Se c'è un album attesissimo nel mondo del rap italiano è senza dubbio quello di Marracash, "Persona". Il cantante, infatti torna a quattro anni da "Status", il suo ultimo album solista e a tre da "Santeria", che lo ha visto dividere tutto con Guè Pequeno. C'è molto fermento quindi per il ritorno di uno dei nomi storici del nuovo rap italiano, quello che nell'ambiente è conosciuto come il "letterato", sicuramente uno dei migliori se guardiamo al complesso di flow e testi. Il King del rap, per citare proprio uno dei suoi album e una delle sue canzoni più famose. Autoproclamatosi così, siamo arrivati quasi alla profezia che si autoavvera e non è un caso che ogni uscita di Marra è un piccolo evento a se stante.

Marracash spiega Persona

Nel 2008 il suo album d'esordio fu praticamente leakato con un mese di anticipo, creando non poco scompiglio, benché la rete di allora non era quella di oggi. Oggi nessun leak, una comunicazione con pochissima musica lanciata prima dell'uscita dell'album, e tanto riserbo su tutto: "I brani rappresentano parte del mio corpo; sono fatti di carne, fatti di ossa, fatti di sangue. Lo stesso corpo di Marra, lo stesso corpo di Fabio in condivisione da tempo. Non è la prima volta che li vedete insieme ma è la prima volta che Marra e Fabio si parlano e l'unica in cui sarò io a raccontarli" ha detto il rapper che però pian piano sta comunicando le collaborazioni che ha scelto per quest'album.

Le collaborazioni dell'album

Su Instagram, per sottolineare l'importanza data alle collaborazioni, Marra ha scelto di dedicare un post a ognuno degli artisti che lo accompagnano, ma soprattutto ha speso qualche parola per raccontarli e raccontare il legame che li lega e pure qualche aneddoto. Per adesso i nomi annunciati sono stati, in ordine scelto da lui: Guè Pequeno, Mahmood, Madame, Sfera Ebbasta, Cosmo e Massimo Pericolo. Ecco le parole che Marracash ha usato per introdurli ai suoi fan, senza svelare troppo sulle feat e le canzoni in cui duetteranno.

Guè Pequeno: compagno di strada

Io e Cosimo abbiamo fatto un bel pezzo di strada assieme. Abbiamo un sacco di cose in comune, amicizie, esperienze. Ci piacciono il rap e il cinema, abbiamo perfino fatto un disco assieme. Eppure siamo diversissimi, quasi opposti su certi aspetti. Nell’approccio al lavoro o nel modo di reagire al dolore ad esempio. A me il dolore paralizza, ho bisogno di viverlo fino in fondo, di annegarci, spremerlo e alla fine tirarci fuori qualcosa, magari. Cosimo ha bisogno di non pensarci, di seppellirlo di lavoro e serate fino a che non lo sente più. Di passare oltre, instancabilmente. Ma da qualche parte deve pur finire no? Grazie grande G per averne lasciato un po’ nel mio disco.

Mahmood: gemelli diversi

Io e Alessandro un po’ ci assomigliamo. Da quando è diventato popolarissimo dopo Sanremo , la gente non fa che scriverci che siamo uguali. Meme su meme. Per me non è una cosa nuova. È dai tempi del primo Ronaldo (il fenomeno) che non appena sale alla ribalta qualcuno con carnagione scura e capelli corti mi dicono che sia uguale a me. Calciatori, attori, cantanti, a quanto pare sono pieno di sosia. Forse è un po’ come con gli orientali: scuri, rasati e con le labbra carnose siamo tutti simili per gli italiani. Alla fine ci siamo conosciuti, ci siamo parlati e abbiamo fatto musica assieme. Il pezzo è memerabile , ops memorabile, vero Mahmood?

