Frankie hi–nrg (ph Damiano Andreotti)
in foto: Frankie hi–nrg (ph Damiano Andreotti)

Si chiama "Estate 2020" il singolo con cui Frankie hi-nrg, uno dei padri del rap italiano, è tornato dopo sei anni di silenzio. Lungi dal titolo "tormentone", quello del rapper è un brano – prodotto da Fresco ed Ackeejuice Rocker – che rientra perfettamente nelle sue corde, ma che qualcuno ha frainteso perché si citano bagnini e havaianas. Eppure il brano è d'attualità senza essere didascalico: "Quest’estate per fare festa abbiamo solo un posto che resta, la testa" si sente nel ritornello. Abbiamo parlato con Francesco Di Gesù, partendo proprio da questo ritorno, dall'attesa dei fan e di questi anni in cui Frankie è stato impegnato più che mai tra spettacoli teatrali, autobiografia, Cinema e impegno civile, in attesa del suo nuovo album.

Sei tornato dopo qualche anno e lo hai fatto con un singolo "estivo" che forse qualche fan, di quelli duri e puri, che segue un certo tipo di rap, non si aspettava, no?

Sì, ed è un problema per quel certo tipo di rap, io non penso di fare quel certo tipo di rap lì. Sono abituato a essere frainteso, non è un problema, era preventivato che qualcuno sentendo un ritornello orecchiabile inorridisse: "Cosa vuol dire? Sta' a vedere che questo fa una canzone che rischia di piacere a un sacco di gente, magari…". Vabbè, pazienza.

Tra l'altro detto a un artista che non solo era in silenzio da tanti anni, ma che ha sempre dimostrato di fregarsene abbastanza della moda del momento…

Non sono mai stato nell'onda della moda, come ho già dimostrato in passato, come quando usai 90° Minuto con un video fatto con i pupazzi. Il problema è che ci sono dei tremendi musoni in giro.

Secondo te perché si è creato questo cortocircuito dell'aspettativa, contando che non è propriamente una canzone tormentone?

È una mia canzone, parla di una situazione di crisi, certo, cito i bagnini e i pattìni, che alleggeriscono il testo di un pezzo, ma, ripeto, mi dispiace che qualcuno abbia aspettative sulla mia musica. Se le sente tradite, se gli rovino la proiezione, se deve utilizzare la sua idea che ha di me come una sorta di radiografia attraverso guardare se stesso, sentirsi bravo, buono, però, è un suo problema. No, invece si dicono cazzate, all'inizio di "Quelli che benpensano" lo dico: "Sono intorno a noi, in mezzo a noi, in certi casi siamo noi", quindi si dicono le cazzate, si può scegliere di fare qualcosa per leggerezza pura, si può scegliere di fare qualcosa che sembri ma non sia. Però c'è tanta voglia di "o con noi o contro di noi".

Mancano le sfumature…

No, non piacciono, hanno rotto le scatole a molti perché finalmente hanno l'occasione di poter semplificare tutto, arrivi tu con le sfumature e gli rompi i coglioni? No, non va bene…

Torniamo a Estate 2020, però, brano che nasce durante il periodo del lockdown, giusto?

Sì, certo, come altre canzoni che ho realizzato insieme a Fresco, così "Estate 2020" ne è assoluta emanazione, dal contenuto del testo al concept della canzone stessa, quindi dopo una fase iniziale di difficoltà – abitando a Cremona è cominciato tutto abbastanza presto – in cui sei allarmato per quello che vedi non succedere dalla finestra di casa, successivamente , per fortuna, si è trovata una sorta di normalità nell'assurdo e ho trovato tanta energia e voglia e spunti e idee e collaborazioni. Tra le varie canzoni è spuntata Estate 2020 e abbiamo deciso di cominciare così, mi sembra adatta per il periodo.

Il resto delle canzoni che prospettiva hanno, giocano con queste sonorità?

Chi può dirlo, sarà un piacere scoprirlo insieme.

Aspettiamo quando uscirà, quindi?

