Dario Faini aka Dardust
in foto: Dario Faini aka Dardust

Nel rap e nella trap la figura del Produttore ha sempre svolto un ruolo importante e ha avuto una visibilità enorme anche nei confronti dei fan che sanno bene quanto sia fondamentale quel tipo lavoro. Nel mondo del pop questa figura si sta ritagliando pian piano il suo ruolo: un ruolo che è sempre esistito ed è sempre stato fondamentale, ma che adesso, forse anche grazie alla commistione di "Soldi" che ha unito due dei nomi più noti, ovvero quello di Charlie Charles e Dario Faini, aka Dardust, ha dato una spinta a maggiore a questo ruolo anche nei confronti del pubblico meno specializzato. Faini – che in molti avranno visto dirigere l'orchestra di Sanremo per Mahmood – è da anni uno dei produttori e degli autori più conosciuti dell'ambiente (ha collaborato con Fiorella Mannoia, Marco Mengoni, Fedez, Francesca Michielin, Annalisa, TheGiornalisti, Luca Carboni), oltre a portare avanti, come Dardust, un progetto neoclassico, riuscendo quindi a muoversi in vari mondi, giocare con più suoni e arricchire anche i propri colori nei suoi lavori. Per restare a questi ultimi mesi, Faini ha messo le mani su "Soldi", "Calipso" e "Maradona y Pelè", ultimo nato nel mondo dei Thegiornalisti, ma la sua carriera è lunga e prolifica.

Ciao Dario, stavo mettendo insieme info per intervista e onestamente non so da dove cominciare…

(ride) Ma no, dai, non è poi così vero…

Beh, ultimamente sei ovunque, tra "Calipso", "Soldi", Thegiornalisti, Dardust, collaborazioni varie: in che modo Sanremo ha portato una maggiore visibilità rispetto al mondo della produzione?

Sanremo, grazie a Mahmood, mi ha permesso di fare un'esperienza formativa coi maestri dell'orchestra che è stata molto importante e allo stesso tempo mi ha permesso di avere per la prima volta visibilità come producer e come autore e poi ho potuto usare il mio nome, Dario Faini aka Dardust, per collegare queste due linee di identità.

Possiamo dire che lì è nata una nuova coppia d'oro con Charlie Charles? Immagino sia stato un modo per tastare altri suoni e altre strade….

Sì, la collaborazione con Charlie mi ha permesso di accedere a un nuovo mondo, quello dell'urban, della trap e ha permesso al mondo di Dardust di fondersi con quello di Charlie, quindi mi ha permesso di accedere a un pubblico molto lontano dal mio, da una parte, con Dardust più neoclassico, dall'altra più pop, quindi è stato un passaggio importante. Da Charlie ho imparato molto, anche a essere molto più minimale nella scelta dei suoni, a dare delle priorità nell'arrangiamento, quindi è stata un'influenza che mi ha dato tanto, per questo lo ringrazio sempre moltissimo.

Per gli addetti ai lavori il tuo nome non è nuovo, né per il progetto né come autore e producer, ma l'impressione è che anche in Italia stia sempre più prendendo piede e importanza la figura del produttore, anche grazie a rap e trap, probabilmente.

Direi che finalmente ha cominciato ad avere importanza la figura del produttore, adesso infatti comincia ad avere anche una visibilità nei confronti del pubblico, non solo per gli addetti, anche perché è una figura importante che crea un vero e proprio immaginario per l'interprete o l'artista. Guarda, spero che in futuro ci sarà la stessa visibilità per gli autori, quello è un altro passaggio importante: in quest'ultimo periodo ho avuto visibilità come producer ma ho lavorato, in questi ultimi dieci anni, anche come autore e questo ruolo, unito a quello di compositore nel pop e in qualsiasi ambito è sempre stato una mia attività importante e spero che in futuro, come sta avvenendo in America, si dia sempre più importanza anche perché ci sono tantissimi autori in Italia che sono bravissimi.

Senti, forse lo diamo per scontato ma non sempre lo è: qual è il ruolo del produttore?

È quello di dare un immaginario sonoro al brano e anche all'interprete, il lavoro è fatto di ricerca dei suoni, di sound design, ma anche di arrangiamento, insomma, la creazione di tutte le linee compositive di qualsiasi strumento e di qualsiasi suono, visto che siamo nell'era digitale, dare identità ai suoni e agli strumenti che andranno a creare quell'arrangiamento: è un lavoro fatto di ricerca, di una scelta e di responsabilità. Spesso viene fatto con l'artista, altre volte viene fatto con altri produttori, come è avvenuto con Charlie.

