11 Ottobre 2017
17:24

“Niente asta per le opere di Battisti”: il figlio Luca in difesa delle canzoni del padre

Il figlio di Lucio Battisti, tramite una nota e una dichiarazione dell’avvocato, ha diffidato i liquidatori dell’opera del cantante dal disporre in favore di chiunque del suo catalogo editoriale.
A cura di Redazione Music
Lucio Battisti (LaPresse)
Lucio Battisti (LaPresse)

Quando si mettono le mani vicino all'opera di Lucio Battisti il rischio di bruciarsele è molto alto. Un dolore che è inversamente proporzionale al piacere che provano le orecchie nel sentire le canzoni e gli album di quello che probabilmente è il cantante italiano più famoso e amato, ma anche il più discusso, soprattutto in ambito discografico, per la volontà degli eredi di gestire il catalogo del cantante con estrema cautela. Motivo per cui, ad esempio, non troverete canzoni sui siti di streaming, né su canali ufficiali su Youtube, ma per godere della sua musica si può far riferimento solo alla sua discografia ufficiale acquistabile online e nei negozi.

Un catalogo in liquidazione

Nel 2016 la Edizioni Musicali Acqua Azzurra S.r.l., società che gestisce l'opera di Battisti, è stata condannata dal Tribunale di Milano a pagare a Mogol la somma di 2,8 milioni di euro a titolo di risarcimento del danno per "essersi resa inadempiente ai contratti di edizione musicale sottoscritti dal noto paroliere insieme a Lucio Battisti" e a quel punto messa in liquidazione, con la possibilità che le opere del cantante possa essere messo all'asta. Un'idea che Luca Battisti, figlio di Lucio, non vuole prendere in considerazione e a cui, spiega in una nota, si opporrà con tutte le sue forze: "Luca Battisti, figlio di Lucio Battisti, è determinato a difendere con le unghie e con i denti le opere musicali di suo padre" si legge in una nota ufficiale che spiega anche che "in questi mesi, le principali publishing operanti sul mercato italiano – a partire dalla Sugarmusic S.r.l. di Caterina Caselli, passando per la Universal Music Publishing Ricordi S.r.l., la Emi Music Publishing Italia S.r.l., la Sony Publishing Italy S.r.l. e la Edizioni Curci S.r.l. – si sono già fatte avanti nel tentativo di accaparrarsi uno dei cataloghi editoriali più preziosi in circolazione, facendo pervenire ai liquidatori delle manifestazioni di interesse all’acquisto delle opere musicali di Lucio Battisti".

La diffida degli eredi di Battisti

Un catalogo che comprende canzoni come “Emozioni”, “Mi ritorni in mente”, “Acqua azzurra, acqua chiara”, “I giardini di marzo”, “Dieci ragazze”, “Il mio canto libero”, solo per citare le più famose, fa chiaramente gola a moltissime persone, che potrebbe sfruttare al massimo, economicamente, un arsenale musicale potentissimo. Ma Simone Veneziano, avvocato difensore degli eredi del cantante non ci sta e nella nota spiega che: "La legge sul diritto d’autore prevede che nelle composizioni musicali con parole l’esercizio dei diritti di utilizzazione economica spetta all’autore della parte musicale. Nelle opere musicali frutto del sodalizio artistico tra Mogol e Lucio Battisti l’esercizio dei diritti di utilizzazione economica spetta dunque a Lucio Battisti e, dopo la sua morte, ai suoi eredi" e quindi "Ne discende che, in caso di accoglimento della domanda giudiziale di Luca Battisti di risoluzione dei contratti di edizione musicale sottoscritti da Mogol e Lucio Battisti per inadempimento della Edizioni Musicali Acqua Azzurra S.r.l. – accoglimento da ritenersi altamente probabile, essendo l’inadempimento di quei contratti già stato accertato dal Tribunale di Milano – la gestione delle opere musicali di Lucio Battisti tornerebbe saldamente nelle mani dei suoi eredi”. Gli eredi del cantante, quindi, in attesa che il giudice si pronunci "ha diffidato i liquidatori ad astenersi dal disporre in favore di chiunque del catalogo editoriale della Edizioni Musicali Acqua Azzurra S.r.l".

La causa giudiziaria

Nel luglio del 2016 il Tribunale dichiarò la società Acqua Azzurra “inadempiente ai contratti di edizione conclusi con Giulio Rapetti Mogol”, condannandoli a pagare in suo favore la somma di 2,6 milioni di euro, respingendo, però, l'accusa di mala gestio societaria del paroliere contro Grazia Letizia Veronese, vedova del cantante. Per la prima volta, come riporta il Sole 24 Ore, la società che è in liquidazione da quest’anno, ha riportato una perdita di 1,6 milioni di euro a fine 2016: "In attesa della sentenza di appello, prevista per la prossima primavera, Rapetti ha fatto richiesta di pignoramento dei beni della società, bloccando le disponibilità liquide della società depositate in un conto corrente, che ammontano a 1,2 milioni di euro". Quello che non è stata bloccata, però, continua il giornale economico è la procedura di vendita dei diritti di utilizzazione delle canzoni, contro cui, appunto, si è pronunciato l'avvocato degli eredi del cantante.

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