattore legato all'eterogeneità dell'album.

Si sente molto l'influenza della scena francese, una cosa che comunque ti caratterizza dai tempi dei Co'Sang, giusto?

Già con i Co'Sang si andava a Parigi per prendere ispirazione, ora ho avuto nuova linfa perché, personalmente, con Gomorra la Francia è impazzita per Napoli e per tutto ciò che era legato a quell'immaginario. Questa cosa ha fatto sì che io entrassi anche un po' in contatto con un po' di persone di quella realtà. Ho discreti rapporti con un ragazzo molto vicino ai PNL che si chiama S-Pion che abita proprio nel loro quartiere. Da quest'anno in poi ho voglia di fare un paio di giri e riprendere un po' le collaborazioni, perché si è riaccesa questa cosa.

Le barre in francese le hai comunque…

Assolutamente, grazie a Speranza. Ci conosciamo da prima che firmassimo entrambi con le nostre attuali etichette, poi quando ho avuto la possibilità di chiamarlo l'ho fatto.

Hai vissuto diverse epoche del rap italiani, quali difficoltà si incontrano oggi a rimanere sulla scena?

Secondo me la difficoltà si incontra quando non aggiorni i tuoi ascolti e le tue esperienze, magari mi sono fermato in quell'epoca, ho ascoltato quella musica e il resto è trash. Per me non è così, credo che ci sia qualcosa di buono in ogni epoca. L'efficacia del testo vale sempre negli anni se scrivi qualcosa di forte. Ovviamente ti devi adattare al sound e ai suoni e siccome avevamo già cominciato un discorso sul cantare, intonare le cose, ora che è diventato consolidato, io mi trovo bene. Magari 10 anni fa avevamo un giudizio spietato da parte dei fan, invece ora il rap ha sconfinato nel pop, nella dance, nell'indie e in altri generi e ciò che era fuori è entrato nell'hip hop, quindi se io esco con un pezzo come "Nevada" oggi va bene.

Hai varie collaborazioni con giovani rapper, ma tu sei uno di quelli che i giovani rapper li valorizza da tempo…

Nell'album ci sono Giaime, Speranza e Bismark che su Napoli, Roma e Milano si sono fatti sentire parecchio e non è stata una scelta troppo funzionale, ma un incontro più di cuore: Giaime conosce tutti i testi dei Co'Sang a memoria ed è come un fratello per me, infatti ha fatto le doppie nel ritornello in napoletano, poi abbiamo delle amicizie in comune. Poi c'è un giovane come Nico Tesla, in "Lexotan", che è una promessa di Napoli. Queste sono quelle fatte in quest'album, ma anche prima ho fatto tante altre collaborazioni in momenti in cui tanti altri non avevano avuto la massima visibilità e questo attesta la mia attenzione a certe cose.

Cosa ha rappresentato il passaggio in Sony?

Sicuramente è uno scatto di blasone nel momento in cui vai a fare delle operazioni, hai una credibilità diversa e un'attendibilità diversa, ovviamente mi ha dato una parola in più da giocare ogni volta che sono andato a chiedere un featuring o una collaborazione che però ho sempre portato a termine personalmente. In più mi ha dato la possibilità di pensare alla musica e basta. Cioè, pensare a scrivere i testi, scrivere le canzoni, registrarle e portarle in giro. Mentre prima, da indipendente, coprivo tutta una serie di altri ruoli: organizzare il video, pensarlo, chiamare qualcuno che lo girasse, oppure pensare alla distribuzione digitale, etc. Insomma, sono finalmente entrato nel mio ruolo vero e proprio.