Certe storie fanno giri immensi e poi ritornano. Frase più che appropriata per quello che è accaduto a "In ginocchio da te", canzone indimenticabile di Gianni Morandi del 1964, finita insospettabilmente nella colonna sonora del film su coreano "Parasite", vincitore di un premio Oscar storico. Il primo incredulo, nonostante la sua fama indiscutibile anche oltre i confini italiani, è proprio Gianni Morandi, che a Fanpage.it racconta questo strano caso dal suo punto di vista.

Morandi, come ha saputo della presenza della sua canzone nel film?

Quando il film vinse la Palma d'oro a Cannes a maggio, molti si sorpresero di questa canzone inserita in una pellicola coreana, recitata in lingua coreana. In tanti mi telefonarono dicendomi questa cosa. In quel momento stavo girando L'Isola di Pietro e la presi con leggerezza, essendo impegnato con il lavoro. Tornato a Bologna vado a vederlo in un piccolo cinema e rimango abbastanza colpito, perché quella scena, che è cruciale nel film, crea con la canzone un contrasto notevole.

Che effetto le ha fatto?

La mia curiosità, sin dall'inizio, è stata quella di chiedermi come il regista (Bong Joon-ho, ndr) fosse arrivato a scegliere quella canzone. Glielo hanno chiesto, facendogli notare che il pezzo fosse di 50 anni fa ma che l'autore è ancora vivo e lui pare abbia risposto che gli farebbe piacere conoscermi, aggiungendo che la canzone gli sia venuta perché il padre aveva una collezione di dischi degli anni Sessanta, tra cui alcuni di musica italiana. E pare che questa canzone lui ce l'avesse tra i ricordi di quando era ragazzino. 

Come funziona in questi casi, non le era arrivata notizia dell'utilizzo della canzone nel film?

No, non sapevo nulla, anche perché queste canzoni degli anni Sessanta sono tutte di proprietà della RCA Italiana, poi passate a Sony Music. Si tratta di materiale che è tutto dell'editore, è chiaro che magari l'interprete percepisce un compenso di non so quale entità attraverso la SIAE, ma molto limitato. Diciamo che è materiale quasi di dominio pubblico. 

Che sensazione le dà sapere che una canzone così radicata nella nostra tradizione stia avendo, a 50 anni di distanza, una sorta di nuova vita grazie a un Oscar?

Io naturalmente non ho fatto niente e onestamente non credo possa avere una nuova vita. Magari un ragazzino che oggi va a vedere il film e sente una canzone italiana prova a scoprire il titolo per curiosità, ma le sonorità sono decisamente old fashion.

Beh, intanto se oggi scrive su Google "Parasite" tra i suggerimenti viene fuori il suo nome. 

Questo mi sorprende ed è bellissimo, oltre al fatto che questa canzone io l'abbia incisa quando avevo 19 anni. Ha un sapore particolare perché dietro c'è anche l'arrangiamento di Ennio Morricone e questa cosa è notevole, nel senso che il regista avrà anche avuto sensazione di questo suono particolare. 

Come nacque la collaborazione con Morricone?

Questo è il primo Morricone e tra l'altro lui non amava particolarmente questo arrangiamento, perché l'autore e produttore Franco Migliacci lo aveva costretto a farlo molto ritmico e lui ha uno stile molto più sinfonico. Però all'epoca Morricone era a disposizione della RCA e arrangiava di tutto, da "Sapore di Sale" a "Guarda come dondolo", quindi faceva ciò che gli chiedevano, prima che nel '66 decidesse di dedicarsi principalmente al cinema.

In ginocchio da te divenne anche un film, il ricordo più bello che ha quando pensa a quel 1964?

Ricordo che io girai questo film a Napoli prima di andare a fare il servizio militare. Combinazione volle che io stessi tornando da un tour in Giappone, dove ero andato con vari artisti, tra cui Gino Paoli, Gianni Meccia, Nico Fidenco. Durò 40 giorni. A fine settembre tornammo in Italia e venne un signore a prendermi all'aeroporto – non c'erano telefonini e modi di sentirsi a distanza – presentandosi così: "Sono Balestrazzi, dobbiamo andare a fare le foto per il tuo prossimo film". "Che film?", chiesi io e lui mi disse che era il film su In ginocchio da te: "Devi fare le foto con la protagonista femminile". Gli dissi che stavo tornando dal Giappone e volevo andare a casa, "Ma tu sei giovane!", rispose lui. Salutai gli altri cantanti per andare a Napoli.

Com'era girare un film per le strade di Napoli negli anni Sessanta?

C'erano centinaia di persone per ogni scena che facevi, molte più di adesso perché allora i personaggi non si vedevano molto, quindi ogni volta era un evento, un delirio, anche se io non ero ancora famosissimo. Ho un bel ricordo perché nel giorno in cui compievo 20 anni, l'11 dicembre del '64, girammo la scena davanti alla fontana del Sebeto in cui la mia partner nel film, Laura Efrikian, che poi sarebbe diventata mia moglie e madre di Marco e Marianna, arrivava in bicicletta e ci davamo il bacio finale sotto la fontana come portafortuna. Quello è stato un momento bellissimo, mi sentivo un attore anche se ero un po' dilettante allo sbaraglio.

In quegli anni per lei fu una vera e propria epopea.

In quegli anni il capo delle vendite della RCA italiana diceva sempre: "Andiamo a Napoli, in via Roma, tu fai una passeggiata lì, entriamo alla Standa, fermiamo il traffico e facciamo succedere un casino, così arrivano quelli del cinegiornale e tutti parlano di noi". E così andava, lo facevamo ogni volta in cui dovessimo lanciare nuove canzoni.

Proverà a incontrare il regista del film coreano?

Mi piacerebbe molto conoscerlo e magari, chissà, se mi invitasse in Corea a fare un concerto ci andrei volentieri.

Sarebbe la sua prima volta in Corea del Sud?

Io ho cantato in tutto il mondo, Russia, Cina, Canada, Australia, in tutto il sud America, ma la Corea mi manca. 

Magari per i David di Donatello il film verrà premiato e il regista potrebbe essere in Italia.

Se mi chiama l'organizzatrice del David di Donatello, vorrà dire che andrò molto volentieri a cantare In Ginocchio da Te, magari con Achille Lauro che fa una rappata (ride, ndr). 

La chiudo io allora, dicendo che Morandi-Lauro sarebbe una combinazione eccezionale, a quel punto la notizia è già fatta. Grazie.