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Meg torna con Non ti nascondere: “Una canzone contro la società che ti fa sentire inadeguato”

Si chiama “Non ti nascondere” il nuovo singolo di Meg, cantante che pubblicherà il prossimo album con Asian Fake.
A cura di Francesco Raiola
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Meg (credit: Mattia Guolo)
Meg (credit: Mattia Guolo)

Cantautrice, producer, voce che ha scritto capitoli importanti della musica italiana, Meg è tornata con un nuovo singolo, "Non ti nascondere", che anticipa il suo prossimo album che uscirà per Asian Fake, una delle realtà indipendenti più interessanti del panorama nazionale. Erano mancate al panorama la voce, la scrittura e il carisma di una delle artiste seminali, che dopo la fine dell'avventura coi 99 Posse ha costruito un percorso votato completamente alla sperimentazione pop, guardando poco alle mode e molto a un gusto internazionale, con una scrittura attenta e un'attitudine rivoluzionaria che la rende quasi un unicum del panorama nazionale. Da quando ha annunciato il ritorno in tanti continuano a riconoscerle un ruolo "generazionale", ma questa etichetta non l'ha mai costretta a un ruolo, anzi, forse è stato stimolo più che freno.

Sei stata una voce fondamentale per una generazione, è più un peso o una soddisfazione?

È una frase ricorrente in questo periodo, me la dicono in molti ed io rispondo che non me ne sono mai resa conto veramente, un po' perché ero talmente presa a vivere la mia vita, a fare le mie cose, la musica, talmente sommersa nel mio mondo che vivevo per quello. Ho sempre vissuto per quello e quindi tutto ciò che stava intorno era passato in secondo piano, non me ne rendevo conto. Poi devo dire che ho sempre scritto, composto e prodotto esclusivamente per me stessa e per le mie esigenze, ovviamente sono sempre stata super felice che le mie cose fossero abbracciate da ascoltatori trasversali, è una cosa che fa piacere ma è una cosa che ho sempre fatto per me, quindi non mi sono mai posta questo tipo di domande.

È cambiato qualcosa in questi anni?

Sì, adesso che qualcosa in me è cambiato, nel modo di lavorare, in particolare per questo pezzo "Non ti nascondere", mi sono ritrovata a sperare, forse per la prima volta e visto quello che abbiamo passato negli ultimi anni, che questo pezzo possa raggiungere qualcuno anche solo per 5 minuti, arrivandogli come fosse un abbraccio, un po' di sollievo, un po' di energia. Quando oggi qualcuno mi dice che sono la voce di una generazione, quindi, mi fa piacere. Mi fa piacere perché sento che la mia musica è stata di aiuto a qualcuno, così come come io ascolto altri musicisti che mi danno qualcosa, sapere di essere riusciti a fare la stessa cosa mi riempie di gioia.

Hai sempre detto che per te la musica è libertà e si vede: hai sempre tenuto in mano tutto, anche i tempi di uscita, dilatati rispetto ai canoni discografici…

Le regole dell'industria musicale, quindi i tempi, i modi e i contenuti li ho sempre decisi io. Non sarei riuscita a fare altrimenti e quindi ,per tutta una serie di motivi interni, per come sono cresciuta, forse tirata su anche dai miei genitori che devo ringraziare, per la mia storia coi 99 Posse, mi sono sempre scelta delle situazioni nelle quali potessi essere me stessa, senza compromessi.

Non ti nascondere è un pezzo che contiene un mondo: è una lungo consiglio di crescita, con la consapevolezza che non esiste consiglio giusto, non abbiamo regole, come dici, ma solo esperienza. Quindi ti chiedo anche come nasce, quale bisogno c'era.

C'era un bisogno di fare forza a me stessa, perché spesso succede che scrivo i miei pezzi anche come terapia, possono nascere da una particolare riflessione su qualcosa, possono essere come delle illuminazioni, improvvisamente capisci una cosa, oppure se sei particolarmente giù e cerchi di capire perché e questa sorta di autoanalisi fa scaturire un pezzo. Questo è stato un po' il caso di "Non ti nascondere": io ho un po' la tendenza a nascondermi quando le cose non vanno bene, quando mi sento particolarmente fragile e scrivendo questo pezzo era un po' come se io parlassi di me stessa a me stessa e cercassi in qualche modo di farmi forza. Ci sono dei momenti della tua vita in cui senti una sensazione di inadeguatezza, quando il mondo, la società esterna, ti manda continuamente messaggi per dirti non vai bene: non sei abbastanza bello, magro, all'altezza della situazione, non sei abbastanza social o cose più gravi come le tante persone che hanno perso il lavoro e si trovano in una situazione di vuoto. Ci sono tanti momenti, quindi, in cui non ti senti adeguato e la cosa che mi viene da dire a chi ascolterà questo pezzo è: tu non sei i tuoi fallimenti, non sei il fatto che sei stato licenziato e il fatto che gli altri ti vedano inadeguata non vuol dire che tu lo sia, anzi sei speciale, brilla di luce tua, il mondo ha bisogno di te.

Sei stata autrice, cantautrice, cantante e produttrice in un mondo che è sempre stato maschile, ponendoti sempre un po' fuori dagli schemi sociali prestabiliti. Nonostante la tendenza a nasconderti hai segnato spesso il passo, no?

