È una memoria che risale come magma quella che ha portato Levante a scrivere e pubblicare "Magmamemoria". Neologismo che in qualche modo immerge da subito l'ascoltatore nel mondo creato dalla cantante siciliana, ma torinese di adozione, che rimette le mani nella sua storia, come fatto anche nei due libri pubblicati (legati all'album con due brani che ne prendono i titoli), e la mette in musica. Un lavoro che non sconvolge quello che fino ad ora ha mostrato la cantante ma che le apre altre porte, le fa fare un passo avanti: un album che in tanti hanno definito più maturo, sicuramente è quello in cui la cantante sembra più consapevolezza di quello che è diventata, degli anni passati da "Alfredo". Un lavoro in cui c'è ancora tanto amore, c'è anche la giusta rabbia (dicotomia che è anche un fil rouge del suo racconto), ma che è stato lanciato con singoli che raccontano altre sfaccettature: c'è Stefano Cucchi e una riflessione sociale in "Andrà tutto bene", c'è la sua Sicilia, raccontata da Colapesce e Dimartino, ma cantata da lei con Carmen Consoli in "Lo stretto necessario". Un'immersione in suoni e odori che fanno un racconto perfetto di una certa Sicilia, così come, invece, il terzo singolo "Bravi tutti voi" sembra una critica sociale generale ma, spiega la cantante a Fanpage.it, che è un pezzo che ha nomi e cognomi.

In che modo la tua musica e la tua letteratura si incrociano?

Le storie dei miei libri e le mie canzoni si incrociano nel momento in cui nascono da me, ovviamente. Nel caso specifico di ‘Questa è l'ultima volta che mi dimentico' e ‘Magmamemoria' sono stati scritti contemporaneamente. Il libro è un romanzo di formazione che parla di Anna, negli anni Novanta, nell'entroterra siciliano e Magmamemoria è un po' quel mondo lì, è aprire la scatola dei ricordi e raccontare cose dalla mia infanzia unendole a storie più recenti, però contenute e salvate nella memoria.

Da dove sei partita per raccontare Magmamemoria?

Magmamemoria è un lavoro che racconta la mia maturità emotiva e personale, così come lo racconta la copertina, con questa posa yoga, lo sguardo giocondo, per cui non sai se sto ridendo, se sono triste, ma è uno sguardo che non ammicca, che non si affligge, credo sia un volto di consapevolezza. Non è uno sguardo triste, ma è uno sguardo nostalgico, di chi necessita di ciò che è accaduto per andare avanti. Mi sono sempre chiesta cosa fosse un uomo senza i propri ricordi, per me nulla.

"Andrà tutto bene" è una canzone che ha fatto molto discutere, cosa ti ha spinto a scriverla?

Ho citato la storia di Stefano Cucchi, ero al primo o secondo anno di Università, ricordo di questo ragazzo e della sorella Ilaria che già all'epoca si batteva molto. Ho scritto "Andrà tutto bene" dopo aver visto il film "Sulla mia pelle"; sono uscita dal cinema sconvolta, non perché non conoscessi la storia o non fossi informata sui fatti, ma vedere le immagini in una certa maniera, molto crude, fatte bene, mi ha dato la spinta per dire: "Ora un paio di cose le dico anche io".

"Lo stretto necessario", invece, sembra un modo per riconciliarti con la tua Sicilia…

Sì, è stato un modo per riconciliarmi, perché quando vai via, all'inizio vuoi staccarti da determinati ricordi, dalle cose che non vanno, dalle cose peggiori, dal peggio di te, perché ognuno ha il meglio e il peggio di sé e la mia terra ce l'ha. Da lontano, però, sono riuscita a comprendere tante cose, anche la decadenza di un'isola che è bella anche per questo.

Com'è stato l'incontro con Carmen Consoli?

Non credo che il mio rapporto con Carmen sia cambiato, continuo a mantenere la distanza di chi guarda una dea, io sono lì che la guardo. "Lo stretto necessario" era stata già registrata con la mia voce, ma avevo il sogno che potesse cantare con me: Barbaro, il suo manager, le ha fatto sentire la canzone e lei ha detto: ‘Speciale, stupenda, cantiamola' e così da Catania ha fatto la sua parte. Non dimenticherò mai i trenta minuti di lacrime dopo aver sentito la sua voce accostata alla mia. Questo è il mio Magmamemoria, quello per cui ho fatto questo viaggio spazio temporale, in cui mi sono rivista a cantare le sue canzoni e poi mi sono rivista adulta cantare insieme a lei. È stato un attimo, lei mi ha detto: ‘Brava, questa canzone è bellissima, io faccio il tifo per te' e io ho detto ‘Ok, chiudete l'internet'.

E invece chi è il vero bersaglio di Bravi tutti voi?

Io non so esattamente come sia arrivata  ‘Bravi tutti voi', che non è assolutamente una critica sociale ma ha un nome e un cognome: ce l'ho con un paio di personcine che mi stavano strette nelle scarpe come dei sassolini e quindi mi sono voluta togliere questo sfizio, però non è una critica sociale. È che purtroppo a ognuno di noi è capitato che a volte inciampiamo in questi ‘maestri del nulla', come se ogni giorno fossero in grado di insegnarci qualcosa. Magari ogni giorno inciampassimo in dei maestri, magari tutti i giorni potessimo incontrare persone che ci insegnano qualcosa, ma non è così. Quando poi questa saccenza si unisce a presunzione io divento pazza e scrivo "Bravi tutti voi".

Hai detto che un pensiero a Sanremo lo faresti, confermi?

Sanremo è un palco che ho sempre amato fin da piccolina, sono cresciuta guardando Sanremo, negli ultimi anni mi sono un po' allontanata anche dal desiderio di salire su quel palco, per varie ragioni, a volte impossibilitata, altre semplicemente allontanata perché la direzione artistica non mi amava particolarmente. Adesso quello di andarci è un pensiero che faccio, ma non andrei solo per esserci, ci vado se ho la canzone, perché per me quello è il festival della canzone italiana.