Francesco Renga (Toni Thorimbert)
in foto: Francesco Renga (Toni Thorimbert)

"Ciao, è lunedì mattina ma di una settimana importante, sono molto felice" ci dice un Francesco Renga entusiasta al telefono nella settimana di uscita de "L'altra metà", il suo nuovo album, quello in cui, ci spiega, ha trovato la via di un nuovo linguaggio. Lo dice spesso, durante la chiacchierata, di aver cercato una lingua diversa e per farlo si è messo nelle mani di alcuni dei giovani autori più promettenti del Paese: nell'album, infatti, firma brani assieme a Colapesce, Dimartino, Gazzelle, Ultimo, Leo Pari, Paolo Antonacci, Danti, solo per citarne alcuni, in un lavoro durato due anni. Due anni di incontri, limatura dei testi, riscritture, aggiunte, tutto per cercare di adattare i testi alla sua poetica, come avvenuto con la canzone firmata da Ultimo, appunto, che aveva centrato il tema (la madre) ma aveva bisogno di riuscire a vestirlo per sé. L'esempio della varietà dell'album è il passaggio da "L'odore del caffè" – che è anche il suo ultimo singolo – e "Meglio di notte". Un linguaggio nuovo, certo, ma non una vera e propria rivoluzione per quello che tra i primi tentò un salto di genere e generazionale, passando dal rock dei Timoria a una carriera pop. E a 50 anni c'era bisogno di un vento nuovo arrivato anche grazie all'aiuto dei figli, che, dice, sono gli occhi sul suo futuro.

Ho visto che hai deciso di attorniarti di una serie di autori giovanissimi, è il bisogno di cercare una strada nuova?

Questo qui è un disco importante perché è il frutto di un percorso lungo, partito da "Tempo reale", un disco che rappresenta quello che è il mio modo di concepire, di vedere, di leggere il mio lavoro, quindi la mia intenzione era quello di trovare un linguaggio che fosse adeguato al tempo e a quello che mi gira intorno. Trovare un modo di scrittura contemporaneo, giusto per la musica che mi sta girando intorno, rispettoso di quella che è la mia storia, il mio percorso artistico e questo, devo dire, è un buon punto d'arrivo, per questo ho voluto chiamarlo "L'altra metà", perché credo che sia uno spartiacque tra quello che c'è stato prima e quello che ci sarà dopo. La voglia era quello di fare un disco che potesse parlare anche ai miei figli, quindi è stato un lavoro lungo e la prima cosa è stata quella di collaborare con questi giovani artisti, musicisti, autori.

Mi incuriosisce anche capire come avete unito i vostri mondi…

Ci sono state modalità differenti, con alcuni sono partito da canzoni che mi sono arrivate, poi mi sono trovato con loro in studio, per lavorare prima di tutto sulla parola, sul testo, che forse è la cosa più evidente, lampante, la più personale, quello che dici e racconti; quindi si parte dal testo, dopodiché, insieme a Michele Canova e i musicisti c'è stato un lavoro di cesello sulla musica, l'arrangiamento e la scrittura della canzone in sé. Questo è stato, appunto, uno dei modus operandi, con alcuni ci siamo trovati in studio e abbiamo scritto tutto lì, ex novo, oppure con Gazzelle mi è arrivata la canzone e poi, vedi l'esperienza!, secondo me c'era bisogno di una terza parte che non c'era in prima battuta e in studio abbiamo scritto, è stato un lavoro lungo ma molto divertente, affascinante e stimolante. Avevo bisogno di confrontarmi con questa generazione di artisti, scrittori che scrivessero con naturalezza cose che io devo imparare a capire quei meccanismi di scrittura.

Tu li conoscevi già?

Sì, sì, certo, tieni conto che quest'album è frutto di un paio di anni di scrittura, collaborazioni, di tentativi, di strade percorse, quindi abbiamo lavorato tantissimo anche su più canzoni – alcune sono state scartate -, conoscevo tutti, qualcuno di più, qualcuno di meno.

‘L’odore del caffè' è il tuo ultimo singolo: è una canzone su tua madre o sbaglio? Tra l'altro riprendi il tema della canzone sanremese…

Sì, è proprio quello, la canzone era bellissima, scritta da Niccolò (Ultimo), già perfetta, ma non era giusta per me, ovviamente lui ha 23 anni, quindi parlava di altre cose e io ho voluto adattarla, ci siamo sentiti, confrontati per adattarla al mio mondo, una canzone scritta prima di "Aspetto che torni", però il tema, che è centrale nella mia poetica, ritorna. È molto differente, come lettura, rispetto a quella sanremese ed è per questo che pur essendo stata scritta dopo è stata quella che ho voluto portare al Festival: è la canzone, insomma, con cui ho fatto pace con questa tematica, molto diversa rispetto a quella scritta con Niccolò ma sono canzoni che trattano questo argomento.

In che modo affronti l'idea del tempo che passa?

È fondamentale trovare un linguaggio che sia fruibile, se la tua urgenza è quella di raccontare il tuo tempo, di fare un racconto della storia attraverso delle canzoni, la tua storia, se hai questo bisogno di comunicare è importante trovare un linguaggio che sia consono al tempo che stai attraversando. Il racconto del tempo che passa nella mia vita è la storia che ho cercato di condividere in questi 35 anni di canzoni e musica. Per questo ti dico che "L'altra metà" è lo spartiacque, perché 50 anni è un modo per fare il punto, guardarsi indietro e cercare di capire dove si sta andando.