Madame: la donna che mancava al rap italiano

Qualche settimana fa ho letto un’intervista di Ensi in cui diceva che Madame era l’artista che più lo aveva impressionato in tutta la sua carriera. Sono d’accordo. La sera che Francesca è venuta da me per sentire il pezzo era la prima volta che ci vedevamo. Lei era semiparalizzata dall’emozione, a stento spiccicava parola. All’inizio sono andato in para perché il pezzo su cui doveva cantare era piuttosto impegnativo, lei ha pur sempre 17 anni e mi ha detto che lo avrebbe scritto direttamente in studio. Ho pensato che forse avevo fatto una cazzata ad affidarle quella traccia. Dopo un po’ però, ha preso coraggio e ha cominciato a farmi delle domande, per niente banali, sul tema della canzone. La vedevo prendere appunti quasi come fosse il mio analista, sul suo cellulare. A un certo punto mi fa – Ce l’ho -. L’ho lasciata sola a casa mia, mentre noi altri siamo andati a cena e quando siamo tornati dormiva rannicchiata sul divano. Aveva scritto una figata, centrando esattamente l’argomento e dimostrandosi più che all’altezza della situazione, una cosa davvero strabiliante. Grazie Francesca, la donna che mancava nel rap italiano.

Cosmo: il caos di generi musicali

Ho conosciuto Marco l’estate scorsa in occasione di un concerto a Napoli di cui Elisa era l’art director. Aveva scelto di affiancarsi a me e Cosmo e di fare dei mash up del nostro repertorio per rendere la data una festa. Mi presento alle prove, qualche giorno prima, in ritardo, e capisco da subito che Marco era peggio di me. Tra le mie canne, i ritardi, Cosmo che cazzeggiava e cambiava la scaletta 5 minuti prima dello show, Elisa ha avuto più di un momento difficile. Alla fine il concerto è stato super e io ho avuto l’ennesima prova che Elisa dal vivo ferma il tempo e che Marco, esattamente come il cosmo da cui prende il nome, è il caos. Il caos di generi musicali, sessuali, di stili di vita. Completa il quadro il fatto che ha due figli ed è un ex professore di storia. Come non amarlo?

Massimo Pericolo: l'erede

È il momento di parlare della cagata più famosa del web: quella di Massimo Pericolo a casa mia. Alessandro riesce a essere duro e dolcissimo allo stesso tempo. Parla come un tossico dopo una pera ma sta bello in forma come uno sportivo. 7 miliardi ci aveva gasato tutti ma Sabbie D’oro per me è stata la conferma che il ragazzo aveva un futuro brillante. Ci siamo scritti e ci siamo fatti i pompini a vicenda e così è passato da me perché avevo un pezzo da proporgli. Si è presentato con la sua ragazza e un suo amico/consigliori e abbiamo ordinato argentino. La chiacchierata deve averlo messo a suo agio perché dopo pranzo mi ha chiesto se poteva cagare e la cosa fece molto ridere tutti. Vi avevo già spoilerato che a Massimo avevo assegnato il “sangue” ma ora vi dirò perché: è il rapper che vedo più simile a me tra quelli della new generation… e buon sangue non mente.

Sfera Ebbasta: la sfrontatezza della gioventù

Quando ho conosciuto Gionata, lui e Charlie venivano spesso da me per decidere le strategie discografiche, e lì ho percepito per la prima volta il gap con una nuova generazione di rapper. Avevano idee strane, si ispiravano ai trapper americani, mi dicevano cose come – Nei live vogliamo esibirci con il pezzo intero sotto, non solo sulla base – Cercavo di spiegargli che avevano torto e che non tutto si poteva translare in Italia con lo stesso effetto. Su una cosa però avevano ragione loro: farcela all’estero. Per me era impossibile anche solo pensarci, mi sembrava una perdita di soldi, tempo ed energie. Una cosa inarrivabile. Per Gionata invece no ed è per questo che ce l’ha fatta. Tra tutti gli artisti che sono passati per la mia etichetta, lui era il più sicuro del suo talento e uno dei pochi con cui il rapporto è rimasto forte. Uno dei pochi che mi ha cercato quando ero disperato e desaparecido, uno dei pochi che passava a trovarmi e si interessava su come stavo. All’inizio non volevo chiamarlo in questo disco, perché era nei dischi di tutti e a me piace essere originale. Ma poi ho pensato che aveva iniziato proprio con me e che gli volevo bene, sarebbe stato assurdo non chiamarlo solo per partito preso. Quando gli ho proposto il pezzo mi ha risposto che era onorato, e questo per quanto mi riguarda la dice lunga su chi sia Gionata. Grazie fratello!