Il 24 giugno migliaia di persone si sono date appuntamento allo Stadio San Paolo, in Curva B, per la precisione, senza che il calcio c'entrasse nulla. Più o meno. Quando si parla di Nino D'Angelo, infatti, si parla un po' di tutto ciò che riguarda Napoli: la musica, ovviamente, la società, la Cultura e anche la squadra della città che da sempre ha come inno popolare la sua "Nu jeans e ‘na maglietta". Migliaia di persone, quindi, si diedero appuntamento a Fuorigrotta per festeggiare con uno dei simboli della città i suoi 60 anni. Fu una festa, con tanti ospiti sul palco e uno stadio che cantò ininterrottamente per oltre due ore i maggiori successi di un cantante che ha segnato un pezzo importante della Storia recente della città: negli anni 80 quando era il caschetto d'oro, protagonista di decine di film, cantore dell'amore e simbolo della Napoli popolare, poi negli anni 90, quando D'Angelo volle fare un passo avanti e cominciò uno studio e una ricerca che lo portò a firmare le musiche di "Tano da morire" – che gli valsero il David di Donatello e il Nastro d'Argento – e salire sul palco del Festival di Sanremo con sonorità che all'epoca sorpresero chi non ne conosceva bene il cammino.

"A un certo punto ho voluto crescere, sono nato in una famiglia ignorante (…) quando uno viene dal niente un po' di cultura se la deve fare nel momento in cui incontra persone che ce l'hanno, i tuoi maestri diventano i tuoi interlocutori" ci dice il cantante raggiunto al telefono, definendosi "una mosca bianca in mezzo a tutta questa povertà". L'8 dicembre è uscito "Nino D'Angelo 6.0", un cofanetto che racchiude due cd e un dvd: torna con degli inediti, D'Angelo, a sette anni di distanza dall'ultima volta e lo fa mescolando l'amore, che da sempre lo caratterizza, a tematiche sociali, come la canzone dedicata a Ciro Esposito, il tifoso del Napoli ucciso a Roma nel 2014, fino al suo Napoli, con un altro potenziale inno. L'animo ironico del cantante lo si vede anche nel secondo cd, quello degli insuccessi, che insuccessi non sono, al massimo "canzoni che magari avrebbero potuto avere più successo" spiega, fino al Dvd con cui celebra quella serata al San Paolo: "Questa è la bomboniera di una festa, il mio compleanno per i 60 anni che abbiamo festeggiato allo Stadio San Paolo".

In "Nino D'Angelo 6.0", ci sono inediti, successi e insuccessi. Ecco, partiamo da questi ultimi: Nino D’Angelo ha vissuto anche insuccessi?

Diciamo che è anche una provocazione, quando la gente ascolta un album tende a soffermarsi più sulle cose orecchiabili e non si sofferma sulle altre, perché ha già troppi problemi, e chi gli ricorda che esistono fa un buon servizio, anche se si tende ad ascoltare di più le canzoni che si capiscono a primo acchito.

Insomma, lei ha voluto regalare anche qualcos'altro ai suoi fan…

Questa è la bomboniera di una festa, il mio compleanno per i 60 anni che abbiamo festeggiato allo Stadio San Paolo e visto che non potevo dare la bomboniera alle migliaia di persone che erano là ho voluto fare oltre al dvd anche un disco di inediti che mi ha chiesto il popolo delle mie canzoni, come lo chiamo io. Quando si organizza un evento così importante, però, bisogna aiutare delle cose che magari hai avuto difficoltà a fare arrivare, devi portare a chi piace questo disco anche certe canzoni che magari avrebbero potuto avere più successo.

Quale considera il suo periodo di maggior successo?

Bisogna capire cosa intendiamo per successo. Sicuramente il periodo di maggior popolarità sono stati gli anni 80, mentre artisticamente il più bello sono stati la fine degli anni 90, per cui sono due momenti diversi: la popolarità e la bellezza. Riuscire a fare quello che senti di fare è il regalo più bello che può fare l'artista.

