A Zayn Malik, ex superstar mondiale grazie ai One Direction, non era andata benissimo con il precedente album "Icarus Falls" che nonostante critiche non negative aveva faticato molto, per usare un eufemismo, a trovare un pubblico che volesse ascoltarlo. Dalla separazione dei One Direction il vincitore assoluto, per quanto riguarda il successo, è stato senza dubbio Harry Styles, in grado di sfruttare l'onda lunga di quel successo, gestito bene, riportato a una dimensione personale e costruito con tutti i crismi per far sì che anche da solista Styles riuscisse a proseguire un percorso pop importante. La storia ci insegna che dalla rottura delle grandi boyband non sempre c'è spazio per più di un artista, come insegnano tra gli altri i megasuccessi di Robbie Williams o Beyoncé, ma sicuramente c'è spazio per prendersi il proprio spazio.

Insomma, la pressione su Zayn e questo suo terzo lavoro, "Nobody's Listening", non era poco, ma il cantante ha scelto una strada non scontata, pubblicando un lavoro molto intimo, dalle sonorità R'n'B, talvolta sussurrato, con un'intro molto interessante, che pesca dalle sonorità dell'R'nB contemporaneo, tra le cose meno spinte di artisti come Childish Gambino o Frank Ocean, insomma, ma che non disdegna la storia del genere, con un mood molto più da listening che da ballo. Nonostante l'accoglienza dell'album precedente Malik ha l'intelligenza di non gettare tutto, anzi, conferma che la strada gli piace. Il mood dell'album lo dà "Calamity", il pezzo che introduce l'ascoltatore a questo lavoro, uno spoken word di poco più di tre minuti in cui Zayn dice e non dice, accenna, fa riferimenti, accompagnato da un piano che accompagna questo suo accenno rap che parte molto chiaramente con "Nostalgia, what a funny feeling
I feel depleted from feelings I've been revealin', It's do or die, I'm not goin' willing".

Già dal secondo pezzo i colori dell'album variano, in uno spettro non enorme, a dire il vero, perché Zayn se ne frega del concetto playlist, si dà un perimetro in cui spaziare, ma senza esagerare e questo dà forza all'idea, non la penalizza. "Better", comunque, torna a toni meno cupi anche nel testo che a volte lasciano un po' a desiderare come quando in "Outside" si racconta la fine dell'amore ("Do I keep the dog or do you want him?"), molto meglio "Connexion" che in alcuni punti pesca anche nella voce e nel mood da repertorio più classico del genere, come quando canta "And I don't wanna miss out on another love, so I'm gonna dive right in, go headfirst into the unknown". Insomma, Zayn tenta una strada diversa dal pop, cerca trame più scure, un amore meno scontato, pesca nel repertorio R'n'B, con risultati alterni ma che hanno dei momenti molto interessanti. Insomma, se il pregiudizio verso il giovane uscito dalla più grande boyband degli ultimi anni vi attanaglia lasciatelo stare, perché la strada di Zayn va verso altri lidi e chissà che in futuro non possa dare qualche soddisfazione con maggiore costanza.