Arrivare alla 37a edizione di un festival musicale non è cosa da poco, se poi si riesce, non a galleggiare, ma a affermarsi sempre più come uno dei maggiori festival italiani, allora il merito è ancora maggiore. È non è un caso che a festeggiare questi 37 anni sia il Roma Jazz Festival (co-prodotto da Fondazione Musica per Roma), che è uno di quelli più interessanti e in grado di cogliere i cambiamenti del tempo. Così anche quest'anno riesce a rinnovarsi, riuscendo a portare grandi nomi della musica (e del cinema e teatro) italiani negli spazi dell'Auditorium della Musica di Roma dove dal 20 ottobre al 2 novembre le sue contaminazioni tra jazz e arti.

L'edizione di quest'anno, in particolare, indagherà il rapporto, spesso profondo, che c'è tra il jazz e la letteratura e lo fa partendo dal titolo: "Speech" e dalla collaborazione con una delle case editrici più innovative di questi ultimi anni, ovvero la minimumfax, che ha pubblicato alcuni tra le più belle (auto)biografie di jazzisti – e musicisti, in generale – contemporanei, da Miles Davis a Charles Mingus passando per Chet Baker e Thelonious Monk. Saranno scrittori, poeti, oratori ed attori a declinare questa sinergia tra le arti e affiancare, di volta in volta, i vari musicisti che si alterneranno sul palco: "Esplorare il legame tra musica e letteratura – ci spiega Mario Ciampà, direttore artistico della kermesse – è anche un modo per attirare un pubblico più giovane verso questo genere musicale".

La voglia di sperimentare e innovare e questa sinergia tra le arti, oltre che la voglia di confrontarsi e dialogare con uno dei maggiori festival del paese, ha portato Fanpage a farsi media partner di questo evento.

Tantissimi i nomi e gli eventi che si alterneranno in quei giorni, sin dall'anteprima del 18 ottobre affidata a Paolo Fresu e MARTUX_m che metteranno in musica le "101 microlezioni di jazz" di Filippo Bianchi.

L'apertura vera e propria del 20 ottobre è affidata, invece, al Joshua Redman Quartet a cui è affiancato il reading di paolo Rossi da "Dieci dicembre", ultimo lavoro di uno dei massimi scrittori contemporanei americani, ovvero quel George Saunders che ha avuto recensioni entusiastiche negli Usa. Il 21 toccherà al progetto Fútbol, del trio Servillo-Mangalavite-Girotto, ispirato, chiaramente all'omonimo libro di Osvaldo Soriano. Il 22 toccherà al trio del compositore Vijay Iyer a cui è abbinato il reading di una delle voci più belle del teatro, ovvero Iaia Forte che reciterà passi di Ritratti in Jazz di Haruki Murakami, mentre il 24 toccherà al percussionista etiope Mulatu Astatke con le letture di Gaia Riposati tratte dal libro “Regina di fiori e di perle" di Gabriella Ghermandi.

Il pianoforte di Danilo Rea sarà protagonista il 25 assieme a Fabrizio Gifuni che leggerà pagine di "Suburra", introdotto proprio dagli autori del libro Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo. Lo stesso giorno, ma al Lanificio 159 sarà il reading-concerto di Anthony Joseph a partire dalle 19,30 mentre il giorno dopo, il 26, sarà il progetto Corleone di Roy Paci a salire sul palco dell'Auditorium con "Le cose non sono mai come sembrano" assieme a Carlo Lucarelli.

Il 27 toccherà al grande bassista di origini ebraiche Avishai Cohen col suo Strings Project, coadiuvato dalle letture di Paolo Calabresi da "Il gioco preferito" di Leonard Cohen, mentre il 28 sarà la world music di Amiri Baraka, uno dei maggiori poeti e intellettuali afroamericani del secondo Novecento e autore, col nome di LeRoi Jones, di uno dei capisaldi letterari della musica nera, ovvero "Il popolo del blues".

Il giorno dopo Antonello Salis, Gavino Murgia, Paolo Angeli, alle musiche accompagnati da un maggiordomo, Marcello Fois, alle parole, porteranno in scena "Fantastiche frattaglie: cibi favolosi per tempi grami", mentre il 30 sarà Erri De Luca a dividere il palco col clarinetto di Gabriele Mirabassi e la chitarra di Gianmaria Testa a svelare cosa sono i "Chisciottismi". Il 31 si consumerà, invece, l'omaggio a Chet Baker di Fabrizio Bosso (tromba), Julian Mazzariello (pianoforte) e Massimo Popolizio alla voce che porteranno sul palco "Shadows" e le parole di "Come se avessi le ali" ovvero l'autobiografia del jazzista americano.

L'1 novembre ci si risposta al Lanificio 159 grazie al rapper Napoleon Maddox e gli "Is What?" che uniscono l'improvvisazione recitata, parlata e cantata con quella strumentale. A chiudere sarà la Mingus Dynasty (nella foto), ovvero Abraham Burton, sax tenore; Jaleel Shaw, sax alto; Philip Harper, tromba; Conrad Herwing, trombone; Boris Kozlov, contrabbasso; Helen Sung, piano; Donald Edwards, batteria, nato grazie alla moglie del jazzista, Sue, che volle rendere disponibili ai più stretti collaboratori, o coloro che maggiormente avevano appreso la lezione di Mingus le sue centinaia di brani inediti. Ovviamente la lettura non poteva che essere tratta da "Mingus secondo Mingus" di John F. Goodman affidata alla voce di Francesco Pannofino.

Ad affiancare il cartellone principale ci saranno anche un "ciclo di presentazioni  che vuole raccontare la scrittura jazz attraverso le emozioni e le suggestioni, le stesse che percepiamo quando ascoltiamo un brano jazz, o una canzone che ci racconta un vissuto personale" e le Lezioni di Jazz di Stefano Zenni che si terranno domenica 27 ottobre e domenica 3 novembre.

Per maggiori informazioni sul calendario, biglietti e info generali potete fare riferimento al sito del festival e a quello dell'Auditorium.