E soprattutto con coerenza, perché quello che le viene riconosciuto è di non aver mai rinnegato nulla, ma aver preso tutti i periodi della sua carriera come parti di un percorso più ampio che l'ha portata a quello che è oggi.

Ma assolutamente, io non rinnego niente, anche perché devo ringraziare "Nu jeans e ‘na maglietta" se sono diventato quello che sono, è stato quello col caschetto ad aver inventato il Nino di oggi, soltanto che a un certo punto ho voluto crescere: sono nato in una famiglia ignorante, di persone che non avevano una grande cultura e questa cosa me la sono portata appresso, ho dovuto lavorare molto con l'intelligenza, perché ho dovuto imparare, carpire da persone colte che conoscevo alcuni concetti, ho dovuto ascoltare per imparare. Quando uno viene dal niente un po' di cultura se la deve fare nel momento in cui incontra persone che ce l'hanno, i tuoi maestri diventano i tuoi interlocutori, quelli con cui discuti tutti i giorni. Io la cultura me la sono fatta così, non rinnego nulla, sono una persona fortunata. Sono nato per non essere e invece poi sono diventato quello che sono, una mosca bianca in mezzo a tutta questa povertà.

In una vecchia intervista che diede in occasione del suo primo Sanremo, lei diceva: "Appartengo a quelli che non hanno mai vinto".

Lo vedi, i mei concetti sono sempre quelli.

Sì, infatti è bella questa coerenza, lo dicevamo anche prima.

Io ho fatto delle scelte della mia vita, tipo quella di essere un cantante napoletano; è normale che ci sono delle difficoltà ad essere un cantante napoletano ed essere riconosciuto da tutti, perché ci sono persone che quando gli fa comodo fanno i ‘cantanti napoletani' però poi alla fine non gli frega niente, io invece sono partito per essere quello, lo sono e voglio continuare ad esserlo.

E questo lo si vede anche in alcune canzoni di quest'album. Erano passati un po’ di anni dai suoi ultimi inediti e per questo ritorno ha scelto tematiche a cui il suo pubblico è molto legato, come l’amore, ovviamente, ma ci sono anche una canzone sulla squadra della sua città e una canzone su Ciro Esposito. Come mai ha scelto proprio questa storia?

La tragedia di Ciro Esposito mi ha allontanato un po' dal calcio, per me è stato un dramma. Io penso che per una partita di pallone non si possa morire, la vita non è un biglietto per andare a vedere la partita, senza contare che secondo me c'è stata pure un'ingiustizia esagerata e continua ad esserci visto al ragazzo accusato di omicidio gli hanno ridotto la pena. Questa canzone è un regalo a questo ragazzo, alla famiglia e a tutti quelli che lo hanno amato, in un momento così drammatico per la città. Ho scritto questa canzone perché questo fatto rimanga nella memoria della gente: Ciro Esposito è morto per una partita di pallone.

Ha voluto arricchire questo pezzo anche con una collaborazione importante come quella di Franco Battiato.

Sì, il Maestro Battiato ha voluto regalarmi questo arrangiamento.

Parlando della parte del tifo vero e non di cronaca, ha scritto “Sotto all’azzurro ‘e l’azzurro”, sulla scia di “Quel ragazzo della Curva B” che il popolo scelse come inno non ufficiale del Napoli. La sua è una speranza che non muore, insomma, vedere il suo nome legato ufficialmente alla squadra.

Guarda peccato che questa canzone esca in un momento in cui il Napoli non sta andando tanto bene, però quando si riprenderà… Questa è una mia pazzia, il Napoli mi fa impazzire, sono un tifoso e lo sarò sempre, anche se la morte di Ciro ha un po' represso questa passione, però bisogna andare avanti, anche se il tempo che passa non deve cancellare il ricordo e il fatto che una madre ha perso un figlio per questo.

Qualche mese fa il San Paolo ha ospitato la festa per i 60 anni. Qual è il ricordo più bello di quella serata?