Interessante anche la scelta di mettere le canzoni "Meglio di notte" dopo "L'odore del caffè", un contrasto – nel mood, nel racconto e anche nelle pulsioni – che, in fondo, immagino faccia parte di questo racconto, no?

Credo che questa cosa qui sia anche un modo per proseguire un racconto, il fatto di avere una tavolozza con molti colori anche diversi tra loro, di riuscire a trovare un'unitarietà, un'unica direzione, uno stile, una cifra, che questa volta è molto chiara, a fuoco, era un altro degli obiettivi che mi ero posto: avere una tavolozza variegata di colori differenti che però vanno a comporre il quadro molto personale è un altro dei pregi di questo disco.

Senti, a guardare le classifiche e gli streaming etc pare che ci sia sempre più forte un cambiamento generazionale fortissimo. Lo vedi, lo segui, lo senti addosso, lo guardi incuriosito?

Questo cambiamento generazionale, in realtà, è stata una rivoluzione avvenuta velocemente, in maniera quasi violenta, cominciata qualche anno fa; era il momento in cui ho aguzzato le orecchie e mi sono accorto che stava cambiando tutto il mondo, non solo la fruizione, ma anche la scrittura, con tutta questa serie di cantautori nuovi, Calcutta, Gazzelle, Ultimo, Coez, questa nuova generazione che ha un linguaggio: da "Tempo reale" in poi ho cominciato questo tentativo di cercare un linguaggio differente. Trovo che sia un fermento positivo, importante per la musica italiana, è cambiato il mondo e con il mondo anche il modo di raccontarlo. Io l'ho sempre vista in maniera positiva, ho visto in maniera positiva questo Sanremo e la vittoria di Mahmood, ad esempio: il mio primo Festival è stato con i Timoria, facevo parte del mondo del rock italiano che in quegli anni stava esplodendo ed era rivoluzionario rispetto a quello che c'era prima. Insomma, mi diverte molto essere ancora qua a lavorare, ho la fortuna di fare questo mestiere e assecondare questa passione e mi piace tantissimo confrontarmi con loro, è fondamentale.

Cosa rappresenta oggi la canzone pop?

L'accezione pop la collego sempre a una band che ho amato in maniera viscerale, che sono gli Area, so che fa un po' strano, ma loro sono stati i primi a dirsi ‘International Pop Group', quindi per me pop significa, semplicemente, popolare. Quando dopo l'esperienza del rock sono passato a un linguaggio differente, che era quello più vicino al pop, l'ho fatto perché credevo che popolare significhi ‘della gente'. Quindi se tu hai bisogno e voglia di raccontarti, di raccontare i mondo e farlo attraverso la gente, entrando in comunicazione con i suoi desideri, allora devi usare un linguaggio pop, ovvero il racconto del tempo che stiamo vivendo.

A chi dedichi "L'altra metà"?

Ai miei figli, perché sono loro gli occhi sul mio futuro. Gli occhi ma anche le orecchie e quindi devo ringraziare loro per un sacco di consigli, idee, illuminazioni sorprendenti cose che riesco a vedere e ascoltare. È anche la motivazione specifica per la quale ho scritto questo disco, volevo rimanere in contatto con questa generazione, con la loro e per me è importantissima.

Sono loro che ascoltano i tuoi pezzi prima di tutti?

Adesso sì.

Ne temi il giudizio, insomma…

Temo il giudizio loro ed è sempre drammatico perché non hanno nessun filtro rispetto al lavoro del padre e ancora non hanno capito che è quello che dà loro da mangiare (ride), sono scevri da ogni tipo di filtro, sono diretti e mi serve molto, la loro visione mi aiuta sempre.

Renga in tour

Francesco Renga sarà in concerto il 27 maggio all’Arena di Verona e il 13 giugno al Teatro Antico di Taormina per due date speciali che anticipano il tour che lo vedranno protagonista, da ottobre, nei teatri italiani:

  • 11 ottobre – MILANO – Teatro degli Arcimboldi
  • 12 ottobre – MILANO – Teatro degli Arcimboldi
  • 14 ottobre – CREMONA – Teatro Ponchielli
  • 15 ottobre – FIRENZE – Teatro Verdi
  • 16 ottobre – FIRENZE – Teatro Verdi
  • 23 ottobre – BERGAMO – Teatro Creberg
  • 24 ottobre – BERGAMO – Teatro Creberg
  • 31 ottobre – MONTECATINI (PT) – Teatro Verdi
  • 3 novembre – ROMA – Auditorium Parco della Musica
  • 4 novembre – ROMA – Auditorium Parco della Musica
  • 5 novembre – CESENA – Nuovo Teatro Carisport
  • 12 novembre – GENOVA – Teatro Carlo Felice
  • 15 novembre – ATENA LUCANA (SA) – Gran Teatro Paladianflex
  • 16 novembre – AVELLINO – Teatro Don Gesualdo
  • 18 novembre – NAPOLI – Teatro Augusteo
  • 19 novembre – NAPOLI – Teatro Augusteo
  • 21 novembre – BARI – Teatro Team
  • 22 novembre – BARI – Teatro Team      
  • 23 novembre – CROTONE – Pala Milione
  • 1 dicembre – LUGANO – Pala Congressi
  • 5 dicembre – VARESE – Teatro Openjobmetis
  • 7 dicembre – TRIESTE – Teatro Rossetti
  • 10 dicembre – BOLOGNA – Europauditorium
  • 12 dicembre – TORINO – Teatro Colosseo
  • 13 dicembre – TORINO – Teatro Colosseo
  • 14 dicembre – PARMA – Teatro Regio
  • 17 dicembre – BOLOGNA – Europauditorium