Un attimo prima della fine del 9 maggio, data simbolo per lui, è uscito il primo album di LIBERATO, il misterioso cantante napoletano che da due anni pubblica singoli accompagnati da video girati da Francesco Lettieri e anche questa volta non fa eccezioni di sorta, anzi. Per il lancio dell'album, il regista napoletano ha pubblicato cinque video (dei singoli "Oì Marì", "Guagliò", "Nunn'a voglio ‘ncuntrà", "Tu me faje ascì pazzo" e "Niente")che sono una mini serie ambientata a Capri che comincia negli anni '60 e si chiude nel 2019, raccontando ancora una volta un amore (quasi) impossibile. C'era enorme attesa per quello che sarebbe stato il prossimo passo di questo progetto che è riuscito a rimanere misterioso e che ha portato una ventata di freschezza nell'ambiente musicale napoletano che continuamente – e in particolare a ogni uscita – si divide tra estimatori e critici di LIBERATO e di questo lavoro che gioca in maniera indissolubile tra musica, cinema e racconto sociale, come anche quest'ultimo capitolo dimostra: c'è una continuità sonora, c'è il racconto iconografico che passa dal videoclip, al film fino alla serie, seguendo quello che è un po' la moda di questi ultimi anni, passa per la ricerca di un racconto per immagini della città di Napoli, col centro, i quartieri popolari, la periferia e Capri, ovviamente, e c'è l'"amore di classe" (anche in quest'ultimo capitolo l'amore è raccontato così).

L'album di LIBERATO tra urban e reggaeton

Anche con queste ultime cinque canzoni il registro non cambia tantissimo, con una ricerca musicale che gioca con gli stilemi dell'urban e quindi del reggaeton più spinto ("Oì Marì") con intramezzi di Tammurriata (come in "Nunn'a voglio ‘ncuntrà") senza perdere d'occhio il cantato in napoletano, legame di tutto il progetto, che ancora una volta si lega all'inglese, come succede nel Neapolitan Power in cui le lingue si mescolano (non sono casuali il ringraziamento a James Senese e il riferimento a Pino Daniele) a cui si aggiungono, però, e questa volta anche lo spagnolo e il francese, almeno nella parte video. Arrivata alla sua prima fine (l'album), questa prima parte racconta quello che in parte già si era capito, ovvero un progetto multiforme, che guarda alle sonorità più in voga in questo momento (e lo ha cominciato a fare quando l'esplosione del genere era lì lì per esplodere), sia nella parte più ‘morbida' ("Niente") che in quella più spinta ("Guagliò"). Il racconto è quello amoroso – altro classico della canzone napoletana – in salsa di ‘lotta di classe', dell'impossibilità o, quantomeno, delle enormi difficoltà di un amore tra protagonisti di classi sociali diverse, che sia il ragazzo del popolo e la ragazzina borghese, o il ragazzo che accompagna i turisti in barca e l'attrice del Cinema, in un lungo feuilleton che descrivemmo come un incrocio tra i film di Nino D'Angelo e Romeo e Giulietta.

I video di Francesco Lettieri

Tutto il lavoro di LIBERATO può essere letto come un progetto musicale, ovviamente, ma, col senno di poi, anche come una lunghissima colonna sonora per i video di Lettieri. L'interpretazione è assolutamente interscambiabile e forse questo è una delle cose più interessanti di tutte: LIBERATO è un progetto di chi sa perfettamente cosa sta succedendo oggi, nel racconto e nella distribuzione, con il ritorno del singolo come caposaldo, accompagnato da video che sono veri e propri corti (che sicuramente aiuteranno il regista nel suo prossimo lungometraggio), e un album che è la raccolta di quanto già uscito più, ovviamente, un po' di materiale nuovo per riappiccare il fuoco. Lettieri fa un lavoro meticoloso e ispirato dai grandi registi del Cinema mondiale – che cita anche alla fine dell'ultimo episodio della saga – e in quest'ultima serie racconta un declino e usa l'immaginario del grande Cinema per farlo. Il Dino regista potrebbe essere Dino Risi o il Dino De Laurentiis, produttore, c'è la nouvelle vague, il neorealismo proprio della nostra storia e soprattutto c'è il racconto del declino del mito di Capri, da sempre ispirazione per i grandi registi mondiali, l'isola della "belle vie" che si riduce, nell'ultimo video, a una somma di cartoline, di turisti stranieri e accaldati seduti con maglie troppo corte nei bar cittadini e la morte del regista, che ne rappresentava la grandezza, ne è l'epilogo.

Liberato e le citazioni della canzone napoletana

Una delle caratteristiche del progetto, poi, è la fortissima ispirazione citazionista che il cantante misterioso ha portato avanti per tutto il tempo e che non perde neanche questa volta. Se in "Intostreet" cantava "‘Stu vaso è ‘na catena, nun me fa penzà", e in "Je te voglio bene assaje" canta "Dint'a ‘sta bugia pierdo ‘o suonno e ‘a fantasia" ovvero "Dicitencello vuje" e se uno dei titoli era "Te voglio bene assaje" anche questa volta non si perde il gusto di inserire easter eggs come "Passann e spassan sott' a stu' balcon" che in Guagliò richiama, ovviamente, Guaglione di Renato Carosone (associato a "My heart will go on" di Celine Dion, in questo continuo mescolamento pop) mentre "Traseme ‘mpiett n'ata vota cu sta appocundria" pare rimandare a Pino Daniele. Insomma, LIBERATO torna come doveva tornare, dopo un lungo silenzio e con un progetto che in molti, sbagliando, riducono al solo lato musicale, mentre, nell'era di Netflix, questo progetto va guardato con uno sguardo più ampio, che può piacere o meno ma resta un momento fondamentale per la musica. Non solo napoletana.