Sì, quando uscirà lo ascolteremo insieme, anche perché ho notato una tendenza che consiste nel "Ma non lo fai uscire un disco?", poi fai uscire un disco e "Vabbè, dai, ho sentito un ritornello e non mi piace". Ma come? Hai rotto le palle per anni e poi non ti prendi la briga di ascoltarlo?

Però un po' te l'aspettavi, no, che si creasse questa attesa?

Quello di sicuro, più che altro esiste un partito degli stracciatori di vesti e dei traditi, che sono una netta minoranza ma si esprimono in maniera molto colorita, oleografica, talvolta struggente: "Per me eri… e oggi, invece..

Mi fai venire in mente anche quello scontro generazionale di alcuni sul nuovo rap italiano. So che ti piace tha Supreme, spesso lo prendo come esempio per cui se non capiamo una cosa invece di osservarla, capirla, la liquidiamo…

Non ci siamo mai creati troppi problemi per non riuscire a capire le parole pronunciate da quella ragazza delle Barbados che ha fatto successo in America o da quella cantante colombiana… però Shakira la si balla, il fatto che non si capiscano le parole non penso possa essere un problema. Nella fattispecie tha Supreme è uno che trovo veramente bravo perché vario, perché sento divertimento nelle sue tracce, anche in quelle più "serie", struggenti, con una vena più romantica, comunque sia è uno che ha portato una novità. Sarà imitato e sarà imitato male, ma lui è veramente bravo: brani come "No14", "2ollipop", sono pirotecnici e sorprendono per come sono realizzati, le basi sono pazzesche e quest'uso della voce e delle parole… ma quando si tratta di rappare rappa non fa miagolii. Se si tratta di farlo lo fa, lo fa esasperato e prende per il culo quelli che lo fanno in maniera esasperata, ci vedo un'intelligenza creativa. In più non è solo un singolo, ma è proprio l'album che è pazzesco, le canzoni cambiano, variano, anche richiamandosi talvolta l'una con l'altra, ma non hai uno scaffale su cui collocare questo disco.

Lo vedi questo pubblico ampio tanto quanto non era quando uscivi con gli ultimi album?

Beh, sicuramente c'è un pubblico ampio, è un pubblico, però, di una cosa un po' diversa ed è un pubblico diverso, perché determinate modalità sono cambiate. È tutto un po' differente, è un po' vecchia scuola, siamo negli anni 50: io sostengo che lo streaming sia come il juke-box, un juke-box infinito, certo, da cui estrai singoli, non hai più il concetto di album, o meglio, ce l'hai, ma siamo più vicini a come lavorava Gianni Morandi rispetto ai Procol Harum o ai Rancid.

Senti, cosa hai fatto in questi sei anni di "silenzio" discografico?

Ho scritto un libro, ho cominciato a girare con uno spettacolo, un reading tratto da quel libro molto divertente, ho lavorato con Marco Paolini in "#Antropocene", un oratorio per orchestra da 60 elementi, io ci rappavo con quell'orchestra e Paolini recitava, abbiamo fatto i grandi teatri della lirica, poi ho partecipato a varie cose estemporanee, come la canzone per il film di Massimiliano Bruno ("Non ci resta che il crimine", ndr), ho scritto due canzoni per lo Zecchino d'Oro, "Gualtiero dei mestieri" e "Zombie vegetariano", sono a metà del mio primo romanzo.

Ti sei divertito, insomma…

Sì, faccio cose, poi ce ne sono un sacco che non ricordo: sono stato più volte in Africa accompagnando una ONG che si chiama Acra a fare missioni nelle scuole, ho doppiato Gesù nel film "Dio esiste e vive a Bruxelles", film molto bello e c'è una piccola parte in cui c'è JC che ha la mia voce. Chiamarsi Di Gesù ha aiutato.