Senti, in tutto questo bailamme, il progetto Dardust come cresce?

A dicembre uscirà il terzo capitolo di una trilogia che seguirà "7" e "Birth". L'ho registrato a Edimbirgo per un preciso motivo che spiegherò in seguito, mentre il titolo l'ho tatuato sul mio collo dove ho scritto "SAD", anche se non è il titolo vero e proprio, ma l'acronimo di tre parole che andranno a costituire il titolo dell'album.

Mi ha sempre incuriosito il tuo muoverti in mondi diversi: in che modo il progetto Dardust si inserisce nella tua vita e nel mondo discografico attuale?

Ha un ruolo fondamentale perché per me Dardust è tornare alle mie origini musicali: io provengo dagli studi classici di pianoforte ma allo stesso tempo durante l'adolescenza mi sono appassionato all'elettronica in ambito internazionale e quando ho deciso di fare qualcosa di mio ho deciso di farlo creando meno paletti e compromessi possibili, ma agendo nella maniera più libera dal lato creativo e alla fine è uscito questo progetto che viene chiamato neoclassico. Non so, però, se neoclassico sia la parola giusta perché rispetto ai progetti di altri pianisti come Nils Frahm o Olafur Arnalds è più contaminato dall'elettronica e spesso usata anche in maniera molto pop, quindi è lontana dal modo creativo usato nel pop ma allo stesso tempo non lontanissimo. Sicuramente c'è una ricerca musicale diversa, è più ambizioso ed è la mia sfida più grande che mi sta dando comunque molti risultati: su Spotify ci sono tantissimi ascoltatori, alcuni brani sono arrivati al Superbowl, in stazioni importanti etc e spero che il terzo album arrivi ancora più lontano, a partire dalla firma di una major internazionale che annunceremo a breve.

Una curiosità: Mahmood è a Tel Aviv, vi state sentendo, che effetto fa avere "Soldi" su quel palco?

Beh è un'altra sfida, con Alessandro ci sentiamo, lui è impegnatissimo, ovviamente credo che Ale vada lì un po' come a Sanremo, ovvero con l'idea di fare una bella figura, di far passare il suo messaggio e fare arrivare il pezzo più lontano possibile poi quello che accadrà è tutto una benedizione, senza grandissimi obiettivi, ma con l'idea di far ascoltare una canzone particolare e innovativa, spero sia lo stesso atteggiamento che sta vivendo lui lì.

Calipso, invece, come nasce?

Diciamo che Calipso è un brano nato con il contributo di tutti, ognuno ha messo qualcosa del proprio mondo a partire da me, Charlie, Sfera, Mahmood e Fibra, sia sul lato del suono che sul lato delle strofe, delle barre, ma ci tengo anche a sottolineare anche il lavoro di Davide Petrella, un autore con cui ho scritto tante cose e con il quale è stata scritta l'idea di Calispo, è da lui che nasce.

È uscito Maradona y Pelè dei Thegiornalisti e c'è ancora la tua firma, quella collaborazione procede bene, mi pare.

"Maradona y Pelè" è un ulteriore step dei Thegiornalisti, sia dal punto di vista della scrittura che della produzione, è un brano in cui ci sono atmosfere esotiche e, oserei dire, quasi africane, ma allo stesso tempo c'è un po' di samba, un po' di western e colori diversi: è un crossover di stili, è molto potente, secondo me e segna un passo ulteriore nella visione di Tommaso (Paradiso, cantante della band, ndr).

Dario Faini sarà protagonista di un tour Piano Solo che lo vedrà impegnato il 16 maggio all'Apple Store di Milano, il 17 a Radio Monte Carlo per Piano City Preview, il 19 a Gratosoglio per Piano City, il 24 al Wired Next Fest di Milano, il 28 Giugno al Flowers Festival (W/ Olafur Arnalds) di Torino, il 19 luglio alla – Masseria Mavùgliola di Locorotondo (Ba) per il Panoramica Festival, il 7 agosto a Montelparo (Ap) per Piano Strano, il 22 al Castello di Arco (Tn) e il 31 alla Cava Del Sole di Matera.