Lo avevamo incontrato qualche mese fa, Lelio Morra, mentre era alle prese con la preparazione della sua prima creatura discografica, che è venuta alla luce in queste settimane. L'album si chiama "Esagerato", conta 9 tracce che raccolgono un po' di passato e tanto presente di un artista dall'orecchio raffinato, una scrittura molto personale e intuizioni melodiche nient'affatto ricorsive rispetto alle sonorità alle quali la nuova onda cantautorale ci sta addomesticando. Lasciamo a lui il racconto del suo lavoro.

Esce il tuo primo album e, come tutte le prime volte, avrà un sapore particolare. Di che sa?

La prima volta non si scorda mai, è vero. Infatti per festeggiare l'uscita del disco ho deciso di cucinare una genovese a Milano per 40 persone a Villa Paraiso, impresa importante, azzarderei esagerata, ma molto ben riuscita. Per cui ha quel sapore di gioia, entusiasmo e voglia di condividere quello che si è con chi è predisposto ad avvicinarsi a te.

Non deve esserci per forza una motivazione, ma "Esagerato", così si chiama l'album, colpisce di certo l'attenzione. Qual è la genesi di questo titolo

Mi sono reso conto che con questa parola, oltre ad aver fatto sorridere molti dei miei amici perché la usiamo come intercalare, avrei messo insieme un po di cose. L'accezione della parola in italiano è più negativa, quando uno va oltre, esagera, contro quella napoletana legata all'entusiasmo. Così come la mia lettura delle cose da quando vivo a Milano, che resta marcatamente segnata da un'anima napoletana, contrasto che poi si riflette nelle mie canzoni. Il disco stesso è stato lavorato tra Napoli e Milano. Alla pari del fatto che è una parole di 9 lettere, come 9 sono le canzoni, 9 le foto in copertina, 9 era Careca e un mio amico mi parlava della serie dei 9.

Un album è anche il frutto di scelte sacrificate, passi indietro rispetto alle proprie convinzioni. C'è qualche "compromesso" musicale che hai dovuto accettare?

Questo disco mi ha dato la possibilità di esprimermi in totale libertà, grazie alle persone che ci hanno creduto (in primis Niko e Toto Cutugno che mi hanno lasciato incidere al Bach Studio con Lele Battista dopo il lavoro di preproduzione svolto a Napoli con Stefano Bruno). E' stata un'esperienza importante che ho vissuto con tempi ed esigenze differenti rispetto al mio primo "giro di boa" musicale a Milano. Poi un passo alla volta son salite a bordo del mio progetto diverse realtà con cui abbiamo e stiamo pianificando il lavoro (Solid Records, luovo di iCompany, Peer Music, Artist First) e sono felice di questo.

La musica è inevitabilmente legato alla vita di chi la fa. E questo disco è inevitabilmente legato a questi ultimi anni della tua vita, che sono stati quantomeno movimentati, sia discograficamente che dal punto di vista della vita, con il tuo trasferimento da Napoli a Milano.

Premetto che non è stato un obbligo, è semplicemente cambiato il contesto in cui vivo, cosa che mi ha fatto capire molte cose. Come se fosse iniziato in questo momento il mio secondo giro di boa professionale, nel senso che ne avevo iniziata una che, come ogni esperienza personale può avere dei momenti di entusiasmo e altri meno. Con la mia prima casa discografica, la Universal, è durata un anno e mezzo circa, finito quel periodo c'è stata la necessità di alzarsi e capire come mettere insieme un po' di entusiasmo e un passo alla volta l'ho ritrovato. 

Ora sei con un'etichetta indipendente, un progetto che forse ti si cuce meglio addosso. Me lo confermi?

Confermo. Quando ho firmato con Universal ero la stessa persona, avevo la stessa ambizione e alcune delle canzoni che ci sono in questo disco, forse le avevo già scritte. Credo semplicemente che sia il modo di lavorare a fare la differenza, senza voler screditare nessuno. Quello che accade oggi è l'attuazione di un piano di lavoro pensato da più persone che hanno collaborato a un progetto. Ha valore sapere che intorno al mio ora ci sia entusiasmo e coesione dopo aver attraversato periodi dove l'aria che respiravo era diversa o in certi casi nemmeno respiravo. Il precedente è stato un tentativo che aveva un'ambizione differente, anche per gli accordi contrattuali che non prevedevano una progettualità. Il risultato è che è andata male, perché evidentemente non c'era entusiasmo, a partire da me.

Si può dire che forse sia stata anche colpa di un momento storico non favorevole al tuo prodotto, a differenza dei tempi più maturi di oggi?

Probabile. Quello che adesso può essere definito un momento molto bello per la musica italiana, con questa nuova ondata di cantautori, tre anni fa non era così nitido e in questo sono stato, per certi aspetti, una voce di un coro che non esisteva. Non c'era un campo d'azione e non sono stato io a crearlo. Adesso esiste un panorama musicale, che a me piace anche molto ascoltare, che in qualche modo può rappresentare per me un'occasione.

Parliamo dell'indie, il nuovo pop o qualunque altra delle sfumature di definizione attribuite a questa scena musicale?

Potrebbe essere il nuovo pop, sì, o chiamiamola anche nuova canzone leggera italiana. Chiamiamola come preferisci.

"Dove sono andati i tempi andati" è una specie di frase di culto per chi ti ha seguito nel corso degli anni. Come mai la scelta di inserire "(Ogni volta che) Elena" in questo disco?

È una canzone a cui sono molto legato e mi fa stare bene cantarla così come ho visto tante persone stare bene con lei. Dentro di me, quando l'ho scritta, ha sancito anche il passaggio dall'essere rappresentato dal nome JFK & La Sua Bella Bionda al mio. Non potevo escluderla dal primo disco "da solista". Ho provato a pubblicarla con la mia vecchia label ma per differenti vedute non c'è stato verso, ho realizzato infatti 14 versioni prima di arrivare a questa definitiva, con il feat. di Blindur, a sancire anche un sodalizio umano e musicale. Di certo senza questi esperimenti non sarei arrivato alla versione definitiva. Per questa ragione, nonostante sia una canzone che traspare sorrisi e amore per la vita come per la musica, ha un sapore anche di resistenza per me. Attualmente sta rappresentando il disco su Spotify ed è stata inserita in playlist come New Music Friday, Indie Italia e la Viral 50. Oserei dire: esagerato!

Immaginati una riproduzione casuale su Spotify, dove gli utenti sono profilati per gusti e i pezzi si susseguono per similarità. Cosa vorresti passasse dopo Lelio Morra?

Non lo so, perché ascolto sempre me stesso (ride, ndr). Non so esattamente quale canzone, ma mi piace immaginare che casualmente possa esserne pescata una che contiene un messaggio e resta nel tempo. Indipendentemente da quale sia. 

Chiudiamo con l'amore, che in fondo è il motore di tutto. C'è una canzone del disco, "Aeroplani", che oltre ad essere tra quelle armonicamente più interessanti, racconta in due strofe tutte le stagioni di una storia che alla fine non s'ha da fare. E' la tua storia, o quella di qualcun altro?

Gli Aeroplani è una canzone che non era prevista nel disco, ma a un certo punto è arrivata. Ero a casa di un amico e c'era questa cellula melodica che avevo sentito in un messaggio vocale e ho deciso di esplorarla. Sì, è una storia, una storia tipica di quelle intense, che ti fanno vivere sensazioni di totale contrapposizione, che vale sempre la pena vivere, fino a quando non si arriva ad una resa. E pure quella è un insegnamento.