15 Novembre 2013
19:15

Le foto di Gaetano Massa tra Napoli, rap e Terra dei Fuochi

Raccontare Napoli, il rap e la terra dei fuochi con foto e video. È quanto cerca di fare il fotografo Gaetano Massa che col progetto “Close up” e 24 scatti ha portato in superficie il rap e le sue simbologie.
A cura di Francesco Raiola

Gaetano Massa è un fotografo napoletano che ha deciso di raccontare il rap napoletano attraverso la fotografia. Le sue foto sono storie, primi piani (ovvero "close up", appunto) che Massa legge anche attraverso i tatuaggi che caratterizzano le vite di tutti i ragazzi fotografati tutti accomunati "da una forte grinta e determinazione" (i soggetti delle foto sono: Dome Flame, Leleblade, Nero, Danny Megaton, Marcello Valerio, Grubey, Alien Mc, Sdegno, Deszelo , Animali senza Razza, Zhod, Mc Duka, Gli Affiliati, A’Tragedia, Feel g, Jack Change, N’z, Valè Lambo, Dejavu, Alex 808, Marmittone, Cigano Prete, Tore, Red, Dacta Polakk e Otrè).

"Mi fa molto piacere quando mi imbatto in pezzi rap che affrontano tematiche in modo serio – continua il fotografo – come per esempio il riscatto delle periferie, l’attaccamento al territorio, il raccontare le difficoltà dei giovani dei nostri quartieri, la voglia di riscatto". Ma Massa si è cimentato, tra le altre cose, anche con un video in cui assieme ai Tdf crew parla della Terra dei Fuochi.

Le foto di Massa sono in mostra fino al 26 novembre nella chiesa di San Severo al Pendino a via Duomo. Qui potete vedere tutte le foto

Come nasce Close Up? Sia come idea che come realizzazione pratica.

Close up nasce alla fine del 2012, fa parte di una trilogia fotografica sul rap campano che ho realizzato negli ultimi anni, gli altri due lavori sono “Bixio Family” e “Rap Anticamorra”. Il progetto è stato realizzato nell’arco di quasi 1 anno e sono stati coinvolti circa trenta ragazzi provenienti da ogni parte della Campania.

Come hai scelto i soggetti? E come mai la scelta di un solo ambiente in cui scattare le foto?

Prima che mi avvicinassi alla fotografia, parecchi anni fa vivevo la scena rap in maniera diretta, ho fatto il dj di musica hip hop per diversi anni e quindi sono rimasto in contatto con molti ragazzi, non ho mai abbandonato definitivamente la scena. Ho scelto i soggetti in base alle loro storie, tatuaggi ed oggetti personalizzati. Ho deciso di ambientarla in una sola location per rendere il lavoro stilisticamente più omogeneo.

Sul tuo sito racconti alcune storie dei ragazzi che hai fotografato. Qual è quella che ti ha colpito di più?

Beh! Decisamente le 4 storie che poi ho deciso di ampliare che sono quella di Danilo, in arte O’Tre, napoletano convertito all’Islam. La seconda è quella di Giulio in arte Cigano Prete, albanese che vive da molti anni ad Angri poi la storia del ragazzo polacco che vive a Napoli e quella di Luca in arte Deszelo, che ha dedicato alcuni pezzi rap alla sua vita di militare.

Archie Shepp sostiene che il rap fa oggi quello che una volta faceva il jazz, ovvero raccontare il disagio e la “voglia di conquistarsi un altro mondo possibile”. Qual è il ruolo del rap oggi? E qual è, in particolare, per i ragazzi che hai fotografato?

Mi fa molto piacere quando mi imbatto in pezzi rap che affrontano tematiche in modo serio come per esempio il riscatto delle periferie, l’attaccamento al territorio, il raccontare le difficoltà dei giovani dei nostri quartieri, la voglia di riscatto. I ragazzi che ho fotografato sono accomunati tutti da una forte grinta e determinazione, alcuni sono giovanissimi come per esempio Marcello Valerio, grafico quasi diciottenne che già porta avanti la sua mission nel rap ed è riuscito a fare lavori importanti per Kool g Rap e Prodigy dei Mobb Deep.

In questi giorni i tuoi scatti sono in mostra a Napoli, ma hanno avuto un riscontro nazionale. Credi di portare questo progetto anche fuori dai confini campani?

Sto cercando di portare la mostra anche a Bologna (città dove ho studiato) e a Lecce. Inoltre il lavoro è stato pubblicato anche in Francia dalla rivista Mondomix.

Napoli e il rap sono due argomenti che ti stanno molto a cuore, ma non so no gli unici o comunque non li racconti sempre legati. Quali sono gli altri progetti a cui hai lavorato e che ti stanno più a cuore?

Un lavoro a cui sono molto affezionato e che mi ha dato molte soddisfazioni è il fotoreportage “I Vicoli di Casoria”, che ho realizzato nel 2007. È stato il mio primo lavoro, completamente in bianco e nero. Successivamente ho realizzato poi un progetto su commissione a Bologna sul tema del disagio mentale. Nel 2009 uscì il libro di questo progetto intitolato “Nonostante la vostra Cortese Ospitalità”, che vede la presenza di altri due giovani fotografi: Simona Ghizzoni e Simone Martinetto. Anche questo lavoro è completamente in bianco e nero.

Hai girato anche un video su Rap e Terra dei Fuochi. Qual è il loro rapporto?

Per quanto riguarda il lavoro sulla terra dei fuochi inizialmente pensavo di farci un progetto fotografico poi ho optato per il video. I ragazzi della Tdf crew (Terra dei fuochi) sono di Giugliano e il loro pezzo si chiama "Nà speranza c’è" e vede la partecipazione di Lellurano. A breve dovrebbe uscire il loro album intitolato “Mutazioni” ed un videoclip della canzone. Sono tanti i ragazzi della scena che hanno mostrato sensibilità per questo tem, come O’ Iank della Fuossera, che è stato uno dei primi a scrivere un pezzo sull’argomento. Il video è uscito per il Sole 24 Ore. Negli ultimi mesi sono usciti diversi brani sull’argomento ed è buono che se ne parli.

Racconto, denuncia: quale può essere il ruolo della fotografia (se può realmente ritagliarsi un ruolo)?

Personalmente su di me la fotografia ha avuto un ruolo fondamentale. Ha saputo educarmi a livello visivo e mi ha fatto conoscere e confrontare con tantissime persone. Quindi ha avuto un ruolo anche aggregativo.

Cosa vorresti raccontare che non sei riuscito ancora a fare?

Mi piacerebbe realizzare un reportage all’estero ma stavo anche pensando di realizzare una versione campana di Close up al femminile.

Cosa ne pensi di questo revival del rap in Italia? E quali sono i tuoi artisti preferiti?

Non amo molto questa cosa del revival. Ascolto molto rap americano degli anni 90, seguo molto il rap underground campano ed i classici hip hop nazionali come i Colle der Fomento. A livello locale ascolto: Co’sang, Fuossera, Kimicon Twinz, Rocco Hunt.

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