Miley Cyrus è accusata di plagio da parte del cantautore giamaicano Michael May per un verso della canzone "We can't stop" che sarebbe ispirato/copiato a quello di una canzone del 1988, "We Run Things". Insomma, una delle popstar più note di questi ultimi anni si trova accusata per una canzone pubblicata nel 2013 (sic) e inclusa nell'album "Bangerz" di cui fu il singolo di lancio dando il la a quello che sarebbe diventato nei due anni successivi uno dei fenomeni musicali più importanti del periodo.

La frase incriminata

A cinque anni, però, dall'uscita del singolo e dell'album, stando a un documento ottenuto dalla rivista americana People e anticipata da The Blast, May ha deciso di denunciare la cantante per il plagio della sua canzone del 1988, accusandola per la somiglianza di un paio di strofe: "We run things / Things don’t run we" canta la Cyrus nella canzone mentre nella versione del cantautore giamaicano la frase è "We run things / Things no run we" e continua, la canzone incorporerebbe in maniera sostanziale anche la sua "melodia vocale, il ritmo, la cadenza e l'inflessione". Per adesso, continua People, non vi è stata alcuna risposta da parte dei legali della cantante a cui era stata chiesta una risposta.

L'entità del risarcimento

Nella denuncia non è scritta l'entità della richiesta di risarcimento che May avrebbe chiesto alla Cyrus e ai suoi co-autori, ma alla Reuters l'avvocato del cantante giamaicano avrebbe parlato di circa 300 mila dollari (circa 250 mila euro) per danni: "May è stato il primo a costruire una sequenza del genere usando la frase ‘We run things. Things no run we' ed è stato il primo artista a trasmettere questa frase/sequenza unica, creativa e originale in un arrangiamento musicale". Insomma, un verso originale al punto da non poter essere replicato se non copiato, secondo gli avvocati di May che nella denuncia parlano anche del cambiamento artistico della cantante e chiedono che la Cyrus non possa più approfittare dei guadagni di questa canzone.