Massimo Ranieri (LaPresse)
in foto: Massimo Ranieri (LaPresse)

Incontrare Massimo Ranieri significa incontrare uno degli artisti più completi che i palchi italiani abbiano mai vesto: attore, cantante, regista, ballerino, Ranieri è una delle voci storiche della canzone italiana, ma è anche un attore teatrale che è in giro per l'Italia a portare il suo spettacolo "Sogno e son desto 400 volte" in cui rilegge la sua carriera, canta le sue canzoni che, spiega a Fanpage.it sono tante e gli permettono, quindi di cambiare ogni sera qualcosa. Perfezionista inesauribile, Ranieri ha studiato tantissimo, lavorando per Strehler e ricevendo i complimenti anche da Nureyev. Dopo aver riletto il canzoniere napoletano nel progetto malìa, che lo vedeva affiancato da alcuni dei grandi jazzisti italiani e affidandosi alle mani sapienti di mauro pagani, Ranieri tornerà con un album di inediti, a 25 anni di distanza dall'ultima volta e con lui ci saranno componimenti di Pino Donaggio, Bruno Lauzi, Ivano Fossati e anche Pino Daniele.

Sta per salire sul palco, dopo tutti questi anni c'è un po' di routine o cambia sempre qualcosa?

No, no, non è mai routine, quando lo diventerà mi metterò dietro a una scrivania e farò il talent scout. No, la routine no, è terribile, per l'amore di Dio, io devo sempre stare con l'adrenalina a palla, devo sapere sempre che devo conquistare il pubblico.

Cosa le dà ancora la spinta dopo oltre 400 repliche di uno spettacolo?

Tutto sta nell'avere una lunga panchina, la scaletta è come una squadra, con questa si vince, questa fa da ottimo portatore, è un grande mediano e ogni tanto qualche calciatore è stanco, ma fortunatamente ho una panchina lunga. In scena vanno dei grandi calciatori, grandissimi calciatori e in panchina ho dei fuoriclasse e questo è il motivo per cui provo sempre un'ebbrezza, sento subito l'umore del pubblico e magari cambio la scaletta mettendo una canzone al posto di un'altra perché sento che magari quella sera funziona meglio di ieri o di domani

Cantante, attore, doppiatore, conduttore, regista. Come si fa a essere così poliedrici e multidisciplinari e riuscire sempre?

È ‘a capa tosta, nel senso che è la volontà, la disciplina che mi è stata tramandata da grandi maestri. Qualcosa c'era sotto di mio e sono bastati quei quattro, cinque grandi personaggi che ho avuto l'onore e il privilegio di frequentarli e l'hanno tirato fuori, ricordo sempre uno dei miei maestri che mi disse: "Buttati, ci sono io che ti acchiappo!".

È vero che quando decise di imparare a ballare, si mise a studiare seriamente per anni?

Sì, è una disciplina anche quella: lo studio del canto, lo studio della danza, mi piaceva, scoprii questo mondo nuovo grazie a un'amica carissima, una ballerina e una sera, a teatro mi disse che era un peccato che non ballassi e mi invitò l'indomani alle nove in sala prove, io pensavo che scherzasse, invece diceva davvero e l'indomani abbiamo cominciato questo percorso lungo che è durato dal 1978 al 1984.

Poi arrivò Nureyev a farle i complimenti?

Sì [ride, ndr], io accennavo a un passo di tip tap nello spettacolo di Strehler e lui alla fine volle conoscermi e mi disse con questa sua voce stupenda, un po' roca: "You dance very well!", io mi aspettavo che dicesse "Tu reciti molto bene", come attore, gli dico "Grazie, grazie, Maestro", beh, detto da Nureyev, ha un po' esagerato, credo, comunque, va!

Senta, come si rilegge, oggi, quel canzoniere napoletano già rivisitato più e più volte?

È stato riletto in tutte le maniere: mandolini, archi, tamorre e quest'altro, non si sa più come rileggerla questa canzone napoletana, io penso sempre a come è stata composta la canzone, una chitarra oppure un pianoforte e la voce dell'autore quindi adesso tocca asciugare, secondo me, riportarla alla sua vera natura, cioè io mi immagino sempre Bovio, per esempio, o Murolo, Tagliaferri, questi meravigliosi, sommi autori che si mettevano là: "Te si fatt' ‘na vesta scullata" e la cantavano alla chitarra o si sedevano al pianoforte, oppure chiamavano un pianolista e infatti quando l'asciughi così, come "Tu sì ‘na cosa grande" in Malìa, che è pianoforte, voce e flicorno ed è un'emozione, io quando la canto mi emoziono perché ritorno allo stato brado di questa canzone e forse è stata scritta così

Nelle vesti di regista e attore è stato l'ultimo a portare Eduardo De Filippo in tv…

Quello è stato un coraggio… ora che ci penso mi si accappona la pelle. Noi dobbiamo essere incoscienti, se no cambiamo mestiere, bisogna lasciarsi portare da quella "corda pazza", come direbbe Pirandello, ovviamente non ce l'hanno tutti e quelli che l'hanno, però, diventano cantanti, pittore musicista, insomma quella corda pazza è importante per chi fa questo lavoro, mi sono sempre buttato senza paracadute.

Pare che l'anno prossimo tornerà con un nuovo album, ci può anticipare qualcosa?

Non faccio un disco di inediti da 25 anni, tutti inediti, da Fossati al mio amico Pino Donaggio, c'è Lauzi, una sua poesia musicata da Fasano, c'è Pino Daniele, c'è Mauro Pagani e poi ovviamente ho riscoperto la mia canzone, non la canzone, ‘n'ata cosa, la grande melodia napoletana.