Ho sentito l'amore che la gente ha avuto per me in tutti questi anni, è stata una cosa inspiegabile, qualcosa che ha superato ogni aspettativa, mi sentito stonato, confuso, figlio di tutti e padre di tutti: i ragazzi sotto al palco sono stati il mio più grande successo, sono riuscito a portarmi dietro dei ragazzi che credono ancora in certi valori e certi sentimenti, la mia vittoria sono loro, le loro dimostrazioni d'affetto: mi chiamano Maestro, si comprano i dischi e mi scrivono sulla pagina Facebook. Credo che sia stata la cosa più forte, artisticamente parlando, che ho avvertito nella mia vita. Poi se penso che tutto è avvenuto nello stadio dove da bambino andavo a tifare Napoli sulle spalle di mio nonno, quando il Napoli non era quello di adesso, o a vedere Maradona, il più grande giocatore di tutti i tempi… Quella sera, quella Curva B con tutte le luci accese, mi hanno fatto piangere e pure adesso che ne parlo con te mi emoziono.

Ma quell'emozione non è finita là, no?

No, quella serata la racconterò tutte le sere con il concerto 6.0 nei teatri, dove alle mie spalle scorrono proprio le immagini del San Paolo.

E l'affetto della gente è un'altra costante della sua vita, da sempre. Lei ha vissuto la popolarità nella sua forma più estrema, qualche tempo fa avevo proposto una cosa al suo ufficio stampa, una cosa da fare per strada, poi saltata per vari problemi, compreso quello di ordine pubblico… Come la vive questa situazione nella vita di tutti i giorni?

Guarda, se vado in certi quartieri di Napoli sicuramente dovrei e vorrei salutare tutti – e conta che sono uno a cui piace questa cosa, stare in mezzo alla gente -, ma si fermerebbe tutto. Detto ciò, devo dirti che non ho mai fatto vita mondana, in giro mi vedi poco, anche sui giornali o alle feste, non ci sono quasi mai: non amo la mondanità, vivo la mia vita con la mia famiglia, con la zia, i parenti, i cugini, il mio scudo è quello, poi la famiglia si è allargata con questo pubblico. A volte mi sento anche responsabile, perché il pubblico mi sta molto a sentire, e un po' mi compatisce (ride, ndr), ma io lo sento l'amore della gente, ‘l'amore si sente, l'amore non si sa', come dico io (è un pezzo della canzone "Marì", ndr). Mi fa sorridere quando qualcuno mi definisce Poeta, addirittura, ma i poeti sono altri, io sono un umile compositore di canzoni, mi piace, forse oggi faccio canzoni più sociali, più complete, nun è solo ‘o guaglione e ‘a guagliona e ‘o bacio a Mergellina ngopp' a varca [non è solo un ragazzo e una ragazza e un bacio a Mergellina, sulla barca ndr], oggi mi piace lasciare un messaggio, una discussione, mi piace fare questo, non mi piace arrivare subito e solo con un "ti voglio bene, sei la mia vita".

Senta, e invece quella cosa con Gigi D'Alessio? Avete scatenato un putiferio con quella foto del caffè…

[Ride] È bello anche questo, la rivalità è bella anche per questo, ma noi ci rispettiamo, ci vogliamo bene, al di là della musica, ci conosciamo da tanti anni, assieme abbiamo anche fatto molte canzoni, lui ha scritto la musica e io i testi di alcune canzoni passate, quando ci vediamo ci divertiamo, ci sfottiamo. Ma sai, a Napoli se non c'è la rivalità… in fondo c'è stata sempre: Sergio Bruni e Roberto Murolo, Mario Merola e Pino Mauro e poi Nino D'Angelo e Gigi D'Alessio. Napoli ha bisogno di un Re, però adesso siamo grandi, non possiamo fare questo per tutta la vita, magari la gente sta ancora appresso a qualche piccolo litigio che c'è stato in passato, ma sono cose da niente. Sono 20 anni che ci prendiamo il caffè, ci vediamo a casa sua o a casa mia, siamo amici, appunto: quando Gigi ha avuto qualche problema forse sono stato io il primo a telefonarlo e vale anche al contrario, appena sto male lui è il primo.

Grazie mille.

Grazie a te, però, mi raccomando, prima del tour c'è "L’ultimo scugnizzo" al Trianon, non fate che non venite!