Assolutamente sì. Qualcosa è cambiato, sta cambiando, per fortuna, ma mi ricordo che per tantissimi anni mi chiedevano chi mi scrivesse i pezzi perché non era concepibile il fatto che io non solo li scrivessi, ma li arrangiarsi e producessi. Anche per questo sono molto grata alla mia famiglia, sono cresciuta in una famiglia in cui si è sempre lottato per i diritti delle donne. Ho avuto una madre lavoratrice, appassionata, anche lei mi ha passato la sua cultura femminista, senza volerlo e senza neanche sbandierarlo, i miei genitori sono due persone molto giuste, umane: se vedono un'ingiustizia la condannano e cercano di fare qualcosa per accendere una luce e cambiarla, senza proclami o slogan. Questa cosa mi è sempre stata passata da bambina. Poi, quando ero piccola, mi chiesero se volevo studiare uno strumento musicale e io dissi sì, che volevo suonare il pianoforte e cominciai a prendere lezioni che sono state fondamentali per il mio lavoro.

Cosa ha cambiato in te?

Imparare a suonare uno strumento musicale è come imparare un altro linguaggio, è uno strumento preziosissimo, potentissimo da dare a un bambino. Per me quella è stata una chiave di volta, si è aperta una porta, io ci sono entrata e non ne sono più uscita. Per me era naturale produrre e comporre. E allo stesso tempo però, come dici tu, anche rivoluzionario e ancora oggi, nonostante le cose siano cambiate – ci sono molte più donne nella musica, come in tutti gli altri settori lavorativi – è comunque molto complicato. Cioè ogni volta che il mio nome compare in coproduzione con qualcuno, e questo qualcuno è maschio, si dice che il pezzo prodotto da lui e io vengo esclusa. Ma è una questione di cultura e abitudine, purtroppo. Però le cose stanno cambiando, io sono molto ottimista su questo.

Come nasce il rapporto con Frenetik e Asian Fake?

Quello con Daniele (nome di Frenetik, ndr) è l'incontro più bello che mi potesse capitare in questo momento. I nostri destini si sono incrociati quasi per necessità, secondo me, perché siamo due persone estremamente simili, come gusto, ascolti e formazione, poi la cosa divertente è che Daniele veniva ai miei concerti da ragazzino. Mi ha scritto una volta prima dell'estate scorsa, dicendo che gli avrebbe fatto piacere incontrarci, io l'ho raggiunto in studio a Roma e gli ho fatto ascoltare i miei pezzi nuovi e lui, che è una persona estremamente onesta ed estremamente entusiasta della vita, quando li ha ascoltati si è girato verso di me e ha detto: "Noi dobbiamo lavorare insieme, il disco deve uscire con Asian Fake" e quando me l'ha detto è stato chiaro che doveva essere così.

Sei riuscita così a continuare nella tua idea indipendente.

Dopo i Posse avevo giurato a me stessa che non sarei mai andata con nessuna major e questa promessa l'ho mantenuta, ho fondato la mia etichetta e i master sono sempre stati tutti miei. Questa cosa è stata sicuramente un punto di grande autonomia che per me era fondamentale, però allo stesso tempo è stata anche di grande fatica, perché gestire tutto anche dal punto di vista manageriale e discografico per me era una faticaccia enorme. Quindi quando Daniele mi ha fatto questa proposta, mi sono detta: "Cavolo, ma io ho bisogno di una squadra che creda nel mio progetto come ci credo io, e che mi sollevi da tutta una serie di cose che mi rallentano molto il lavoro". E in più penso che Asian Fake sia l'etichetta indipendente che negli ultimi anni ha sfornato musica alternativa sperimentale d'eccezione in Italia, quindi mi sembrava la famiglia ideale per questo nuovo disco e nel giro di poco tempo abbiamo cominciato a lavorare. Lavorare con Daniele è bellissimo, è veramente un sistema di vasi comunicanti, a volte basta guardarci per capirci, senza neanche parlare. Ripeto, la formazione simile, gli ascolti, il gusto fanno molto, poi ci vogliamo proprio bene e non è da poco quando si lavora insieme.

Sei sempre stata un'artista che ha amato sperimentare, a livello sonoro come descriveresti il prossimo album?

Hai presente il Vesuvio? Ecco, esce da là, dal cratere. Le ritmiche sono state curate ossessivamente, quindi avranno un ruolo da protagonista, poi, come sapete, a me piace molto mescolare, è dagli anni 90 che lo faccio, da quando sono cadute tutte le barriere tra i generi. Fortunatamente c'è stato questo tempo di libertà e liberazione generale per tutti coloro che non volessero fare musica specialistica, per il musicista che voleva finalmente prendere ispirazione dalla musica a 360 gradi. Credo che oggi sentiamo ancora l'ondata degli anni 90, cioè di questa voglia di mescolare, mentre all'epoca, soprattutto da parte dei giornalisti musicali, c'era più l'esigenza di trovare delle definizioni. Perché dopo quasi trent'anni si è più abituati al fatto che si possa avere a che fare con generi limitrofi, attigui, diversi tra di loro.

E i giovani stanno aiutando sempre più, no?

Assolutamente, guarda, per esempio, i Thru Collected a Napoli che in questo momento forse sono la realtà più fresca, insieme a J Lord. Ma i True da questo punto di vista sono esemplificativi, prendi quel pezzo Cantautoravers che in un titolo ti riassume molto questa cosa.

E poi hanno un'idea di crew, collettivo che è molto tua…

Esatto, mi ci rivedo molto e mi ricordo di quanto è bello collaborare con tante persone, ognuno porta la sua diversità in un calderone che poi diventa un'altra cosa ancora. Loro poco più che ventenni, l'età in cui ho cominciato io, che mescolano cantautorato, musica elettronica e rap, con un uso delle parole molto bello. Mi piace molto come scrive Sano, per esempio, ma anche Alice e Altea, hanno una cura per le parole particolare, mi ci rivedo molto. Appartengono a una generazione che viene dopo la caduta delle barriere, quindi si è già trovata in questo magma.

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