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L’intelligenza artificiale non terrorizza più il mondo della musica: la novità di Myvox

Dai primi tentativi musicali attraverso l’uso dell’AI, in pochi mesi si è arrivati a trattative tra le aziende e l’industria discografica. In questo mercato, nascono anche nuove realtà come Myvox.
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A cura di Vincenzo Nasto
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AI Project, foto di Andreas Rentz per Getty Images
AI Project, foto di Andreas Rentz per Getty Images

Solo qualche mese fa, nei primi giorni di aprile, l'iniziativa del creator di TikTok @Ghostwriter977 aveva guadagnato 15 milioni di visualizzazioni su TikTok, video poi eliminato, e oltre 600mila stream su Spotify, anch'essa eliminata dalla piattaforma svedese. L'utente aveva deciso di utilizzare l'AI per riprodurre una nuova versione di Heart on my Sleeve di Gallagher & Lyle del 1976, questa volta però con le voci di Drake e The Weeknd. L'attenzione e i numeri raccolti in poche ore erano diventati un campanello d'allarme per l'industria discografica, che da una parte aveva deciso di estromettere queste versioni deepfake dal catalogo musicale delle piattaforme, dall'altro aveva accentuato le voci su un possibile accordo per distribuire meglio, economicamente, i diritti sulle voci deepfake. Dopo mesi, si sono aperti più scenari sulla direzione intrapresa dagli attori in campo, tra accordi e nuove realtà.

Le trattative tra le realtà AI e le etichette discografiche

Infatti, solo nei primi giorni di agosto, l'annuncio delle trattative tra Alphabet Google e Universal Music, inquadrano bene gli scenari futuri prospettati da questa operazione. Universal Music, come riporta Francesco Prisco sul Sole 24 ore, potrebbe diventare la prima major discografica al mondo nella generazione di canzoni deepfake generati attraverso l'intelligenza artificiale da utenti del web. Ad Universal si potrebbe aggiungere anche Warner, un duopolio che ha visto gli attori protagonisti anche in passato per la violazione del copyright su piattaforme come YouTube, dove gli utenti ricaricavano con il proprio canale brani coperti da copyright. Come riporta il Financial Times, da allora l'accordo generato da Google, Universal e Warner, paga all'industria musicale ogni anno una cifra intorno ai due miliardi di dollari. Per Google, la creazione di un hub musicale potrebbe aiutare l’azienda a competere con rivali come Microsoft, che nel recente passato, ha investito 10 miliardi di dollari nella società leader nel settore dell’intelligenza artificiale OpenAI, proprietaria del modello di intelligenza artificiale leader di mercato noto come GPT-4.

Le nuove realtà come Myvox

La seconda soluzione ci arriva da una nuova realtà, lanciata ufficialmente lo scorso 14 agosto. Si tratta di myvox, una piattaforma musicale che offre agli artisti l’opportunità di clonare, proteggere, concedere in licenza e monetizzare la propria voce. La piattaforma è la prima nel suo genere a poter consentire la distribuzione della propria voce Ai autorizzata su tutte le piattaforme di streaming, attraverso un abbonamento Pro. Tra i primi artisti ad aver utilizzato la piattaforma, c'è la cantautrice iraniana-olandese Sevdaliza, che ha dato la luce alla prima artista AI Dahlia. L'autrice potrà essere utilizzata dai creator sulla piattaforma e le canzoni potranno monetizzare sulle piattaforme di streaming, con le royalties di Seydaliza che raggiungeranno il 50% della quota finale. La stessa ha presentato lo scorso anno il video di Oh my god su YouTube, che ha raccolto 1,5 milioni di visualizzazioni.

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