Si emoziona Marco Mengoni durante la presentazione del suo ultimo album “Atlantico”, gli si spezza la voce e scende anche qualche lacrima più di una volta mentre parla di questo nuovo progetto ripercorrendone le date e le scelte di lontananza e solitudine: “Adesso posso anche permettermi di emozionarmi” dice, senza paura, ai giornalisti che lo ascoltano, e beve un sorso d’acqua per spezzare un po’ il momento. Emozionato, ma anche molto preciso nella spiegazione di un album che ha nei due singoli alcune delle sfumature sonore che ne caratterizzano il corpus principale. C’è la parte più dance, quella dedicata al ballo  e il ritmo è una delle componenti principali di questo nuovo lavoro – e quella più world, che fa esperienza dei suoi viaggi attorno al mondo, a quelle ore di solitudine mentre sorvolava l’Atlantico, distesa di mare che è diventato anche il titolo del suo nuovo album.

Il bisogno di partire

Ho deciso di partire, avevo bisogno di allontanarmi un po’ da tutto quello che era successo, avevo bisogno di scaricare tutte le energie e di ricaricarmi” spiega parlando degli input nuovi che cercava e del bisogno di cercare nuove culture in cui immergersi. E in effetti, al netto di alcune produzioni, le canzoni pescano in sonorità diverse dal suo passato, dal latino americane a quelle africane, confermando quei contrasti che tanto ha citato durante la presentazione. Dall’Islanda prettamente video che aveva caratterizzato gli ultimi lavori, Mengoni si sposta e si è spostato fisicamente, toccando Cuba, amando il Messico e dedicando a Frida Khalo una canzone, passando per New York, il Portogallo, innamorandosi del Fado (e dedicando una canzone ad Amalia Rodriguez), la Tanzania, gli Emirati Arabi e l’Africa: “Sono cresciuto, ho fatto nuove esperienze di vita” spiega, sottolineando come abbia anche tratto forza da scelte del passato: “Mi sento debole, in passato ho fatto scelte sbagliate” e dalla ricerca di una figura forte, per antonomasia senza paura, ha trovato Muhammad Alì, il pugile che ha dato il nome a una sua canzone (così come Amalia a quella della regina del Fado), in un pezzo che ha echi di Stromae.

Condivisione e la collaborazione con Celentano

Un’altra delle parole chiave di questo percorso, oltre a Contrasto, Partenza, Solitudine è senza dubbio “Condivisione”, spiega il cantante, che parla proprio della sua apertura alle collaborazioni, come quelle con i Selton e Vanessa De Mata, con Tom Walker, nel prossimo singolo “Hola (I Say)”, coi tanti autori che l’hanno accompagnato nella scrittura di quest’album e soprattutto con Adriano Celentano, voce speciale ne “La casa Azul”: "Ascoltandolo mi è parso un brano perfetto per Adriano. Per raccontare una vita così piena e intensa sognavo una voce come la sua, che contenesse nel graffio tutta l’esperienza che speravo di sentire e che serviva per raccontare Frida. Quando ha accettato ero sinceramente entusiasta" ha scritto nella nota stampa.

Perché Palazzetti e non Stadi

Un passo alla volta per il cantante di Ronciglione, che tornerà live, ma non negli stadi come qualcuno aveva pensato, e come pare essere di moda in questi ultimi tempi. Saranno i palazzetti – che intanto si moltiplicano – ad accogliere il suo concerto, su un palco disegnato da lui stesso: "Sono una persona razionale, faccio un passo dietro l'altro, per questo ho deciso di proseguire nei Palazzetti, poi si avvicina al mio concetto di condivisione". Il live servirà anche per "abbattere muri assurdi, ricrearli è assurdo e sarà uno dei messaggi dei live". E Sanremo? "Potrebbe essere un palco importante". Intanto, Live Nation ha annunciato che Mengoni triplica le date di Milano (sold-out il concerto del 1 maggio, nuovo show il 4) e di Verona (terza data il 26 maggio sempre nella splendida cornice dell’Arena di Verona) e che a Roma ci sarà la nuova data il 10 maggio.