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7 Settembre 2014
12:18

Nove anni e cieco, ma José è già una piccola star del jazz sudamericano

José Andre Montanho è già una piccola star del jazz sudamericano, solo che a differenza dei colleghi non ha ancora compiuto 10 anni ed è cieco. Pochi giorni fa ha incantato il pubblico dell’annuale Festival Jazz che si tiene a La Paz.
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Jose-Andre-Montanho
José Andre Montanho

José Andre Montanho ha nove anni e in Sud America è già una star del jazz e anche giornali come il Guardian e tv come la BBC hanno ritenuto di poter raccontare la sua storia. Montanho, in più, è cieco. Un servizio della BBC, appunto, racconta la storia di questo ragazzino che ha cominciato la sua carriera musicale suonando la batteria, prima di decidere di dedicarsi allo studio del pianoforte. Aveva cinque anni e una dote innata per la musica, al punto che a cinque anni aveva già formato il suo primo trio jazz: un talento, scrive il quotidiano inglese, "irraggiungibile anche da molti musicisti più esperti che hanno due o tre volte la sua età". Oggi, a nove anni, José gira il Sud America in tour e partecipa a molti festival jazz, coem successo ultimamente, quando è stato protagonista dell'annuale festival jazz di La Paz.

"Sono già stato in Brasile e a Lima. E ho suonato anche in altre città come La Paz, Santa Cruz e Cochabamba. Sono già famoso perché viaggio molto" ha dichiarato sempre alla BBC: "[Suonare ai festival jazz] mi ispira sempre. Amo il jazz, ne ascolto molto e mi piace". Uno scricciolo davanti al pianoforte e le mani che corrono sui tasti, con qualcuno che ogni tanto controlla che lo sgabello non si discosti troppo dal piano. Un'immagine che agli appassionati ricorderà quello di un altro grandissimo del jazz mondiale, ovvero Petrucciani, il pianista francese colpito, fin dalla nascita, da una malattia conosciuta come "Sindrome delle ossa di cristallo" e che nonostante fosse gli impedisse una crescita normale diventò uno dei pianisti più apprezzati della storia del jazz.

La cantante jazz Vero Perez ha spiegato che la cosa bella di José è che "suona in un modo che dimostra agli altri musicisti come il jazz dovrebbe essere veramente suonato ovvero in maniera completamente libera e improvvisata".

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