Federico De Nicola, in arte Masamasa, è un rapper campano che incomincia a suonare già all'età di 12 anni. Dopo aver frequentato il conservatorio a Berlino, si trasferisce a Milano cominciando a pubblicare singoli come "Friendly", "Contento" e "TIPAINDIE" con cui entra nella top 5 nella playlist Viral Italia su Spotify. Il successo dei singoli lo porta a suonare lo scorso anno in alcuni festival italiani come il "Mi Ami" e "L'Eleva Festival". Accompagnato dalle produzioni del beatmaker campano simoo, ha pubblicato lo scorso 11 settembre il primo album "Fernando Alonso".

Hai chiamato il tuo primo progetto Fernando Alonso: come mai la scelta del pilota per il titolo?

Avevo pensato a questo titolo da tempo. Quando ero piccolo e vedevo la Formula 1 con i miei familiari, Alonso non era uno dei piloti più amati dal pubblico, anche perché lottava contro Schumacher. Era giovane, scontroso e testardo, un po' come me. Da piccolo non mi accorgevo di questa somiglianza, ma crescendo ho capito che ci unisce qualcosa. Soprattutto quando non è riuscito più a vincere, perché non aveva l'auto vincente.

La produzione di questo disco è stata affidata al tuo amico e beatmaker simoo. Com’è stato lavorare con lui, e quali difficoltà hai ritrovato nella progettazione di un album ufficiale rispetto ai singoli pubblicati in passato? Ci sono state discussioni?

Io e simoo ci conosciamo da dieci anni ed è normale che ci siamo beccati durante il disco. All'inizio ci siamo anche mandati a fanculo, però ci conosciamo e sappiamo quali sono i nostri spigoli. Oltre a simoo che ha lavorato alla produzione dei beat, al disco ha lavorato anche Maiole che ha curato le melodie, soprattutto nelle produzioni elettroniche. È normale che ci siano state comunque delle discussioni, immaginate di dovervi addossare un disco da indipendente, con tutte le paure connesse.

A 18 anni hai scelto di trasferirti in Germania per diplomarti al conservatorio e soprattutto farti influenzare dalla cultura elettronica del paese. Quanto di questo si rivede nelle produzioni di questo progetto, e quanto questo ha influenzato anche la tua scrittura?

I testi li ho scritti principalmente tra Caserta e Milano. Ero tornato a casa per scrivere e fare un po' di musica, poi ci son dovuto rimanere a causa del Covid-19. Berlino invece mi ha cambiato moltissimo. È stata una città che mi ha aperto la mente dal punto di vista musicale, mi ha influenzato sia attraverso la cultura elettronica che per gli ascolti frequenti che facevo. Ascoltavo molto rap classico, quando invece sono arrivato a Berlino mi sono innamorato di tutti i tipi di synth e mi sono avvicinato anche al cloud rap. Sulla scelta dei beat nel disco, sulle melodie e sugli arrangiamenti ciò che ho imparato e ascoltato a Berlino è stato fondamentale. Se devo pensare ad una canzone che possa rappresentare quel periodo scelgo "Solo con te", per tutta la solitudine che ho vissuto.

Ascoltando per la prima volta il disco, sembra di essere capitati in una playlist. La non definizione di un genere, che svaria dalle sonorità cloud rap di “Timidezza” a quelle indie pop di “Colori”, fino al rock di “Devi Morire”. Come credi possa pesare nel tuo primo progetto, nella tua prima presentazione ufficiale al pubblico?

Devo dire che questo mescolanza di generi è dovuto anche al modo in cui vivo e ascolto musica. Sono una persona che si alza la mattina e ascolta tantissima musica, e devo ammettere che il rap non è il genere che ascolto maggiormente. Alcune volte ascolto musica classica, il giorno dopo gli Oasis. Questo disco è frutto di questa follia musicale che vivo, e ti dico che se riesce ad inserirsi in qualche trend, non mi dispiace affatto. Per quanto riguarda la varietà di generi nel disco, anche se difficile da sostenere nella produzione, alla lunga credo sia un vantaggio.

Riferito ancora al disco, una delle scelte che mi ha sorpreso, è stata l’assenza di featuring. Qualcosa di insolito per un giovane artista nel primo disco ufficiale. Avevi già pensato ad un progetto senza collaborazioni? Dopo aver visto la collaborazione del tuo produttore con Barracano (“Spitty Freestyle”), potremmo pensare in futuro ad una collaborazione con lui e Speranza?

Come detto, ho fatto questo disco durante un periodo pre-quarantena, dove ho cercato di isolarmi del tutto dal mondo esterno. Ho staccato Instagram, Spotify e qualsiasi tipo di piattaforma di musica e messaggistica. Volevo cercare di fare qualcosa fuori dal tempo, anche per questo posso dire che la scelta di non avere featuring credo sia stata più naturale che ragionata. Mi sono detto, il disco è finito e mi piace così. È anche giusto camminare da solo all'inizio della mia carriera musicale. Dall'altra parte però ci penserò sicuramente a collaborare con qualcuno in futuro. Questo qualcuno potrebbero essere Speranza e Barracano. Con loro siamo amici stretti, usciamo a bere assieme. Ma proprio perché abbiamo questo tipo di rapporto, nulla deve essere programmato. Magari sentiamo un beat e tutti e tre pensiamo che sia quella giusta. Deve essere una cosa naturale.

Sembra rilevante in questo progetto la figura della donna, narrata in maniera quasi opposta rispetto agli rapper italiani. Tutto questo si accentua in “Solo con te”, “Palma Baleare” e “Non lo farei mai”. Qual è il ruolo della donna nella tua musica, e con quale artista femminile vorresti collaborare nel panorama nazionale o internazionale?

È un ruolo che non riesco a definire, perché si rivolge a essere umani completamente diversi uno dall'altro. Infatti ho sempre difficoltà a separare la figura della donna dalla figura di essere umano. Sull'idea di collaborare con artiste, è un pensiero che mi ha toccato già tante volte in passato. Il mio sogno sarebbe quello magari di poter collaborare con Dua Lipa. Se devo pensare a qualcosa di realizzabile, soprattutto nei confini nazionali, in questo momento penso a Lil Jolie e Vale P, due ragazze che avranno sicuramente un grande futuro.

L'album è uscito lo scorso 11 settembre, quindi immagino tu ti stia riposando e godendo il successo del disco. Hai già in mente una repack o un remix di qualche brano all'interno dell'album?

Odio riposare. Io sono per mantenere il momentum come gli sportivi. Mi sento in colpa quando riposo. Sto lavorando a delle cose che renderanno alcuni brani dell'album un po' diversi, dei piccoli remix. Non credo di voler fare una repack, non vorrei snaturare la natura dell'album. Sono sicuro che i prossimi progetti potranno seguire qualche altra strada, non voglio essere statico.

Il tuo brano preferito del disco?

È difficile dire quale figlio preferisci, anche se ho letto in una rivista di psicologia che ogni genitore ha un figlio preferito. Però se proprio dovessi scegliere, sceglierei "Timidezza".