Sono undici milioni le persone che hanno messo un cuore al post con cui Ariana Grande salutava Mac Miller, il rapper morto per un attacco di cuore, presumibilmente per un'overdose, il 6 settembre scorso e che con la cantante aveva avuto una relazione durata due anni che era terminata lo scorso maggio non senza paginate di gossip che si sono consumate nel giorni successivi e oltre. Una relazione che aveva portato anche a una collaborazione tra i due che, però, a un certo punto hanno preferito lasciarsi anche a causa delle dipendenze del cantante. Sappiamo quindi il numero esatto di like alla foto con cui la cantante ha ricordato l'ex compagno, ma non sappiamo quello preciso delle persone che l'hanno incolpata di quella morte; sappiamo però che esistono e non sono poche se la cantante ha preferito, a un certo punto, interrompere la possibilità di commentare.

I problemi di dipendenza di Mac Miller

Sì, esattamente, ci sono state persone che hanno incolpato la Grande di essere stata la causa della morte di un cantante che più volte aveva ammesso di fare uso di droghe, come ammesso in un documentario per The Fader in cui spiegava: "L'erba non mi rilassa da tutto, mi rende, anzi, più paranoico riguardo tutto ciò che avviene intorno a me. Per questo motivo avevo bisogno di assumere qualcosa che fosse più anestetizzante nel caso ne avessi bisogno. Quindi, sì, è questo che mi ha portato a fare uso di altre droghe, perché odio essere sobrio". Insomma, il passaggio al lean (conosciuto anche come Purple Drunk), era stato ammesso da lui stesso e non c'entra niente Ariana Grande che anzi, aveva spiegato di non essere né una madre né una babysitter.

Non è la prima volta che si accusa la Grande

Quando la loro relazione finì, infatti, su Twitter diventò virale un post in cui un presunto fan di Mac Miller legava un incidente d'auto in cui era stato coinvolto il cantante alla Grande: "Mac Miller ha distrutto la sua auto e si è beccato una denuncia per guida in stato di ebbrezza dopo che Ariana Grande lo ha scaricato per un altro ragazzo e dopo che lui aveva riversato il suo cuore in un album da dieci canzoni dedicato a lei che aveva chiamato ‘The Divine Feminine' (è il quarto album del cantante, ndr) è la cosa più straziante che sia successa a Hollywood". Un tweet che si sommava ad altri che legavano la fine del rapporto all'incidente e a cui ha voluto rispondere direttamente la Grande che scrisse: "Che cosa assurda che tu minimizzi il rispetto verso se stessi e la propria salute dicendo che qualcuno dovrebbe rimanere in una relazione tossica perché qualcuno ha scritto un album su di loro, che tra l'altro non è neanche vero (solo "Cindarella" è su di me). Non sono una baby sitter o una madre e nessuna donna dovrebbe sentirsi come se dovessero sentirsi in quel modo. Mi sono preoccupata per lui e ho cercato di supportare nella sua sobrietà e mi sono impegnata per il suo equilibrio per anni (e lo faccio ancora, ovviamente) ma mettere alla berlina e incolpare una donna per l'incapacità di un uomo a tenere questa roba assieme è veramente un problema. Smettetela, naturalmente non vi dirò quanto difficile e spaventevole è stato mentre stavamo assieme, ma lo era. Continuerò a preoccuparmi dal profondo del mio cuore che lui risolva".

Le (non) colpe delle donne

Ovviamente accusare Ariana Grande della morte dell'ex compagno è un'assurdità che molti non trovano tale. Non vi è alcuna evidenza che la morte di Mac Miller sia avvenuta per una depressione dovuta alla fine di quella relazione e anche se fosse resterebbe la totale estraneità della cantante. Il solo doverlo ribadire fa accapponare la pelle. Broadley ha intervistato una psicologa, insegnante a Yale che ha spiegato: "Le donne portano su di sé un peso tremendo, quello di essere responsabili quando le cose in famiglia non vanno. Incolpare le vittime (spesso donne) e discolpare il responsabile (spesso uomo) è un fenomeno ben noto nei casi di violenza sessuale. Questi incidenti sono perfettamente in linea con quello che è capitato ad Ariana Grande per quanto riguarda l'overdose del suo ex compagno". "Spaventoso, disumanizzante e palesemente sessista" è come invece ha definito quello che le è accaduto Toni Van Pelt presidentessa della National Organization for Women (NOW). Incomprensibile sicuramente