E poi ti sei ritrovato coi meme di De Luca che "canta" Quelli che Benpensano…

Tra l'altro quello lì è stato realizzato da un mio carissimo amico, Stile, ed è diventato virale. È fatto veramente bene, tecnicamente parlando è delirante, perché ha ricostruito parole tagliando singole sillabe prese qua e là…

A proposito, Quelli che benpensano cosa rappresenta, oggi: una gabbia, un passepartout o una canzone e basta?

Sicuramente non è una canzone e basta, perché è nel cuore di tante persone e questa cosa non la rende una canzone e basta. Una gabbia: per alcuni versi può esserlo, c'è una cosa che non capisco, ovvero il fatto che alcune persone riescano ad avere spazio per una sola canzone, una cosa sola. Stabiliscono che una canzone è un benchmark e ogni volta stanno a vedere se testato con quel benchmark le nuove canzoni la superino o meno. Non è una cosa che ha molto senso, il benchmark è utile nel momento in cui devi lavorare in serie, in frequenza, a me, però, non interessa mettere "Il dottor Stranamore" più in alto o in basso di "Lolita", non me ne frega niente, ho le mie preferenze, preferisco "Shining" a "Lolita", ma questo non significa che "Lolita" sia un film brutto e che tutto quello che non sia "Shining" è brutto.

Forse perché fu un'esplosione improvvisa, andò oltre la forza che aveva il genere all'epoca. Fu una deflagrazione incredibile ed è diventato un inno, non solo un tormentone, facendo da metro di paragone oltre la questione generazionale.

Ma vale anche per me, solo che io non l'ho mai fissata come un mio benchmark personale…

Infatti non sei tu a fissarlo, è qualcosa che va oltre l'autore…

Eh, ci sono artisti che vengono portati a odiare dei propri successi perché gli chiedono sempre quelli e a un certo punto c'è un rifiuto, perché uno pensa di aver scritto anche altre cose, possibile che vogliate sentire sempre quella?

Questa cosa, però, diciamolo, vale in un sistema mainstream, mentre tra gli appassionati, si sa, la fama da "Maestro" te la sei guadagnata al di là di quel pezzo. Anzi quella è la parte commerciale…

Sì, diventa una cosa di larga fruizione, infatti i miei appassionati, fan, apprezzano "Quelli che benpensano", ma vogliono anche "Autodafè".

L'anno scorso dicesti una cosa che mi incuriosiva ed è sempre in movimento, ovvero il fraintendimento della musica rap in Italia nei 90, per cui noi l'abbiamo sempre vissuta come una cosa molto politica, mentre da par suo è sempre stata una questione diversa, meno impegnata. Un album come RTJ4, insomma, in Italia, dov'è?

Ehm… da qualche parte, è un disco fenomenale..

Che nasce da un impegno costante, non solo legato alle proteste dei giorni scorsi…

Avere delle posizioni, idee, avere opinioni, esprimerle, senza necessariamente essere martiri è una cosa un po' difficile da queste parti. Anche a me capita di non leggere troppe prese di posizione, però quelle che leggo sono signore prese di posizione. Nelle canzone, ad esempio, posso parlare di un tema che può essere il precariato, il razzismo, la disparità di trattamento per le donne e lo posso trattare o illustrandolo o raccontando un'esperienza: non deve essere un documentario, può essere un biopic, che ti solleva lo stesso problema, l'istanza sociale è nella descrizione dell'istanza e nell'espressione di chi ne è protagonista. Non venite a dirmi che nei testi di alcune canzoni non traspaiono temi politici e sociali. Non ditemi che nelle canzoni di Ghali non ci sono temi sociali o politici, ma di tutti, di Tedua, di tha Supreme… Quando sento una persona che mi racconta una storia in cui leggo un disagio è una canzone che mi sta parlando di quel disagio.

Non c'è Killer Mike che parla del padre poliziotto e del suo essere nero, però comunque c'è una narrazione…

Beh sono un'altra generazione… Tipo Kendrick Lamar non ce la faccio, mentre Run the Jewels tutta la vita perché ha suoni moderni ma l'attitudine è vecchia, c'è freschezza, mi piace tanto.